Idroelettrico: il ministero dell’Ambiente cinese boccia la diga Xiaonanhai

Il controverso progetto di Xiaonanhai riceve la bocciatura del Governo, preoccupato a suo dire dagli impatti negativi che l’impianto avrebbe sull’area

Idroelettrico: il ministero dell’Ambiente cinese boccia la diga Xiaonanhai

 

(Rinnovabili.it) – La mega diga idroelettrica Xiaonanhai sul fiume Yangtze (fiume Azzurro) “non s’ha da fare”. E a dirlo stavolta non sono i gruppi di attivisti che da anni lottano contro la spaventosa centrale idroelettrica, ma il Ministero dell’Ambiente cinese. Dopo anni di stop-and-go e battaglie ambientaliste, il controverso progetto di Xiaonanhai riceve la bocciatura del Governo, preoccupato a suo dire dagli impatti negativi che l’impianto avrebbe sull’area.

 

Preoccupazione messa per la prima volta nero su bianco nel documento inviato dal dicastero ambientale alla Three Gorges Project Corporation e visionato dall’agenzia di stampa Reauters; nella lettera del Ministero, incaricato di effettuare la valutazione di impatto ambientale, si parla esplicitamente di una “linea ecologica rossa” da non superare: “Negli ultimi 10 anni, sono state svolte due indagini sui lavori di costruzione in zone di tutela nazionale lungo il corso inferiore del fiume Azzurro” da cui è emerso che la struttura e la funzione di queste aree “sono già state pesantemente influenzate,” si legge nel documento. “La vostra società così come le altre unità non possono pianificare o costruire la centrale idroelettrica Xiaonanhai”.

 

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La centrale, un gigante da oltre 1,6 GW, sarebbe dovuto sorgere una quarantina di chilometri a sud di Chongqing, come parte del piano governativo per portare a quota 350 GW entro il 2020 la produzione di energia idroelettrica. Il suo completamento significherebbe 18 chilometri quadrati di terre agricole sommerse e 400.000 persone costrette ad abbandonare la propria casa. Il progetto era stato sospeso dal governo centrale nel 2009, ma il Consiglio di Stato cinese aveva rimosso il blocco lo scorso dicembre sotto le pressioni di Bo Xilai, l’ambizioso ex ministro del commercio ora condannato all’ergastolo per corruzione e abuso di potere.

Lo stop, sottolineano gli ambientalisti, è un passo importante, ma non rappresenta la vittoria definitiva dal momento che l’ultima parola spetta al Consiglio di Stato. “Per il bene dei fiumi cinesi, speriamo di vedere più decisioni come quella presa per Xiaonanhai. Purtroppo, è ancora raro assistere a decisori che agiscono con coraggio, dando priorità alla salvaguardia del patrimonio ecologico, a beneficio delle generazioni future”, ha commentato Zhang Boju, dell’ONG ambientalista Friend ONG Nature.

 

 

I danni della corsa cinese all’idroelettrico

 

L’ecosistema dello Yangtze, un tempo casa di centinaia di specie endemiche uniche, è oggi uno degli habitat più danneggiati e ostili al mondo. Decimato dalla costruzione della diga dalle Tre gole, dal traffico fluviale, dall’inquinamento e dalla pesca, ha perso nel tempo gran parte del suo tesoro di biodiversità. Queste minacce ambientali hanno già causato l’estinzione del delfino di acqua dolce e probabilmente del pesce spatola cinese, considerato uno dei più grandi pesci d’acqua dolce al mondo. E solo per la creazione del bacino delle Tre Gole sono stati sommersi oltre 1300 siti archeologici, costringendo che al trasferimento forzato milioni di abitanti (sono 116 le località finite direttamente sott’acqua). In questo contesto appare ancora più preoccupante la diga di Xiaonanhai, dal momento che l’area ospita l’unica riserva ittica del fiume, realizzata dallo stesso governo per proprio per rispondere alle preoccupazioni nate con la diga delle Tre Gole.  Ad un occhio più attento però, lo stop del ministero dell’ambiente sembra solo una mossa per prendere tempo.  Con i ritardi accumulati sul programma nucleare e le pressioni internazionali per una seria riduzione delle emissioni, il settore idroelettrico, continua ad offrire al Gigante asiatico la migliore scappatoia.

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