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Da copertura ad asset strategico: come cambia il tetto industriale

Il tetto industriale diventa un asset strategico per le imprese, chiamato a sostenere il fotovoltaico e a garantire sicurezza, durabilità e continuità operativa. Matteo Turrin, AD di IMECO, racconta come cambia il ruolo della copertura industriale e quali caratteristiche deve avere per affrontare le nuove esigenze del mercato.

Intervista a Matteo Turrin IMECO
Matteo Turrin, AD di IMECO

Il tetto industriale non è più soltanto una copertura. Con la crescita del fotovoltaico, l’aumento degli eventi meteorologici estremi e le nuove esigenze di sicurezza, è diventato un vero e proprio asset strategico per le imprese.

Una trasformazione che impone nuove caratteristiche in termini di resistenza, durabilità e comportamento al fuoco, ma anche la capacità di intervenire senza fermare la produzione.

Di questa evoluzione e delle sfide che attendono le coperture industriali abbiamo parlato con Matteo Turrin, amministratore delegato di IMECO.

IMECO opera dal 1982 nel settore delle coperture e dei rivestimenti per edifici industriali. Qual è oggi la missione dell’azienda e quali sono i principali clienti a cui vi rivolgete?

Fondamentalmente progettiamo e realizziamo soluzioni su misura. Non vendiamo semplicemente un prodotto: la nostra missione è comprendere l’esigenza del cliente e trovare la soluzione più adatta, combinando materiali, operatività, competenze tecniche e coordinamento.

Operiamo nel mondo degli edifici industriali, sia per quanto riguarda il tetto e quindi la copertura, sia per i rivestimenti, che rappresentano in qualche modo il “vestito” dell’immobile industriale. Ci occupiamo inoltre della sua messa in sicurezza.

Nel mondo delle coperture non siamo vincolati a una singola specificità, ma affrontiamo le diverse esigenze che possono riguardare un tetto industriale: dalle coperture metalliche alle soluzioni per la bonifica dell’amianto. Cerchiamo quindi di offrire al cliente tutto ciò di cui può avere bisogno per la propria copertura.

Cerchiamo mediamente di lavorare con grandi gruppi o aziende di una certa dimensione, semplicemente perché hanno stabilimenti più grandi oppure più stabilimenti. La nostra è quindi la classica vendita B2B.

In un contesto come quello attuale, dove le aziende devono prima di tutto proteggere i propri asset, garantire la continuità produttiva e ridurre i rischi, quale dovrebbe essere oggi il ruolo di un partner specializzato come il vostro?

Il nostro ruolo è, in qualche modo, quello di un consulente strategico, perché uno degli obiettivi principali è mitigare il rischio. Sotto questi capannoni c’è il know-how, c’è il cuore pulsante dell’azienda e, molto spesso, c’è il valore principale costruito dall’imprenditore.

E’ come se contribuissimo ad assicurare la ricchezza che l’imprenditore ha costruito e che si trova all’interno dello stabilimento.

Per farlo dobbiamo innanzitutto comprendere bene quali siano le sue esigenze.

Essendo professionisti molto specializzati, siamo noi a individuare la soluzione tecnica, mentre quella operativa viene condivisa con il cliente. Lavorando “a casa sua”, dobbiamo infatti conoscere bene le sue modalità di lavoro, le esigenze operative e quelle logistiche, così da costruire insieme l’intervento.

L’intensificarsi degli eventi meteorologici estremi pone nuove sfide alle strutture industriali. Come sono cambiate le esigenze delle aziende e come si è evoluta la vostra proposta?

Per rispondere a queste nuove esigenze abbiamo effettuato investimenti molto importanti. Abbiamo investito negli impianti industriali e produttivi per essere in grado di rispondere rapidamente quando, per esempio, un cliente si trova ad affrontare un’emergenza meteorologica.

In queste situazioni non c’è sempre il tempo di attendere un fornitore, anzi spesso c’è la necessità di dare una risposta già il giorno successivo. Per riuscirci è necessario avere determinate leve internamente, così da poter decidere cosa produrre, quando produrlo e per chi produrlo.

Considerando poi la specificità e la complessità di una copertura, che richiede prodotti e soluzioni differenti, abbiamo realizzato magazzini molto grandi e ci siamo dotati di mezzi che ci consentono di raggiungere rapidamente determinate aree, anche in condizioni critiche.

Abbiamo investito anche nella struttura intesa come organizzazione interna, quindi nelle persone e nei professionisti che lavorano all’interno e attorno a IMECO, con l’obiettivo di costruire un sistema capace di reagire in tempi molto brevi.

Sempre più spesso il tetto industriale non viene più visto come una semplice protezione, ma come una vera e propria infrastruttura energetica, anche strategica per la transizione ecologica. Eppure, installare un impianto fotovoltaico su una copertura che non è stata progettata o eseguita “a regola d’arte” rischia di compromettere l’investimento. Quali sono gli elementi chiave che IMECO garantisce perché il tetto sia pronto ad accogliere un impianto fotovoltaico?

Il tetto oggi è diventato un asset, un luogo di investimento. Non è più visto semplicemente come un costo di manutenzione, ma come un’infrastruttura che può generare un reddito. Prima era uno spazio da manutenere, sul quale intervenire per affrontare le diverse criticità stagionali; oggi è un asset al pari dello stabilimento o di un altro spazio produttivo.

