Interconnector, quanto ci costate?

Tre mld in 6 anni: è quanto i contribuenti italiani stanno pagando a imprese private per la realizzazione degli interconnector. La conferma è arrivata direttamente dal Mise in risposta ad un interrogazione alla Camera

Interconnector, quanto ci costate?

 

 

(Rinnovabili.it) – L’Europa ha chiesto ai suoi Stati membri più interconnessione e l’Italia ha risposto alla chiamata con inaspettata solerzia: con la legge 99 del 2009 il Governo ha istituito la possibilità di realizzare un potenziamento dei collegamenti con i Paesi confinanti attraverso i cosiddetti «Interconnector», interconnessioni elettriche finanziate da privati, programmando un incremento di 2 GW della capacità di trasporto disponibile.

 

E per centrare l’obiettivo in sei anni sono stati sborsati ben tre miliardi di euro. O meglio, sono stati gli italiani attraverso le proprie bollette sborsare quello che sarebbe dovuto essere un contributo esclusivamente privato. A chiedere spiegazione al governo è ora un’interrogazione parlamentare in Commissione Attività produttive a firma di Davide Crippa (M5S). I problemi portati sotto i riflettori della Camera sono diversi: come spiega lo stesso Crippa, la legge prevede per i soggetti privati finanziatori un indennizzo immediato concesso per i primi 6 anni (dal 10 gennaio 2010 al 31 dicembre 2015) e, in attesa della realizzazione dell’infrastruttura, che importino “energia dall’estero ad un prezzo mediamente inferiore a quello del mercato italiano con una riduzione del prezzo dell’energia da essi goduto indicativamente del 15-20%”. Si tratta di una soluzione dedicata esclusivamente a clienti finali energivori con una potenza impegnata di 10 MW o più.

 

Il provvedimento normativo prevede inoltre la concessione ai soggetti finanziatori  di un’esenzione di 20 anni per l’accesso di terzi alla rete, trascorsi i quali però non vi è alcuna garanzia che gli interconnector ritornino a beneficio della cittadinanza “e se anche questa ipotesi dovesse concretizzarsi, essa si verificherebbe a titolo oneroso considerando che ad oggi esisterebbe un diritto opzionale da parte dei finanziatori con pagamento tramite riscatto. Allo stesso modo parrebbe che il beneficio «virtuale» sopracitato goduto dai finanziatori e riguardante l’importazione di energia a prezzo europeo (quindi scontato rispetto a quello italiano) sia ricaduto direttamente sulle bollette degli utenti italiani”. In altre parole tra i costi degli oneri di dispacciamento abbiamo anche pagato questo indennizzo ai costi di investimento.

 

“Oltretutto i dati parlano dell’overcapacity: cioè abbiamo fin troppa energia. Secondo Terna, infatti, abbiamo 25 GW di potenza elettrica in eccesso, superiore del 50% del reale fabbisogno. Pertanto, vista la crisi industriale in atto, sarebbe necessario fermarsi e capire se questo tipo di infrastrutture, che importano energia a prezzi più bassi del mercato, alterando le regole economiche esistenti e portando anche una concorrenza scorretta rispetto alle rinnovabili, sia ancora necessario o non sia più opportuno investire nei sistemi di accumulo”.

3 Commenti

  1. Grazie Sig. Crippa,(non credo di aver mai ringraziato in vita mia un politico). A firma M5S ho notato già diversi armadi che sono stati aperti e il loro putrido contenuto messo in luce. La speranza adesso è che i controlli avvengano prima di costruire gli armadi e non dopo e che si possa applicare la ragionevolezza necessaria che dovrebbe essere di chi ci governa, di evitare sprechi e truffe (perchè di questo si parla) ai danni di noi Italiani ormai quasi sopraffatti da arrivisti e sciacalli di ogni tipo che si sono insediati in modo stanziale nelle nostre istituzioni. Grazie

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