Verso un futuro di blackout?

Uno studio universitario avverte: le interruzioni energetiche saranno sempre più frequenti nel futuro del Pianeta Terra

Verso un futuro di blackout?

 

(Rinnovabili.it) – Il futuro del Pianeta Terra potrebbe essere più buio del previsto. Secondo un nuovo studio scientifico infatti, il mondo dovrà prepararsi a fare i conti con blackout sempre più frequenti e diffusi; una situazione scomoda legata soprattutto al progressivo aumento dell’utilizzo di apparecchi elettrici ad alta potenza, alla crescita esponenziale della popolazione mondiale e agli insufficienti investimenti nel settore energetico. Nel rapporto Blackouts: a sociology of electrical power failure, Steve Matthewman, Professore Associato di Sociologia presso l’Università di Auckland, e Hugh Byrd, professore di Architettura presso l’Università di Lincoln, nel Regno Unito, rivelano come le occasionali interruzioni di corrente di oggi siano solo le “prove generali” di ciò che un domani sarà quasi la norma. “Cina, Brasile e Italia hanno già avuto interruzioni di corrente significative negli ultimi dieci anni. E anche la Nuova Zelanda non sfugge” da questa regola. A ciò si aggiungono inevitabilmente gli eventi climatici estremi degli ultimi anni, che hanno messo a dura prova le infrastrutture energetiche in tutto il Pianeta.

 

L’investimento infrastrutturale nell’Europa e negli Stati Uniti è stato scarso e i nostri sistemi di generazione sono più fragili rispetto a quanto pensa la maggior parte della popolazione”, spiega Matthewman. “La vulnerabilità dei nostri sistemi elettrici è stata evidenziata da un particolare blackout che ha avuto luogo in Italia nel 2003, quando l’intera nazione è stato lasciato senza energia elettrica a causa di due alberi caduti. Questa realtà è particolarmente allarmante se si considera la crescente dipendenza del mondo dall’energia elettrica”. Un destino ineluttabile? Non proprio. La soluzione è incominciare ad investire intelligentemente nelle reti elettriche per modernizzare le infrastrutture. Il mondo occidentale rivela lo studio, si affida ancora a sistemi di distribuzione troppo vecchi: solo negli USA quasi tre quarti delle linee di trasmissione hanno più di 25 anni.