Da terminali GNL a impianti per l’ammoniaca, il progetto green di IHI 

L’azienda giapponese ha avviato uno studio sulla possibile conversione di terminali di ricezione e stoccaggio di gas naturale liquefatto in impianti di conservazione dell’ammoniaca

ammoniaca
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Il Giappone continua a puntare sull’ammoniaca come parte del sua strategia verso le zero emissioni

(Rinnovabili.it) – L’ammoniaca (NH₃) potrebbe diventare un combustibile a zero emissioni per la produzione di energia. Un assunto che ha già convinto il Giappone dove nel 2021 Jera, una joint venture tra TEPCO e Chubu Electric, ha iniziato a fare i primi esperimenti in tal senso con il sostegno finanziario del Governo. In via sperimentale la società ha aggiunto un 20% di ammoniaca al carbone bruciato nella sua centrale termoelettrica di Hekina. Il progetto durerà 4 anni e farà da base tecnica al più ampio obiettivo di convertire completamente tutti i suoi impianti fossili all’uso del composto azotato entro la metà del secolo.

Ma Jera non è la sola a lavorare in questa direzione. IHI Corp, connazionale attiva nel campo dei motori e delle turbine a gas, ha abbracciato da tempo la stessa visione. L’azienda ha avviato una partnership con la General Electric per portare sul mercato le prime turbine GE ad ammoniaca e oggi rilancia annunciando di star studiando la possibilità di convertire i terminali di stoccaggio del gas naturale liquefatto (GNL), in prossimità di alcune centrali elettriche a gas, in impianti di accumulo per l’NH₃. Per lo studio IHI attingerà al suo know-how su materiali e tecnologie sperimentali per valutare come intervenire in maniera minima sui terminali.

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“Sta crescendo l’interesse per l’ammoniaca come alternativa carbon-neutral alle centrali elettriche a carbone e gas perché le sue emissioni di combustione sono prive di anidride carbonica”, spiega la società in una nota stampa. “IHI sta quindi sviluppando una tecnologia per utilizzare l’ammoniaca per alimentare caldaie e turbine a gas. Ma l’utilizzo di combustibili a emissioni zero comporta la costruzione di terminali di ricezione e stoccaggio. La conversione degli impianti di GNL dovrebbe favorire l’assorbimento di ammoniaca tagliando i costi e garantendo un utilizzo efficace del territorio”. 

Energia dall’ammoniaca, conviene davvero?

Per essere un’alternativa realmente a zero emissioni la produzione di NH3 deve essere necessariamente legata all’impiego di idrogeno verde o, al massimo, blu. Ed qui che arrivano le prime difficoltà; non prettamente tecniche quanto, piuttosto, economiche. Bruciare l’ammoniaca (ottenuta dall’H2, a sua volta generato da acqua ed elettricità) assieme alle fonti fossili o da sola ai fini elettrici rappresenta oggi uno spreco energetico, soprattutto alle attuali efficienze di lavoro delle varie tecnologie coinvolte. Nonostante il Giappone continui ad essere fortemente interessato a importare grandi quantità di ammoniaca e idrogeno come parte dell’obiettivo nazionale di decarbonizzazione, è probabile che l’impiego del composto azotato a livello energetico possa essere limitato a luoghi senza un mercato elettrico locale.

Nel frattempo non si risparmiano critiche alla politiche nazionali su due vettori. Renewable Energy Institute in un nuovo rapporto bolla le scelte governative sull’idrogeno come catastroficamente sbagliate, con un 70% del budget decennale dedicato “speso in cattive idee”. Il documento, intitolato Re-examining Japan’s Hydrogen Strategy: Moving Beyond the Fantasy “Hydrogen Society” boccia applicazioni sviluppate e tabella di marcia, sottolineando per il Paese la necessità di rivedere completamente la sua strategia.

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