“Muri elastici” per generare energia dagli oceani

Il National Renewable Energy Laboratory ha portato in acqua innovativi convertitori di energia, che producono elettricità dalla deformazione del proprio corpo in risposta a correnti e onde marine

generare energia dagli oceani
Credits: NREL. Illustrazione di Besiki Kazaishvili

Tanti piccoli e flessibili convertitori messi assieme per produrre energia dagli oceani

 (Rinnovabili.it) – Si allungano, si deformano, si flettono e poi ritornano alla loro forma originale. Ma nel processo generano elettricità pulita. Sono i nuovi DEEC-Tec brevettati dal National Renewable Energy Laboratory, negli Stati Uniti, dispositivi in grado produrre energia dagli oceani. E, perché no, in un futuro non troppo lontano di catturare l’energia cinetica di persone e ambienti costruiti.

 Ma come funzionano questi DEEC-Tec nella pratica? “Immaginate un serpente di mare”, spiega il NREL. “L’animale può nuotare grazie a un’intricata collaborazione tra le sue numerose cellule muscolari flessibili”. Nella tecnologia creata dal laboratorio statunitense avviene quasi la stessa cosa: “singoli convertitori di energia lavorano insieme, come le cellule muscolari, per creare una struttura più ampia. Proprio come il serpente di mare”.

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Energia dalle onde ed elastomeri dielettrici

A differenza degli impianti “più tradizionali” per produrre energia dagli oceani, la tecnologia NREL combina diversi convertitori flexWEC, piccoli e flessibili, in un’unica struttura. Questi dispositivi sono dei semplici trasduttori e possono subire una serie di deformazioni strutturali rispetto ai movimenti esterni che consentono loro di estrarre energia dallo stimolo stesso. Il tutto senza impiegare giunti o sistemi di incernieramento meccanico. “I generatori a base di elastomeri dielettrici sono uno di questi esempi”.

Combinati assieme questi minuscoli flexWEC possono costituire la base di tessuti, paratie, strutture di supporto e altro. Possono ad esempio dar vista impianti di produzione energetica marina strutturati come palloncini che si contraggono e si espandono in superficie, o come muri elastici installati nei fondali. O ancora, come serpentoni galleggianti deformati dalle onde.

Dal momento che questo approccio non concentra l’energia delle onde  su un singolo convertitore o sistema di trasmissione di potenza, si evita di accumulare forze potenzialmente dannose per la macchina. Non solo: i FlexWEC possono anche essere costruiti con materiali più sostenibili ed economici, facilitando anche l’installazione e il controllo una volta in acqua. Ma la strada è ancora lunga. Il brevetto – che per ora riguarda solo le applicazioni in mare – è recente e gli scienziati sono attualmente impegnati a valutare esattamente come questa tecnologia possa aiutare la produzione di energia dagli oceani.

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