Subito nuove trivelle in Adriatico per raddoppiare la produzione di gas nazionale

Le concessioni dovranno essere sotto il 45° parallelo (eccezion fatta per i giacimenti all’altezza del Po di Goro) e avere almeno 0,5 bcm di risorse provate. Il 75% del gas estratto dovrà essere ceduto per 2 anni a prezzi calmierati

Produzione di gas nazionale: Meloni dice sì a nuove trivelle
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Misure straordinarie del governo sulla produzione di gas nazionale

(Rinnovabili.it) – Aumento della produzione di gas nazionale con l’obiettivo di raddoppiare l’output, da 3 a 5-6 miliardi di metri cubi (bcm). Anche con nuove concessioni subito, in quasi tutto l’Adriatico. E anche entro le 12 miglia. Con gran parte degli idrocarburi estratti da destinare alle imprese italiane a un prezzo calmierato. È il piano annunciato dal governo per tagliare le bollette alle utenze industriali e sostenere la diversificazione degli approvvigionamenti.

Nuove regole per la produzione di gas nazionale

La mossa annunciata venerdì scorso in una conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri avrà la forma di un emendamento al Dl Aiuti ter. Cosa dice il testo? “In deroga a quanto previsto dall’articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, è consentito il rilascio di nuove concessioni di coltivazione di idrocarburi in zone di mare poste fra le 9 e le 12 miglia dalle linee di costa e dal perimetro esterno delle aree marine e costiere protette, limitatamente ai siti aventi un potenziale minerario di gas per un quantitativo di riserva certa superiore a una soglia di 500 milioni di metri cubi mc”.

L’Italia quindi apre a nuove trivelle offshore fin da ora. Le nuove concessioni potranno riguardare aree entro le 12 miglia dalla costa (il limite stabilito dal Dl 152/2006) ma non potranno arrivare a meno di 9 miglia sia dalle coste che dalle aree marine protette. Non tutti i potenziali giacimenti con queste caratteristiche saranno sfruttabili. La limitazione applicata riguarda le riserve accertate che devono essere superiori a 0,5 bcm. Il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin ha poi specificato che le nuove trivellazioni non saranno nell’Alto Adriatico (per il rischio subsidenza) e si concentreranno quindi nei settori medio e basso. Con un’eccezione: “Tutto questo deve avvenite sotto al 45esimo parallelo con l’eccezione che riguarda il ramo Goro del Po”.

Quanto gas, e per quanto tempo?

Qual è l’impatto atteso dal governo sulla produzione di gas nazionale? Per Pichetto Fratin, potenzialmente si stimano 15 miliardi di metri cubi sfruttabili nell’arco di 10 anni dai concessionari. In media si tratta quindi di 1,5 bcm l’anno, a cui si sommerebbe un aumento della produzione nelle concessioni già attive e, eventualmente, la ripresa delle operazioni in piattaforme oggi ferme. Tutto questo dovrebbe portare ad avere almeno 2 bcm aggiuntivi, rispetto ai 3 bcm che frutta oggi la produzione di gas nazionale. La maggior parte dei quali dovrebbe essere ceduta a prezzo agevolato alle imprese gasivore da inizio 2023.

Come ha spiegato la presidente del Consiglio Meloni in conferenza stampa, l’esecutivo immagina di chiedere “ai nuovi concessionari che vorrebbero accedere alle concessioni di mettere in campo da gennaio gas da destinare alle aziende energivore ad un prezzo calmierato”. Questa clausola dovrebbe valere “per i primi due anni” e riguardare il 75% del gas potenziale che si può estrarre.

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