Se il nuovo gasdotto fosse attivato dopo il 2030, così come annunciato da Gazprom, il ruolo di Mosca nel mercato globale del gas risulterebbe sicuramente rafforzato, nonostante l'isolamento europeo. Quello degli Stati Uniti sarebbe invece ridimensionato. La Cina, in tutto questo, continuerebbe la propria ascesa di leader mondiale

Forza della Siberia 2, il progetto di gasdotto concordato tra Russia e Cina, potrebbe ridisegnare la mappa della geopolitica mondiale, anche se dettagli fondamentali come il prezzo di fornitura del gas non sono ancora stati concordati. Tuttavia, se entrasse in funzione come previsto all’inizio del prossimo decennio, le conseguenze per il mercato globale del gas sarebbero notevoli: il ruolo di Mosca risulterebbe rafforzato, nonostante l’isolamento europeo, e quello degli Stati Uniti verrebbe ridimensionato. La Cina, in tutto questo, continuerebbe la propria ascesa di leader mondiale.
L’analisi di Jane Nakano e Leslie e Palti-Guzman per il CSIS approfondisce le implicazioni significative di Forza della Siberia 2, dall’effetto sulle importazioni di gas da parte della Cina alla posizione degli Stati Uniti nei mercati energetici globali.
Mosca ha messo a segno una grande vittoria firmando l’accordo per Forza della Siberia 2 (PoS-2) durante l’ultimo vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) organizzato in Cina. Istituita da Cina, Russia e Paesi dell’Asia centrale nel 2001, per Pechino, la SCO si è trasformata in una piattaforma strategica fondamentale per proteggere i propri interessi sia in patria che all’estero.
L’accordo preliminare per la costruzione di Forza della Siberia 2
Il 2 settembre, in occasione dell’incontro a Pechino tra il Presidente russo, Vladimir Putin, e l’omologo cinese, Xi Jinping, Russia e Repubblica Popolare hanno raggiunto un accordo preliminare per la costruzione di un nuovo gasdotto. Il memorandum su PoS-2 prevede la costruzione di gasdotto lungo 2.600 chilometri utile a trasportare forniture di gas fino a 50 miliardi di metri cubi all’anno dalla penisola russa di Yamal alla Cina settentrionale, attraverso la Mongolia orientale. Se PoS-2 vedesse davvero la luce, dopo il 2030, le importazioni cinesi di gas russo supererebbero i 100 miliardi di metri cubi annuali, pari a più di un quinto della domanda cinese di gas prevista per il 2030.
L’accordo su PoS-2 era fermo da anni. Putin aveva chiesto più volte l’approvazione cinese, senza avere fortuna. Un punto critico durante i negoziati è stato sicuramente il prezzo del gas. E potrebbe essere ancora così nonostante la firma del memorandum di intesa. A quanto pare, la Cina avrebbe chiesto di pagare prezzi simili a quelli domestici russi, che beneficiano di forti sussidi statali. l prezzo era stato l’ostacolo principale anche all’accordo su Power of Siberia 1 (PoS-1), un progetto da 400 miliardi di dollari, concluso a maggio 2014 dalla Cina a seguito dell’annessione della Crimea da parte di Mosca. All’inizio del 2025, PoS-1 ha toccato i 38 miliardi di metri cubi di gas forniti ogni anno.
In che modo l’accordo cambia la posizione della Cina nel mercato del GNL?
La RPC è uno dei maggiori importatori di gas al mondo, sia tramite gasdotti sia tramite consegne di GNL. Nel 2024 è diventata inoltre il maggiore importatore di GNL al mondo, per la terza volta dal 2021. Dal 2019 la quota di importazioni di GNL ha superato quella di importazioni da gasdotto. Per il 2025, l’Agenzia Internazionale per l’Energia prevede una contrazione delle importazioni cinesi di GNL, dovuta all’effetto combinato di aumento delle importazioni da gasdotto e aumento della produzione interna.
Una volta completato, è molto probabile che PoS-2 rafforzerà il predominio delle fonti di approvvigionamento tramite gasdotto da parte cinese. Questo perché durante l’incontro di inizio settembre, Cina e Russia hanno anche concordato di portare il flusso di PoS-1 da 38 a 44 miliardi di metri cubi all’anno.
