Il G20 non è d’accordo sul clima, ma sui sussidi alle fossili sì

Il rapporto di Bloomberg NEF definisce “spericolate” queste politiche, mantenute anche dopo la stipula dell’accordo di Parigi. L’Italia tra i paesi più virtuosi: -33% di sussidi, ma in 5 anni ha stanziato ancora 70 mld di euro di cui 840 mln per il carbone

Sussidi alle fossili: il G20 ha regalato ancora 3.000 mld dopo l’accordo di Parigi
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Dal 2015, i Venti hanno pompato 3.000 mld di dollari in sussidi alle fossili

(Rinnovabili.it) – Nel Palazzo Reale di Napoli, domani e dopodomani si riuniscono per il G20 sul clima i ministri dell’Ambiente e della Transizione Ecologica dei paesi con le economie più avanzate del mondo. Si cerca un accordo ma – ha fatto sapere ieri Cingolani – c’è il rischio che il vertice non partorisca nessun documento condiviso. Su un punto però i grandi della Terra sono d’accordo. Quegli stessi 20 paesi, dal 2015 a oggi, hanno stanziato qualcosa come 3.000 miliardi di dollari in inutili sussidi alle fossili, contribuendo così ad aggravare la crisi climatica e ad allontanare la prospettiva della transizione energetica e della decarbonizzazione.

I conti li fa Bloomberg NEF nel rapporto Climate Policy Factbook pubblicato ieri, dove definisce “spericolate” le mosse del G20, i cui membri producono ¾ delle emissioni globali. I sussidi alle fossili non calano abbastanza, nemmeno dopo la stipula dell’accordo di Parigi. Da allora la curva punta verso il basso ma il ritmo è lentissimo: appena il 2% l’anno. E nel 2019, ultimo anno per cui sono disponibili dati, il sostegno pubblico a carbone, greggio e gas naturale ammontava ancora a 636 miliardi di dollari. In pratica, l’equivalente di 1/3 dei fondi stanziati con il ‘bazooka’ europeo per la ripresa post-Covid, il Next Generation EU.

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Il rapporto rileva che il 60% dei sussidi alle fossili va alle aziende che producono combustibili fossili e il 40% al taglio dei prezzi dell’energia per i consumatori. “Questo finanziamento incoraggia davvero la produzione e l’uso potenzialmente dispendiosi di combustibili fossili e può significare che oggi vengono finanziati asset ad alta intensità di emissioni, blindando così le loro emissioni per decenni”, chiosa Vicky Cuming di BloombergNEF, tra le firme del rapporto.

E l’Italia? Il Belpaese è decisamente dalla parte dei paesi più virtuosi. Nel complesso, ha tagliato i sussidi fossili del 33% dal 2015, compensando così gli aumenti anche vertiginosi che hanno fatto registrare altri paesi: Francia (+23,8%), Indonesia (+26,6%), Stati Uniti (+36,7%) e l’irriducibile Australia (+48,2%). Ed è anche l’unico paese, insieme alla Germania, promosso dal rapporto in tutte le 3 aree di policy definite come prioritarie: taglio dei sussidi, prezzo del carbonio, trasparenza sul rischio climatico. Ciò detto, va sottolineato che l’Italia elargisce ancora sussidi fossili pari a 187 euro pro capite l’anno, in tutto 70 miliardi tra il 2015 e il 2019, di cui 840 milioni per il carbone.

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