Nella strategia del Canada c’è posto solo per l’idrogeno blu

Presentata la strategia sull’idrogeno dopo ampie consultazioni. L’imperativo del paese è salvare le sue aziende fossili. All’idrogeno rinnovabile solo un ruolo ancillare

Idrogeno blu
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Il costo previsto a metà secolo dell’idrogeno blu è di 0,97-2,25 euro/kg

(Rinnovabili.it) – Assomiglia a un piano di sussidi mascherati alle aziende fossili più che a una strategia sull’idrogeno. Il pacchetto di misure e gli obiettivi presentati dal ministro delle Risorse Naturali del Canada, Seamus O’Regan, punta tutto sull’idrogeno blu, cioè quello prodotto a partire da fonti fossili tramite pirolisi, con il recupero e lo stoccaggio della CO2 che viene emessa durante il processo.

Qual è il piano del paese guidato da Justin Trudeau e con un’economia fortemente dipendente dalle fonti fossili, che pesano per oltre il 25% delle esportazioni annuali e lo rendono il 4° produttore mondiale? Da un lato, la strategia riconosce l’idrogeno come pilastro più importante per centrare l’obiettivo della neutralità climatica al 2050. Ma dall’altro lato, il governo non investe e si limita, in buona sostanza, agli adeguamenti di policy necessari per agevolare la nascita e la crescita di un vero mercato dell’idrogeno.

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Da dove arrivano allora i soldi? Per il governo sono i privati che devono intervenire. Il ministro Regan ha dato anche numeri precisi durante la presentazione della strategia. Gli investimenti a breve termine necessari battono attorno ai 5-7 miliardi di dollari canadesi (3,2-4,5 mld di euro). Ma dal governo federale non arriverà nulla.

L’intera strategia punta invece sull’iniziativa delle compagnie fossili. E quindi sull’idrogeno blu. Il documento presentato da Regan è costellato per tutte le quasi 150 pagine di riferimenti all’opportunità che questo vettore energetico rappresenta le aziende dell’oil&gas. E aggiunge: “Se il Canada abbraccia pienamente l’opportunità dell’idrogeno, ciò potrebbe portare a più di 350mila nuovi posti di lavoro e a una rendita diretta di 50 mld di dollari [32 mld di euro] l’anno entro il 2050”.

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In modo consequenziale, il documento definisce ripetutamente come ‘idrogeno pulito’ anche quello blu. Ovviamente, si premura di specificare che le tecnologie CCS applicate stoccano permanentemente la CO2. Ma tralasciano un aspetto fondamentale: impegnarsi su larga scala su questa tipologia di idrogeno, senza fissare una roadmap precisa con vincoli per l’industria, rischia soltanto di prolungare artificialmente la vita di un’industria che già oggi è agonizzante.

Non stupisce quindi che il piano sia stato accolto con grande entusiasmo dalle province a maggiore concentrazione di siti petroliferi e gasieri, a partire dall’Alberta, nota per i giacimenti di sabbie bituminose che sono una delle fonti fossili più inquinanti in assoluto.

Il documento apre, in modo generale, a tutte le forme di idrogeno. E specifica solo due obiettivi per la generazione dell’energia elettrica da H2: entro il 2030 il 6%, che deve passare al 30% a metà secolo. Ma il ruolo dell’idrogeno blu è centrale. “La rete di fornitura di idrogeno in Canada potrebbe includere sia impianti centralizzati su larga scala nelle province canadesi ricche di gas naturale o in regioni con un’elevata penetrazione di energie rinnovabili a basso costo”, si legge nel documento, “sia una produzione elettrolitica distribuita su piccola scala vicino ai centri della domanda”. All’idrogeno verde, quindi, solo un ruolo ancillare. Inoltre, la strategia prevede che il paese raggiungerà costi dell’idrogeno addirittura “di 1,50-3,50 dollari / kg”, cioè 0,97-2,25 euro / kg.

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