Spalma incentivi, associazioni e investitori scrivono al Governo

Sul piede di guerra gli operatori e gli investitori stranieri: le modifiche apportate in Senato al DL competitività hanno peggiorato il provvedimento dello spalma incentivi

Spalma incentivi: AssoRinnovabili scrive al commissario UE Oettinger

 

(Rinnovabili.i) – Le modifiche presentate dalle Commissioni Industria e Ambiente del Senato al Dl Competitività non ha soddisfatto i critici dello Spalma Incentivi. Al contrario: i primi testi emersi dell’incriminato articolo 26 hanno gettato un‘ombra ancora maggiore sul futuro del fotovoltaico italiano, sconcertando il mondo industriale e quello finanziario. E se da un lato il Governo ha dimostrato la ferma intenzione di rigettare tutte le proposte alternative avanzate da Confindustria, assoRinnovabili e ANIE rinnovabili, dall’altro ha ribadito di non preoccuparsi neppure dei possibili ricorsi e contenziosi che tale misura potrebbe scatenare. “Si sta producendo – afferma in un nota stampa asso Rinnovabili –  un provvedimento che è ancora peggiore rispetto a quanto era stato finora ipotizzato […] Chiediamo che l’articolo venga stralciato e che si attivi da subito un tavolo tecnico che ripristini la certezza del diritto nazionale e internazionale e la credibilità del Paese nei confronti degli investitori italiani e stranieri”.

 

A rivolgersi al premier Renzi è anche il Foreign Investors Solar Committee, un gruppo di 30 investitori che dalle pagine del Corriere della Sera manda un appello al primo ministro. Si tratta di fondi di investimento ed operatori industriali italiani ed esteri  che negli ultimi 4 hanno investito 4 miliardi di euro nel fotovoltaico nostrano, “anche perché rassicurati dai precedenti Governi sulla stabilità necessaria per investire a lungo termine”. I 30 investitori si sono uniti a quanti oggi contestano l’articolo dello spalma incentivi sostenendo che non solo non sarà in grado garantire i risparmi in bolletta promessi , ma che produrrà anche “un danno forse irreparabile alla reputazione del Paese”. “Se non ci saranno ripensamenti, non potremo che agire legalmente, ma soprattutto i nostri azionisti bloccheranno qualsiasi altro investimento infrastrutturale in Italia, non essendo assicurata la stabilità normativa a lungo termine”, scrive il comitato.

Anche l’EPIA, l’associazione europea del fotovoltaico, ha voluto mandare una missiva all’indirizzo del Governo italiano per manifestare la propria preoccupazione. In una lettera indirizzata al Ministro dello Sviluppo Guidi e al Ministro dell’Economia Padoan l’associazione spiega come le recenti proposte descritte nel decreto legge DL 91/2014 danneggeranno gravemente il mercato italiano. Da un lato c’è il carattere retroattivo della norma che invia un messaggio di instabilità a tutti i potenziali investimenti energetici nel Belpaese, e non solo quindi quelli riguardanti il comparto solare. Dall’altro le disposizioni in merito ai nuovi oneri per l’autoconsumo, per le quali l’Epia ha le idee ben chiare: “imporre ai prosumer di pagare le spese per l’energia che producono e consumano direttamente nelle proprie case è ingiustificato”.

 

Insomma, il decreto così come sembra piacere solo al Governo. Il viceministro al MISE Claudio De Vincenti ha già fatto sapere che l’esecutivo è pronto ad approvare la modifica del Senato all’articolo 26. La correzione introdurrebbe una tripla opzione per gli operatori: una spalmatura degli incentivi su 24 anni, una rimodulazione delle tariffe mantenendo l’attuale periodo di erogazione, decurtazioni del FiT per scaglioni con la possibilità di cedere quote di incentivi ad un soggetto finanziario da individuare tramite un asta.

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