Lanciata la 1° asta per fossili onshore da quando Biden è presidente

Una sentenza del tribunale della Louisiana costringe la Casa Bianca a fare retromarcia sullo stop alle trivelle promesso nel giorno dell’insediamento di Biden. Per la prima volta da 100 anni alzati i canoni (del 50%)

fossili onshore
Foto di Redhawk Investment Group da Pixabay

Le aste sulle fossili onshore riguardano 580 km2 quasi tutti in Wyoming

(Rinnovabili.it) – Uno dei primi atti firmati da Joe Biden il giorno stesso dell’insediamento, il 20 gennaio 2021, metteva al bando le trivelle dai terreni federali. Adesso scatta la retromarcia: il dipartimento degli Interni americano ha lanciato la prima asta per le fossili onshore da quando è in carica l’amministrazione democratica.

Lo stop alle trivelle era sembrato subito in bilico. La decisione era finita in tribunale che l’inchiostro sull’ordine esecutivo era ancora fresco. Diversi Stati americani la contestavano. E hanno convinto il giudice. Il nuovo via libera è una mossa obbligata, anche se Biden prova comunque a mettere nuovi paletti alle fossili onshore.

Leggi anche Il Far West delle fonti fossili: Biden non può dire no a nuovi pozzi negli USA

Due le misure adottate prima dell’asta lanciata ieri. Cambia la superficie dichiarata disponibile: poco più di 582 km2, vale a dire l’80% in meno rispetto a quanto chiesto dall’industria e il 30% in meno dell’ultima asta. E salgono le royalties, del 50%: dal 12,5% al 18,75%. L’efficacia di aumentare le tasse è dubbia, ma la manovra è simbolica. Nessuno era mai riuscito ad alzare i canoni su petrolio e gas da terreni federali fin dalla loro introduzione negli anni ’20.

Otto gli Stati coinvolti, tutti nell’ovest americano. Ma le parcelle messe all’asta riguardano per la maggior parte il Wyoming: lì si concentra il 90% delle concessioni. E sono collocate in una zona di precedente sviluppo di petrolio e gas, dove sono presenti pozzi in disuso. Gli altri Stati in cui saranno messi all’asta delle concessioni sono Colorado, Utah, New Mexico, Montana, Nevada, North Dakota, Oklahoma.

Leggi anche Gli USA rinunciano alla moratoria su gas e petrolio onshore

“Il modo in cui gestiamo le nostre terre e acque pubbliche dice tutto su ciò che apprezziamo come nazione. Per troppo tempo, i programmi federali di leasing di petrolio e gas hanno dato la priorità ai desideri delle industrie estrattive rispetto alle comunità locali, all’ambiente naturale, all’impatto sulla nostra aria e acqua, ai bisogni delle nazioni tribali e, inoltre, ad altri usi delle nostre terre pubbliche condivise”, ha detto la segretaria all’Interno Deb Haaland.

Articolo precedenteFuel cell efficienti: oro e curcuma per un elettrodo imbattibile
Articolo successivoAirbus prosegue i test sulle ali bioispirate

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui