Dalla Norvegia al Portogallo, la rete europea dell’idrogeno cresce ancora

European Hydrogen Backbone (EHB) annuncia l’ampliamento della sua base associativa che ha raggiunto in questi giorni i 29 operatori europei di trasmissione gas

rete europea dell'idrogeno
via depositphotos.com

Nuove “vertebre” per la “spina dorsale dell’idrogeno”

(Rinnovabili.it) – Dai Paesi scandinavi fino al sud Europa toccando Portogallo da un lato e Grecia dall’altro. La rete europea dell’idrogeno continua a fare incetta di sostenitori, ampliando la sua base associativa. Lo riferisce Gas for Climate, il consorzio che nel luglio 2020 ha lanciato l’ambiziosa iniziativa European Hydrogen Backbone. Oggi il progetto conta già 29 operatori di trasmissione del gas in 27 Paesi. Gli ultimi ad entrare sono stati: Amber Grid (Lituania), Bulgartransgaz (Bulgaria), Conexus Baltic Grid (Lettonia), Gassco (Norvegia), Plinacro (Croazia) e REN (Portogallo).

“Tutti i membri – spiega il consorzio – sono uniti da una visione condivisa di un’Europa climaticamente neutra resa possibile da un fiorente mercato dell’idrogeno rinnovabile e a basse emissioni di carbonio”. Ma soprattutto si tratta di realtà la cui attività base è concentrata nel trasporto e stoccaggio del gas naturale e che oggi si trovano a dover fare inevitabilmente i conti con la transizione ecologica.

Leggi anche Irena: l’economia dell’idrogeno rimodellerà la geopolitica dell’energia

Secondo un recente rapporto, commissionato dallo stesso progetto, le attuali infrastrutture del gas potrebbero essere adeguate, a costi accessibili, al trasporto dell’idrogeno. Con l’obiettivo di creare, per l’appunto una “spina dorsale” del vettore che colleghi cluster industriali, impianti di produzione, siti di cattura e stoccaggio del carbonio e ovviamente le grandi centrali rinnovabili. Attraversando tutto il Vecchio Continente.

Le tappe della rete europea dell’idrogeno

La realizzazione di questa immensa rete europea dell’idrogeno richiederà diverse fasi di sviluppo. Lo studio stima l’implementazione dei primi 6.800 km entro il 2030, al fine di connettere le cosiddette “valli dell’idrogeno”. Entro il 2035, l’infrastruttura collegherà i consumatori nel centro del continente a regioni con “un potenziale abbondante di risorse per l’idrogeno verde”, come i parchi eolici offshore e le grandi fattorie fotovoltaiche. Entro il 2040 la copertura dovrebbe invece raggiungere i 23.000 km di lunghezza, con una capacità di trasporto superiore ai 1.130 TWh della futura domanda annuale di carburante.

“Nel 2022 – scrive Gas for Climate l’iniziativa EHB concentrerà i suoi sforzi sullo sviluppo di valutazioni tecnico-economiche dei corridoi di approvvigionamento dell’idrogeno […] e sul ruolo potenziale della cooperazione regionale da parte degli operatori infrastrutturali nella realizzazione. Parallelamente, il gruppo aggiornerà, espanderà e digitalizzerà le sue mappe di rete, rinnovando al contempo il sito Web EHB per fornire alle parti interessate un accesso più semplice alle informazioni chiave”.

Articolo precedenteTerna: ogni mld investito in infrastrutture ne genera 2-3 in PIL
Articolo successivoPiccoli gesti, grandi crimini: i mozziconi che inquinano il mare

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui