Emissioni e consumo energetico in Italia, i dati aggiornati

Torna l’analisi ENEA del sistema energetico nazionale, fornendo uno sguardo puntale sugli effetti della pandemia a livello di transizione energetica. Nel 2020 calo record nella domanda (-10%) e nelle emissioni di CO2 (-12%).

consumo energetico
Foto di jplenio da Pixabay

Pubblicata la nuova Analisi trimestrale del sistema energetico italiano

(Rinnovabili.it) – Il crisi sanitaria ha colpito in maniera indiretta ma sensibile anche il settore dell’energia. E una delle migliori cartine tornasole di questo effetto si trova nell’analisi trimestrale effettuata dall’Enea sul sistema nazionale. Il documento offre un’ampia panoramica del 2020, evidenziato due dati su tutti: il calo record del consumo energetico, meno 10% rispetto al 2019; la riduzione delle emissione di CO2, pari ad un meno 12%. “La contrazione della domanda di energia – sottolinea Francesco Gracceva, il ricercatore ENEA che coordina l’Analisi – è la più elevata dal biennio 1943-44, quando l’Italia era in piena Seconda guerra mondiale; per fare un paragone con dati più recenti, nell’ultima grande crisi economica, nel 2009, i consumi si sono ridotti ‘solo’ del 5,7%”.

In realtà, se si esclude il petrolio in continua discesa, la domanda energetica nazionale è tornata a crescere nel III trimestre, ma senza riuscire a colmare il profondo taglio dei primi mesi di lockdown. E, nonostante la ripresa congiunturale, negli ultimi tre mesi analizzati l’indice della sicurezza energetica ha subito un nuovo lieve arretramento (meno 3%).

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“Il 60% del calo dei consumi di energia primaria riguarda il petrolio – spiega Gracceva – a causa della forte riduzione del traffico stradale e aereo”. Un fattore che ha portato ad un miglioramento sul lato emissivo, ma che dall’altro ha determinato anche una riduzione delle esportazioni nette di prodotti petroliferi e soprattutto le forti criticità sul fronte della raffinazione. Non solo. “Il settore elettrico si è trovato a dover gestire il forte incremento della generazione rinnovabile non programmabile che ha raggiunto nuovi massimi storici (20% su base mensile a maggio, oltre il 70% su base oraria), con costi crescenti per la gestione in sicurezza del sistema. Inoltre è a livelli critici il margine di capacità installata necessario a coprire la domanda”.

A che punto è la transizione energetica italiana?

Sebbene la sicurezza abbia traballato, nel 2020 l’ISPRED, l’indice sintetico della transizione energetica,  ha registrato un netto miglioramento, crescendo del 38%. Il merito a prezzi dell’energia più bassi e minori emissioni di CO2. Dall’Analisi emerge anche che il 30% del taglio emissivo è legato a fattori ‘virtuosi’ (come la riduzione dell’intensità energetica e il minor utilizzo di fonti fossili carbon intensive) e per il 70% alla contrazione del PIL.

Nel complesso la forte diminuzione di petrolio (e del carbone) ha spinto al minimo storico dal 1961 la quota di fossili nel mix energetico (72% contro il 74% del 2019), mentre il gas si rafforza come prima fonte energetica in Italia (37,4%), anche se con consumi in calo del 5,6% rispetto all’anno precedente. Stabili le rinnovabili (più 1% quelle elettriche) e forte diminuzione delle importazioni nette di elettricità (meno 13%).

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