Dimezzare gli investimenti fossili o sforiamo gli 1,5 gradi, parola dell’IEA

Per le compagnie fossili, continuare con il modello di business attuale equivale a fare harakiri nel giro di 20-30 anni, avverte l’Agenzia Internazionale per l’Energia. Al 2050 il loro valore calerà del 25% se le promesse attuali sul clima vengono mantenute. E del 60% se le politiche si adeguano alla traiettoria degli 1,5 gradi. La priorità è bilanciare gli investimenti: oggi su 100 dollari, ben 97,5 vanno ancora in progetti oil&gas

Investimenti fossili: sono il doppio di quanto serve per gli 1,5 gradi
Foto di David Thielen su Unsplash

Oggi gli investimenti fossili globali arrivano a 800 mld $ l’anno

(Rinnovabili.it) – Ogni 100 dollari, le compagnie fossili ne investono 97,5 in petrolio e gas e appena 2,5 in energie rinnovabili e altri tasselli della transizione energetica. Un rapporto fortemente sbilanciato che non è compatibile con una traiettoria globale verso gli 1,5 gradi. Gli investimenti fossili nel mondo, oggi, hanno un volume doppio rispetto a quello accettabile per rispettare l’Accordo di Parigi. Da 800 miliardi di dollari l’anno devono scendere almeno a 400.

A dirlo è l’Agenzia internazionale per l’Energia (IEA) in un rapporto pubblicato oggi, a una settimana dall’inizio della Cop28 di Dubai. Ed è proprio al ruolo delle compagnie fossili al vertice sul clima, definito “il momento della verità” dal direttore dell’IEA Fatih Birol, che sono diretti i messaggi principali del documento.

“Con il mondo che soffre gli effetti di una crisi climatica in peggioramento, continuare con le normali attività non è né socialmente né ambientalmente responsabile”, ha affermato Birol. Che invita le aziende dell’oil&gas a “prendere decisioni profonde riguardo al loro futuro posto nel settore energetico globale”. Decisioni che passano dall’abbandonare “l’illusione che quantità inverosimili di cattura del carbonio siano la soluzione”.

Presente e futuro degli investimenti fossili

Oggi queste compagnie partecipano alla transizione energetica con il freno a mano tirato. Il loro contributo sul totale degli investimenti in tecnologie per la transizione si ferma a un misero 1%. E il 60% di questo 1% arriva da appena 4 compagnie. Mentre gli investimenti fossili, diretti sia al mantenimento delle attività in corso sia all’esplorazione e allo sfruttamento di nuovi giacimenti di idrocarburi assorbono il 97,5% della loro spesa.

Ma continuare su questa linea non è né responsabile né economicamente conveniente. Se le promesse sul clima già avanzate dagli stati si traducono in realtà, a metà secolo la domanda di combustibili fossili calerà del 45% – e raggiungerà il picco già questo decennio. E se le politiche climatiche accelerano in modo coerente con l’obiettivo di non sforare gli 1,5 gradi, l’uso di fossili al 2050 crollerà di oltre il 75% rispetto ad oggi. Nel primo caso, il valore delle compagnie fossili calerà del 25%, nel secondo del 60%, se viene mantenuto invariato il modello di business attuale.

“Per allinearsi a uno scenario di 1,5°C, le emissioni del settore devono diminuire del 60% entro il 2030. L’intensità delle emissioni dei produttori di petrolio e gas con le emissioni più elevate è attualmente da cinque a dieci volte superiore a quelle con le emissioni più basse, mostrando un ampio potenziale di miglioramento”, sottolinea il rapporto dell’IEA.

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