Tuttavia, la Cina non vuole essere troppo dipendente dalle importazioni e teme per la propria sicurezza energetica. Per tale ragione nel 2018 Xi Jinping ha emanato disposizioni per ampliare l’esplorazione e la produzione interna di petrolio e gas naturale. E infatti dal 2018 al 2024 la produzione interna annuale di greggio è passata da 189 a 213 milioni di tonnellate e quella di gas da 160 a 245 miliardi di metri cubi. Pechino andrà avanti con il proprio approccio pragmatico alla politica energetica, bilanciando GNL, gas da gasdotto, produzione nazionale di idrocarburi, carbone importato, nucleare e fonti rinnovabili, con l’obiettivo, appunto, di continuare a preservare la propria sicurezza energetica.
Come cambiano le relazioni commerciali sul GNL tra Stati Uniti e Cina?
Se il progetto di PoS-2 dovesse procedere, la quota di mercato del GNL statunitense ne risentirebbe certamente. Qualora l’incremento delle forniture di gas russo si traducesse in una diminuzione dell’appetito cinese per il GNL degli USA, sia per ragioni commerciali che geopolitiche, i progetti di esportazione dagli Stati Uniti potrebbero avere difficoltà a ottenere investimenti, mentre i progetti esistenti potrebbero essere meno sfruttati.
Potrebbe anche essere che la Cina stia tentando di convincere l’amministrazione Trump e il mondo intero che ha bisogno di molto meno GNL e che questo non dovrebbe incluso in nessuna discussione commerciale con gli USA. Pechino potrebbe essere portata a far leva sull’argomento per avere un vantaggio negoziale. In questo momento Washington e Pechino hanno prorogato la sospensione dell’aumento dei dazi fino all’inizio di novembre. Qatar e Australia sono ora i due maggiori fornitori di GNL della RPC, mentre gli USA nel 2024 detenevano un’esigua quota del 5%.
Prima del blocco delle forniture di GNL statunitense da parte della Cina deciso a febbraio, i due Paesi sembravano destinati a mantenere solidi legami commerciali. Una serie contratti a lungo termine tra acquirenti cinesi e fornitori statunitensi sottoscritti dal 2018 avrebbe spinto la quota di GNL statunitense a crescere da circa il 5% attuale al 25% nel 2030. Ma l’annuncio della costruzione di Forza della Siberia getta un’ombra pesante su queste prospettive.
Le conseguenze per il mercato globale di GNL
Se entrasse in funzione all’inizio degli anni Trenta, il nuovo gasdotto potrebbe anche rimodellare il mercato globale del GNL. I nuovi progetti di GNL negli Stati Uniti e in Qatar e la ridotta richiesta cinese potrebbero indebolire il mercato globale del gas naturale liquefatto. I clienti potrebbero beneficiare di prezzi più competitivi ma molti progetti di GNL già esistenti potrebbero dover affrontare una maggiore concorrenza. L’accordo annunciato da Mosca con Pechino su Forza della Siberia 2 indebolisce anche il valore commerciale di progetti molto costosi come l’impianto in Alaska.
L’amministratore delegato di Gazprom, Miller, ha affermato che i pagamenti correnti per le forniture attraverso PoS-2 saranno effettuati per metà in renminbi cinesi e per l’altra metà in rubli russi. Se questa scelta dovesse essere confermata, il primato del dollaro statunitense nei mercati energetici globali sarebbe messo in crisi.
Gli effetti di Forza della Siberia 2 oltre il mercato del GNL
Forza della Siberia 2, una volta completato, aumenterebbe la dipendenza economica della Russia dalla Cina. Prima dell’invasione russa dell’Ucraina, la vendita annuale di 150 miliardi di metri cubi di gas all’Europa fruttava a Mosca in media 20-30 miliardi di dollari. L’approvvigionamento di gas russo alla Cina potrebbe arrivare a superare i 100 miliardi di metri cubi all’anno, un volume non paragonabile a quello delle esportazioni russe verso l’Europa prima della guerra. Tuttavia, PoS-2 contribuirebbe ad attuare l’obiettivo a lungo termine del Cremlino di orientare le proprie relazioni commerciali verso l’Asia, facendo a meno dell’Europa.
Elemento ancora più importante: nonostante la riluttanza cinese a pubblicizzare l’accordo, l’intesa sul nuovo gasdotto è un chiaro segnale della volontà di Pechino di resistere alle pressioni occidentali per prendere le distanze dalla Russia.












