La Cina domina la pipeline globale delle centrali a carbone

Cresce la distanza tra Cina e resto del mondo per gli impianti a carbone. Il boom cinese del 2023 in cifre: Pechino ha allacciato alla rete il 68% della nuova generazione mondiale e pesa per l’81% dei nuovi impianti pianificati. Ma solo per il 18% dei progetti ritirati e il 24% degli impianti chiusi

Centrali a carbone: l’India pianifica nuovo boom per il 2024
Foto di Valeriy Kryukov su Unsplash

I nuovi dati di Global Energy Monitor

(Rinnovabili.it) – Nel 2023, il 96% della nuova capacità installata di carbone nel mondo parlava cinese. Pechino pesa sempre di più nella pipeline globale del carbone: la scorsa primavera copriva il 72% del totale tra impianti in costruzione e autorizzati. I dati di fine anno sulle centrali a carbone fissano la quota cinese di nuova capacità di generazione allacciata alla rete al 68% del totale mondiale, e quella dei nuovi progetti pianificati all’81%.

Centrali a carbone, la Cina ai raggi x

Una corsa in solitaria o quasi, quella della Cina sulle centrali a carbone. Secondo i dati rilasciati oggi da Global Energy Monitor, l’anno scorso il gigante asiatico ha messo online 47,44 GW di nuova capacità installata, quasi il doppio rispetto al 2022. Il resto del mondo si è fermato a 22,1 GW, con India e Indonesia che coprono metà di questa parte (rispettivamente con 5,47 e 5,94 GW).

I nuovi impianti annunciati da Pechino valgono invece oltre 91 GW sui 112,5 totali, un abisso rispetto agli altri paesi che ancora scommettono sul carbone. L’India arriva a 11 GW, il Kazakhistan a 4,5, l’Indonesia a 2,5. Divario che si allarga ses si considerano solo le centrali a carbone di cui è iniziata la costruzione effettiva nel 2023: qui la Cina domina con oltre 68 GW sui 71 totali.

Molti sono anche i progetti riesumati e quelli per i quali sono ripartiti i lavori dopo un periodo di stop: i primi valgono 22,9 GW, gli altri 2,2 GW. Cioè, rispettivamente, l’85 e il 56% del totale globale. Mentre è molto più bassa la quota cinese degli impianti ritirati: appena il 18% pari a 3,7 GW. A chiudere i battenti a più centrali a carbone sono gli Stati Uniti con oltre 9 GW messi offline (il 45% del totale mondiale), seguiti dalla Gran Bretagna con 3 GW e dall’Australia con 1,5 GW. Nel vecchio continente si segnalano la chiusura di impianti per 228 MW in Finlandia, 640 MW in Italia, 450 MW in Polonia, 330 MW in Romania, 220 MW in Slovacchia.

La Cina è anche tra i paesi che meno decidono di cancellare piani per nuove centrali a carbone. La quota di Pechino pesa per il 24% del totale con oltre 16 GW, che si ridimensionano molto se confrontati con la lunghezza relativa della sua pipeline. L’addio al carbone è più sentito in Australia, dove sono stati cestinati 4,7 nuovi GW l’anno scorso, ma anche nei paesi che ancora dipendono di più da questa fonte fossile e hanno piani più incerti per la transizione: -10 GW in Vietnam, -5,2 nelle Filippine, -7,2 in Indonesia, -8,5 in India.

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