L’Europa fa mielina su perdite e danni, il dossier più caldo della COP27

Nel documento con la posizione comune dei ministri delle Finanze europei, che sarà approvato ufficialmente il 4 ottobre, l’UE si limita a promuovere più sforzi sulla finanza climatica e a discutere di Loss & Damage ma senza l’obiettivo di creare davvero il fondo per i paesi più vulnerabili. Che attende dal 2015

Perdite e danni: l’UE frena sul dossier più caldo della COP27
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Il capitolo perdite e danni sarà al centro del summit sul clima in Egitto

(Rinnovabili.it) – Alla COP27, l’Europa non sosterrà la richiesta dei paesi più vulnerabili al climate change di creare un fondo per i Loss & Damage. I negoziatori dei Ventisette avranno un mandato più ristretto: del capitolo perdite e danni si potrà discutere, ma solo in modo generico. Senza prendere decisioni definitive all’appuntamento di novembre in Egitto.

È quanto trapela dalla bozza della posizione ufficiale sul tema preparata dai ministri europei delle Finanze in vista del summit sul clima, fatta trapelare da Politico. Un documento che sarà approvato ufficialmente domani e – salvo sorprese dell’ultimo minuto – confermerà che i maggiori responsabili della crisi climatica puntano ancora i piedi quando si tratta di allargare il perimetro della finanza climatica.

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Da mesi molti dei paesi più esposti all’impatto del climate change premono affinché il dossier perdite e danni sia messo al centro della COP27. Il tema è molto spinoso e divisivo. Pur essendo previsto dall’accordo di Parigi del 2015, il meccanismo per far sì che i paesi con economie più avanzate e con le quote maggiori di emissioni storiche aiutino finanziariamente i paesi vulnerabili è rimasto al palo per 7 anni. Pochi i progressi: solo su questioni collaterali, mentre i punti di sostanza e i meccanismi che renderebbero operativi i Loss & Damage sono tralasciati.

In realtà, di solito non finiscono neppure in agenda. Ancora alla COP26, molti paesi erano restii a discutere alcuni degli aspetti più dirimenti e hanno rinviato la questione agli anni successivi. Ed è la medesima posizione che l’UE vuole adottare anche questa volta. La bozza di documento si limita a sottolineare che l’Europa promuove maggiori sforzi in risposta ai danni a cascata dal climate change nei paesi più poveri. E quando cita perdite e danni, lo fa solo per segnalare che le varie opzioni “saranno discusse”.

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