Rinnovabili • Idrogeno nei settori hard-to-abate

Idrogeno nei settori hard-to-abate: 1 miliardo per i progetti italiani

Il MASE pubblica l'avviso per la presentazione delle iniziative progettuali. Per essere selezionate le proposte dovranno garantire un risparmio di combustibili fossili di almeno il 10%

Idrogeno nei settori hard-to-abate
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Nuovi passi avanti per il PNRR

(Rinnovabili.it) – Impiegare l’idrogeno nei settori hard-to-abate (cemento, cartiere, ceramica, industrie del vetro ecc.), per ridurre le emissioni  lì dove è più difficile. Questo l’obiettivo dell’Investimento 3.2, Misura M2C2 del Piano nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR) che per l’operazione stanzia ben 2 miliardi di euro. Le risorse andranno ad una serie di progetti innovativi selezionati dal Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica attraverso gara d’appalto.

Nello stesso giorno in cui Bruxelles ha presentato il suo Net-Zero Industry Act, il MASE ha lanciato l’Avviso pubblico dedicato al vettore. L’atto è finalizzato al vaglio e al successivo finanziamento dei Piani di decarbonizzazione industriale entro un limite massimo di un miliardo dei due previsti dalla misura. 

L’intervento spiega il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto, rappresenta “un altro passo verso la promozione del mercato nazionale dell’idrogeno. Ci concentriamo nei settori in cui è più complesso intervenire, sviluppando in questo modo non solo tecnologie pulite, ma anche una maggiore sicurezza energetica per le imprese. L’idrogeno è una filiera strategica per il futuro, su cui questo Ministero punta molto”.

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Idrogeno nei settori hard-to-abate, gli incentivi

La comunicazione definisce aspetti importanti dalle modalità di presentazione dei Piani ai requisiti di accesso e criteri di selezione, dagli adempimenti richiesti ai soggetti beneficiari ai costi ammissibili, passando per le attività di monitoraggio, controllo e rendicontazione finanziaria.  Ma soprattutto opera una grande distinzione sulle iniziative finanziabili. Per la precisazione nella voce “utilizzo dell’idrogeno nei settori hard-to-abate” rientrano tre sotto categorie d’azione:

  1. Progetti di ricerca industriale e/o sviluppo sperimentale per l’uso di idrogeno a basse emissioni di carbonio in macchinari o linee produttive.
  2. Iniziative per l’impiego di uno o più elettrolizzatori per la produzione di idrogeno rinnovabile e relativi sistemi ausiliari necessari al processo produttivo  inclusi eventuali sistemi di stoccaggio dell’H2, impianti addizionali e sistemi di accumulo behind-the-meter dell’energia elettrica.
  3. Progetti di investimento finalizzati alla sostituzione del metano e dei combustibili fossili, con idrogeno a basse emissioni di carbonio nella misura minima del 10% del fabbisogno termico del macchinario o della linea produttiva oggetto di investimento e, eventualmente ed in via residuale, all’elettrificazione dei processi produttivi.

Per le iniziative dei punti 1 e 2 sono riservati  450 milioni di euro rispetto al budget totale. Gli altri 550 milioni vanno invece ai progetti del punto 3.

Idrogeno nei settori hard-to-abate: Avviso pubblico per la presentazione di proposte progettuali di cui all’art. 10 del D.M. del 21 ottobre 2022 n. 463

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
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Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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