Huba, l’ecorifugio alpino sulla vetta della sostenibilità

    Progettato secondo l’approccio “dalla culla alla culla”, il rifugio è energeticamente autosufficiente e modulare e realizzato a partire da materiali di recupero

    Huba, l'ecorifugio alpino sulla vetta della sostenibilità

     

    (Rinnovabili.it) – Lo studio di design Malgorzata Blachnicka ha di recente presentato un ecorifugio alpino completamente autosufficiente, che minimizza la sua impronta ambientale generando da solo tutta l’energia di cui ha bisogno. Il progetto è tanto articolato e attento ai minimi particolari che ha vinto il Cradle to Cradle Product Design Challenge, competizione che si rifà all’indirizzo olistico “dalla culla alla culla”.

    È tutto tranne che un’architettura alpina tradizionale. Il concept di base è essenziale: il rifugio – Huba – è composto da due moduli principali, uno per l’energia e uno abitabile. In caso di danno, ciascun modulo può essere separato dall’altro e riparato in modo indipendente.

     

    Per quanto riguarda lo spazio dedicato ad ospitare chi ama i sentieri di montagna, è costruito a partire da materiale di recupero (principalmente alberi caduti). All’interno si trovano 4 posti letto a scomparsa, riscaldamento a parete e luci a LED. Il primo modulo invece è composto di alluminio riciclato e contiene una turbina eolica – realizzata in plastica riciclata – e un sistema di energy storage. Il tetto ha un’angolazione studiata per massimizzare la raccolta delle acque meteoriche, che vengono poi filtrate e rese disponibili per tutti gli usi.

    La modularità di base permette anche di assemblare e smontare facilmente il rifugio, pur garantendo elevata resilienza tanto a potenti raffiche di vento, quanto a violenti temporali. I designer hanno inoltre previsto la possibilità di integrare nel sistema un’applicazione che permetta ai viaggiatori di avere rapidamente accesso a tutte le informazioni di cui possono avere bisogno, dal meteo alla disponibilità di posti letto, ma anche per segnalare nuove località dove installare i moduli del rifugio.

    Nel complesso, il design mira a promuovere una progettazione circolare e ad accrescere la consapevolezza delle grandi sfide ambientali e delle possibilità che oggi abbiamo a disposizione.

    2 Commenti

    1. In prima battuta direi … fantastico. Poi però, volendo fare il “pignolo”, mi chiedo: – quattro posti … allora è un bivacco non un rifugio! Per cui andrebbe messo in posizioni strategiche a supporto di salite estremamente impegnative … e successive discese per le quali un rientro in valle prima di notte non è possibile. – Ma il porlo in posizioni così remote, vista anche la tecnologia ad esso intrinsecamente connessa (riscaldamento a parete, luci a LED, una turbina eolica e un sistema di energy storage), potrebbe creare problemi alla sua gestione/manutenzione! E poi … il costo? E se installato in Italia, chi se ne dovrebbe fare carico? Il CAI, le Regioni montane, le Guide Alpine? E non dimentichiamoci il “paese” nel quale viviamo … l’Italia! Per cui … bello si, fantastico pure, ma quanto veramente “attuabile”?

      • Caro Angelo le tue osservazioni pragmatiche sono eloquenti nel descrivere un progetto scollato dalla realtà, un esercizio di stile e null’altro…

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