Nel 2026 il mercato richiede quindi una copertura progettata per accogliere il fotovoltaico e capace di integrare anche caratteristiche legate al risparmio energetico e alla sostenibilità.

Deve innanzitutto garantire resistenza meccanica, perché oggi gli operatori si trovano a camminare sul tetto con maggiore frequenza rispetto al passato. Deve poi garantire durabilità, anche in termini di resistenza alla corrosione. Se si realizza un investimento in un impianto fotovoltaico che deve rendere per vent’anni, anche per rispondere a determinate logiche finanziarie, la copertura sottostante non può durarne tre, cinque o dieci: deve avere un orizzonte temporale coerente con quello dell’impianto.

Infine, deve garantire resistenza al fuoco. Se dovessi sintetizzare, quindi, direi resistenza, durabilità e BROOF(t3), caratteristiche che portano con sé un concetto più ampio di protezione e sicurezza.

A proposito di integrazione e sicurezza appena citate, le Linee Guida VVF 2025 e la Regola Tecnica Verticale V.13 pongono un’attenzione rigorosa al comportamento al fuoco dei tetti con impianto fotovoltaico. IMECO ha ottenuto la classificazione BROOF(t3). Che cosa significa per un’azienda scegliere una copertura certificata BROOF(t3) e quale valore aggiunto offre in termini di protezione dello stabilimento e di ciò che si trova al suo interno?

Il valore aggiunto nasce dal concetto sul quale abbiamo fondato l’investimento nella certificazione. Abbiamo visto che i parametri legislativi e la normativa stavano cambiando e abbiamo tradotto questa evoluzione in una soluzione tecnica.

Non abbiamo ragionato semplicemente sul prodotto, come possono fare i grandi fornitori, ma sul sistema nel suo complesso. Abbiamo preso ciò che abbiamo incontrato in oltre quarant’anni di esperienza sui diversi tetti industriali in Italia e lo abbiamo tradotto in pacchetti che si svincolano dal singolo fornitore e possono essere applicati sia alle nuove coperture sia, soprattutto, agli interventi di rifacimento.

Un’azienda può, ad esempio, avere una copertura esistente sulla quale intende installare un nuovo impianto fotovoltaico e che deve quindi essere adeguata ai requisiti BROOF(t3). Oppure può avere già un impianto fotovoltaico e voler sostituire i moduli con tecnologie più performanti, trovandosi nella necessità di intervenire sulla copertura.

Abbiamo quindi categorizzato le diverse casistiche e le abbiamo portate all’interno di un percorso certificativo. Oggi disponiamo di pacchetti applicabili alle diverse tipologie di copertura presenti sul territorio.

Un intervento sulla copertura può comportare però dei rischi e delle interruzioni dell’attività. Affidandosi a un partner come IMECO è possibile garantire la continuità operativa?

Sì, perché progettiamo l’intervento partendo sempre dalla realtà produttiva e operativa del cliente.

Semplificando, noi andiamo “a casa del cliente”, ascoltiamo quello che ci dice e facciamo le domande necessarie per comprendere le sue esigenze. A quel punto elaboriamo una soluzione, la proponiamo al cliente, la condividiamo con lui e infine coordiniamo l’intervento direttamente all’interno della sua realtà produttiva.

Il nostro approccio può quindi essere sintetizzato in pochi passaggi: ascoltare, elaborare, proporre, condividere e cooperare.

Guardando ai prossimi anni, quali saranno le priorità strategiche di IMECO?

Credo che la priorità sia continuare a evolvere con i tempi, sviluppando soluzioni con la stessa velocità con cui evolvono le esigenze dei clienti, che diventano sempre più stringenti e sfidanti.

Amazon ci ha abituati a ordinare un pacco e riceverlo il giorno dopo. Noi dobbiamo provare, con tutte le differenze del caso, a replicare questa capacità di risposta su scala industriale e in un settore completamente diverso, come quello delle coperture. La priorità sarà quindi continuare a proporre soluzioni al passo con i tempi, che sono in forte accelerazione, e farlo continuando a conquistare la fiducia dei clienti.


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About Author / Alessia Bardi

Alessia Bardi è General Manager di Rinnovabili, dove unisce la visione strategica a una profonda competenza tecnica nel settore della sostenibilità. Precedentemente responsabile delle sezioni Green Building e Smart City, guida oggi l'approfondimento editoriale su temi cruciali quali l'efficienza energetica, l'innovazione urbana e la transizione climatica, forte del suo background in content strategy e organizzazione di eventi. Nel suo ruolo, agisce da ponte strategico tra il team editoriale e commerciale per integrare contenuti di valore, sales e nuovi progetti. Architetto con formazione al Politecnico di Milano, ha consolidato la sua carriera nell’ambito della progettazione sostenibile, bioedilizia e urbanistica, arricchita da esperienze internazionali in Spagna, Africa e India. Appassionata di design thinking e approcci cross-disciplinary, la sua visione è consolidare e implementare il ruolo di Rinnovabili quale media company di riferimento del settore, potenziando l'autorevolezza dei contenuti con forme di comunicazione innovative e di alto impatto. Crede fermamente che l'informazione di qualità e l’innovazione tech-driven siano leve decisive per accelerare la decarbonizzazione e generare soluzioni sostenibili e scalabili.