La nuova iniziativa UE intende rafforzare reti, interconnessioni e idrogeno accelerando i progetti più urgenti per completare l’Unione dell’energia.

Autostrade dell’energia, la nuova rotta UE per collegare elettricità e idrogeno
La Commissione Europea ha presentato una proposta di intervento operativo denominato “Autostrade dell’energia” che, insieme al “Pacchetto reti europee“, individua e accelera otto corridoi infrastrutturali strategici necessari per evitare ritardi nella transizione energetica e completare la rete europea.
Secondo la Commissione, molte infrastrutture energetiche europee non avanzano abbastanza rapidamente rispetto alla crescita delle rinnovabili, mentre diversi Stati membri sono lontani dall’obiettivo di interconnessione del 15% entro il 2030.
Le strozzature comportano rischi economici significativi, con costi di congestione che hanno raggiunto 5,2 miliardi di euro nel 2022 e che potrebbero arrivare a 26 miliardi entro il 2030. Le autostrade dell’energia operano quindi come una corsia preferenziale dell’Unione per accelerare i progetti energetici transfrontalieri più urgenti attraverso governance dedicata, strumenti finanziari e procedure autorizzative più rapide.
I problemi infrastrutturali dell’Unione
Nonostante la rete europea sia tra le più estese al mondo, soffre di capacità limitata nelle zone di maggior crescita delle rinnovabili e di insufficiente integrazione transfrontaliera. Nel 2022 i combustibili fossili rappresentavano ancora il 70% del consumo lordo di energia disponibile e l’UE importava il 98% di petrolio e gas, con elevata esposizione alla volatilità dei prezzi.
A questo si aggiungono prezzi elettrici industriali molto variabili: nel 2024 si va da 0,199 €/kWh nell’UE contro 0,082 €/kWh in Cina e 0,075 €/kWh negli Stati Uniti, mentre nella prima metà del 2025 i consumatori europei hanno registrato valori compresi tra 0,3835 €/kWh e 0,1040 €/kWh.
Cosa sono le Autostrade dell’energia?
Le autostrade dell’energia sono definite dall’Esecutivo UE come “interconnessioni strategiche fondamentali che sosterranno il completamento dell’Unione dell’energia, affrontando i colli di bottiglia critici del sistema energetico del Blocco“. Sono state annunciate come iniziativa ad alta priorità dalla Commissione e rispondono all’esigenza di colmare ritardi infrastrutturali che pesano sulla sicurezza energetica UE.
Nella pratica le autostrade dell’energia intervengono su strozzature che da anni limitano l’avanzamento dei progetti energetici transfrontalieri. I processi autorizzativi accumulano ritardi fino a 12 mesi e circa la metà del fabbisogno transfrontaliero elettrico previsto per il 2030 rischia di restare senza adeguati progetti. Queste carenze infrastrutturali impediscono di sfruttare appieno la produzione rinnovabile. Senza interventi, entro il 2040 potrebbero andare sprecati fino a 310 TWh di energia rinnovabile, valore equivalente a quasi metà del consumo elettrico dell’UE nel 2023.
Le autostrade operano quindi come un meccanismo per accelerare l’identificazione delle opere necessarie, ridurre i tempi autorizzativi, promuovere il coordinamento regionale e garantire che i progetti prioritari ricevano sostegno immediato
Quali sono gli 8 corridoi prioritari?
La Commissione ha identificato otto corridoi strategici che presentano fabbisogni infrastrutturali urgenti e un impatto diretto sulla realizzazione del mercato interno dell’energia. I documenti ufficiali indicano che la selezione si basa sulla rilevanza per l’Unione dell’energia e sulla necessità di un impegno politico a breve termine.
I corridoi includono le principali direttrici di trasmissione elettrica Nord-Sud, la rete dei Paesi baltici, le dorsali offshore del Mare del Nord e del Mediterraneo, i collegamenti atlantici e le infrastrutture dell’idrogeno. Una mappa ufficiale mostra l’interazione tra linee elettriche, reti dell’idrogeno e gas, delineando percorsi che attraversano più Stati membri e che richiedono coordinamento simultaneo.
Questi corridoi costituiscono la parte più critica dell’infrastruttura europea, poiché da essi dipende la capacità dell’UE di integrare i volumi di energia rinnovabile previsti entro il 2030 e di sostenere lo sviluppo della futura dorsale dell’idrogeno.
Infrastrutture energetiche critiche, governance rafforzata
La Commissione introduce una governance rafforzata che prevede l’intervento di gruppi regionali ad alto livello, coordinatori europei e della task force dell’Unione dell’energia. Questa struttura assicura monitoraggio continuo, supporto tecnico e risoluzione tempestiva degli ostacoli.
Ogni autostrada dell’energia riceve la massima priorità a livello europeo e gli Stati membri devono riconoscerla come tale anche nelle pianificazioni nazionali. Questo allineamento obbligatorio rappresenta un elemento chiave per accelerare le infrastrutture energetiche europee a forte rilevanza transfrontaliera.
La strategia include inoltre indicazioni tecniche per migliorare la resilienza delle infrastrutture fisiche e digitali. Gli obiettivi principali sono sicurezza informatica e necessità di evitare dipendenze da attori esterni non affidabili. Il fine è quello di garantire che le reti future siano progettate fin dall’inizio in modo robusto e interoperabile.
Gli strumenti finanziari a sostengono delle Autostrade dell’energia
La Commissione stabilisce che saranno necessari 1.200 miliardi di euro entro il 2040 per adeguare le reti elettriche europee. Di questi, 730 miliardi saranno dedicati alle reti di distribuzione e 240 miliardi alla rete dell’idrogeno.
Per sostenere il fabbisogno, il bilancio del Meccanismo per Collegare l’Europa sarà aumentato da 5,84 miliardi a 29,91 miliardi di euro nel periodo 2028-2034, con un incremento di cinque volte. La BEI ha inoltre introdotto una controgaranzia da 1,5 miliardi di euro per espandere la produzione europea di componenti critiche.
Gli investimenti saranno completati da azioni volte a mobilitare capitali privati e da nuovi strumenti per una ripartizione equa dei costi. La Commissione indica che potenziare infrastrutture chiave può generare risparmi significativi. Un investimento di 5 miliardi di euro è in grado di ridurre i costi di sistema di 8 miliardi, con un beneficio netto di 3 miliardi di euro.












