Osservatorio Ance: crisi nera anche per l’edilizia del 2015

    Secondo l’Osservatorio Congiunturale Ance dall’inizio della crisi ad oggi il settore edile ha perso il 32% degli investimenti pari a circa 64 mld di euro e 800mila posti di lavoro

    Osservatorio Ance: crisi nera anche per l’edilizia del 2015

     

    (Rinnovabili.it) – Dall’inizio della crisi il settore delle costruzioni ha perso complessivamente il 32% degli investimenti pari a circa 64 mld di euro, una cifra destinata a crescere nel 2015 segnando profondamente il comparto.

     

    La denuncia è arrivata dall’Associazione dei Costruttori (ANCE) che in occasione della presentazione dell’Osservatorio Congiunturale Ance, insieme ai rappresentanti di CNA, Confartigianato e Cooperative, ha lanciato al premier Renzi una richiesta formale di incontro con il Governo per affrontare la grave crisi che ormai da sette anni tiene sotto scacco il Paese ed il settore edile.

    I dati diffusi ieri dal Presidente Ance Paolo Buzzetti hanno mostrato un calo degli investimenti per il solo 2014 del 3,5%, al quale si andrà ad aggiungere un ulteriore 2,4% in meno previsto per il 2015.

    Un messaggio chiaramente preoccupante se si pensa che i primi spiragli di ripresa, come l’incremento del 2,2 % delle compravendite nei primi nove mesi del 2014, rischiano di essere affossati da un fisco sempre più oppressivo.

    Dai 9 miliardi che gli italiani hanno pagato nel 2011 di Ici – ha sottolineato infatti Buzzetti – siamo arrivati ai 24 miliardi di Imu e Tasi di oggi. In sostanza 15 miliardi sottratti dalle tasche dei contribuenti”.

    I dati rilevati dall’Osservatorio parlano addirittura di 800mila posti di lavoro in meno per tutti i settori coinvolti nel panorama edile, dei quali ben 60.000 persi sono nel terzo trimestre del 2014.

    Dal 2008, anno di inizio della crisi, ad oggi solo il comparto della riqualificazione degli immobili residenziali mostra una tenuta dei livelli produttivi (+18,5%),segnando l’unico punto positivo rispetto alle perdite registrate dalla nuova edilizia abitativa (- 62,3%), dall’edilizia non residenziale privata (- 23,6%) e delle le opere pubbliche (- 48,1%). Secondo la rilevazione Istat il numero complessivo dei permesso di costruire, dopo il picco del 2005 (305.706 unità), evidenzia una progressiva e intensa caduta a partire dall’anno successivo, e nel 2013 si stima che il numero di abitazioni concesse sia di circa 58.000 con una flessione complessiva dell’81%.

    “Si tratta di uno dei livelli più bassi mai raggiunti, paragonabile, se si esclude il secondo conflitto mondiale, a quello dell’anno 1936”.

     

    “L’attenzione che il Governo ha posto verso l’edilizia come motore per la ripresa dell’economia, prevedendo nel Decreto Legge “Sblocca Italia” 3.980 milioni di euro per l’accelerazione di interventi infrastrutturali, è certamente apprezzabile; tuttavia, le risorse messe a disposizione e il loro profilo temporale eccessivamente lungo non sono in grado di avere un impatto immediato sul settore delle costruzioni e sul mercato interno come l’attuale situazione economico-finanziaria del Paese richiederebbe con urgenza.

     

    Visualizza il rapporto completo dell’Osservatorio Congiunturale Ance.

    1 commento

    1. i cittadini che negli anni passati hanno risparmiato sul mattone ,di fatto,vengono espropriati.
      ma lo stato e burocrati continuano ad assorbire le risorse del paese riversandole in mega emolumenti e sprechi…….e’ il momento di forti azioni da parte dei settori interessati:amministratori locali,confedilizia etc…..

    LASCIA UN COMMENTO

    Per favore inserisci il tuo commento!
    Per favore inserisci il tuo nome qui