Il caro carburanti alimenta le piazze, Trump scarica il peso dell'Ucraina sull'Europa e sull'Italia, costretta ora a fare i conti con il blocco delle forniture alimentari.

La crisi del carburante mette a rischio un intero comparto dell’economia
Non si placa la protesta degli autotrasportatori nel Sud Italia contro il caro carburanti. Aumentano di pari passo i problemi per le filiere produttive meridionali, soprattutto per i beni deperibili o di prima necessità, che iniziano a mancare dagli scaffali dei supermercati. L’Unione coltivatori italiani (UCI) lancia l’allarme: con la crisi del carburante mette a rischio un intero comparto dell’economia, con i lavoratori che minacciano di non tornare più a lavorare. Federdistribuzione ha espresso invece forte preoccupazione per il blocco dell’autotrasporto che sta interessando diverse aree del Sud Italia, in particolare in Sicilia, Puglia e Campania.
Con le recenti decisioni in politica estera, inclusi gli accordi energetici, la rimozione delle sanzioni sulle esportazioni di petrolio russo, il Presidente degli Stati Uniti ha abbandonato la tradizionale alleanza con i Paesi occidentali e le democrazie liberali, allineandosi di fatto alla Russia di Putin. Parte del dibattito politico, spinta dall’esigenza delle piazze di trovare fondi per far fronte ai rincari energetici, ha chiamato di nuovo in causa il sostegno militare a Kyïv. L’emergenza è grave ma dare la colpa agli ucraini, significherebbe fare un altro pericoloso regalo a Putin, dopo l’endorsement di Trump alla causa russa.
Gli autotrasportatori stamattina hanno incontrato il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. Nel pomeriggio del 20 ottobre è previsto anche l’incontro con alcuni autonomi dell’autotrasporto. A tutti il Ministro chiederà la rimozione di qualsiasi blocco ancora in corso. Edoardo Rixi, Viceministro, ha annunciato che da oggi saranno disponibili 480 milioni per il settore. Rixi auspica che i blocchi finiscano “oggi pomeriggio, perché è evidente che una situazione come questa non può continuare“.
“La goccia che fa traboccare il vaso”
La guerra in Iran ha causato una forte impennata del prezzo del gasolio e del diesel a causa del blocco e delle tensioni nello Stretto di Hormuz, con prezzi in Italia e in Europa che hanno superato i 2,20 euro al litro. Nell’Oil Market Report di ottobre l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha spiegato che il mercato del gasolio rimarrà teso fino a 2027 inoltrato e che la ripresa dipenderà dal ripristino delle forniture dal Medio Oriente.
“Il caro carburanti ha fatto trabocare il vaso, i nostri agricoltori e pescatori non hanno più ragione di continuare a lavorare la terra perché i costi stuperano ampiamente i ricavi. Le categorie sono esasperate perché le ultime difficoltà si sono aggiunte ai problemi già esistenti“, ha affermato il Presidente nazionale dell’Unione Coltivatori Italiani (UCI), Mario Serpillo.
“La disperazione bisogna vederla nei territori, – ha aggiunto Serpillo – soprattutto nelle aree interne del nostro Paese dove le comunità rurali sono quasi del tutto scomparse. La sicurezza alimentare, le tipicità, la grande eredità del nostro settore agroalimentare è quasi scomparsa. A questo si aggiunga poi lo spopolamento: il ricambio generazionale non c’è e i cambiamenti climatici aggravano il quadro sia a terra, quindi nell’ambito della produzione agricola, sia a mare per la pesca.
“Abbiamo bisogno di una politica e di istituzioni che si facciano realmente carico di contrastare questi fenomeni. Viviamo sotto il ricatto delle continue tensioni internazionali e ne stiamo subendo tutto il danno possibile sia dal punto di vista economico che dal punto di vista sociale”, ha concluso il Presidente di UCI.
La mobilitazione degli autotrasportatori, motivata dalla crisi del carburante, sta generando interruzioni nella catena degli approvvigionamenti, soprattutto per i prodotti freschi e deperibili. Federdistribuzione spera che si possano individuare risposte concrete e tempestive per ripristinare l’operatività delle attività logistiche della filiera distributiva, evitando ulteriori disagi per cittadini e imprese.
Allo stesso tempo, pur comprendendo le ragioni della protesta, Federdistribuzione ha spiegato che è necessario rimuovere i blocchi, operati in taluni casi in modo illegittimo.
L’aiuto italiano ed europeo all’Ucraina non avviene a spese degli agricoltori
Da quasi un anno l’Italia non manda aiuti all’Ucraina, ma, per una certa parte dei coltivatori italiani, i problemi non nascono solo dal rincaro dei carburanti conseguente alle crisi internazionali fomentate o alimentate da Trump. Sarebbero infatti gli aiuti a Kyïv a togliere fondi all’agricoltura.
A fine 2025 l’Italia ha già approvato ed erogato il 12esimo pacchetto di aiuti militari per l’Ucraina, un provvedimento i cui dettagli operativi sono stati definiti tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha annunciato ufficialmente che Roma sta lavorando al tredicesimo pacchetto di aiuti, che probabilmente sarà varato entro la fine del 2026.
Il comparto risente delle criticità crescenti scaturite da cambiamenti climatici e crisi energetica, tuttavia l’aiuto italiano ed europeo all’Ucraina non avviene a spese degli agricoltori. La Commissione Europea ha presentato il 23 luglio la proposta ufficiale per la Politica Agricola Comune (PAC) post-2027 (relativa al Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034), attualmente al centro di intensi negoziati tra Stati Membri e Parlamento Europeo. La proposta della Commissione prevede un budget di almeno 300 miliardi di euro per il sostegno al reddito degli agricoltori, inserito all’interno di un nuovo quadro di partenariato nazionale e regionale da 865 miliardi di euro.












