La BCE ha fatto il 1° stress test climatico. Ecco com’è andata

Più di 4 mln di aziende di tutto il mondo e 1.600 banche dell’area euro sono state sondate dall’istituto di Francoforte. La transizione è “un’opportunità d’oro” perché i suoi costi “impallidiscono” di fronte al costo di non fare nulla contro il cambiamento climatico

Stress test climatico: la BCE lancia l’allarme
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Dal prossimo anno lo stress test climatico determinerà i requisiti patrimoniali delle banche

(Rinnovabili.it) – Nello scenario peggiore, il cambiamento climatico si divora il 10% del PIL europeo e fa aumentare del 30% il rischio di default per le aziende. E quello che può succedere al credito europeo entro il 2100 se i governi non prendono decisioni adeguate per contenere il riscaldamento globale. La lezione è chiara: il costo del cambiamento climatico è molto più alto del costo della transizione. A dirlo è la Banca Centrale Europea (BCE) dopo aver condotto il primo stress test climatico della sua storia.

L’istituto con sede a Francoforte ha sondato oltre 4 milioni di imprese in tutto il mondo e 1.600 istituti di credito dell’area dell’euro, in tre diversi scenari di politica climatica. Lo stress test climatico è una delle misure più attese del “nuovo corso” della BCE inaugurato da Christine Lagarde. L’economista francese ha promesso di mettere al centro della sua politica il clima, facendo storcere il naso ai “puristi” che vorrebbero il mandato della banca centrale limitato alla politica monetaria in senso stresso.

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Nello stress test climatico, la BCE ha valutato sia il rischio fisico che il rischio di transizione. Il primo è legato all’impatto di disastri naturali come incendi e alluvioni inaspriti dal climate change, mentre il secondo misura il costo delle politiche per abbattere i gas serra. L’istituto di Francoforte teme soprattutto il rischio fisico.

“Senza politiche per la transizione verso un’economia più verde, i rischi fisici aumenteranno nel tempo”, lancia l’allarme la BCE. E soprattutto, aumenteranno in modo non lineare, in un processo che “a causa della natura irreversibile del cambiamento climatico”, non è a breve termine ma “continuerà nel tempo”. Per le aziende più esposte al rischio climatico, già nel 2050 il rischio di default aumenta del 37,5% nello scenario peggiore.

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Una transizione ordinata, che prenda il via in tempi brevi, è quindi un’opportunità d’oro: “i costi a breve termine della transizione impallidiscono rispetto ai costi di un cambiamento climatico senza restrizioni nel medio e lungo termine”, scrive la BCE. I risultati di questo stress test climatico diventeranno la base di partenza per il prossimo test nell’area euro, in programma il prossimo anno. In quell’occasione si farà sul serio: i risultati saranno usati per determinare i requisiti patrimoniali delle banche europee.

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