L’ETS UE sfonda quota 50 euro a permesso

Record per i permessi del sistema di scambio delle quote di carbonio europeo. Si conferma il trend in forte crescita per i prezzi, iniziato nel 2020. L’anno scorso le quote hanno aumentato del 45% il loro valore

ETS UE: è record dei prezzi, quote a 50 euro
Foto di jplenio da Pixabay

Il 4 maggio le quote ETS UE erano scambiate a 50,05 euro

(Rinnovabili.it) – Il mercato dei crediti di carbonio europeo continua a macinare record. Martedì 4 maggio l’ETS UE ha superato quota 50 euro a permesso per la prima volta da quando è stato lanciato ufficialmente, nel 2005. Una soglia simbolica, che apre qualche spiraglio di ottimismo in più per vedere nel sistema di scambio delle quote uno strumento valido per abbattere le emissioni dei Ventisette.

Il sistema di scambio delle quote di emissione costituisce la pietra angolare della strategia UE per ridurre i gas serra dei grandi inquinatori. Nel meccanismo rientrano obbligatoriamente le industrie energivore, le centrali elettriche, quelle termiche e il settore dell’aviazione. A fine aprile la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato che l’ETS UE coprirà presto anche trasporti e edilizia. Attualmente, l’Emission trading scheme europeo interessa il 45% delle emissioni prodotte nel continente .

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A spingere verso l’alto il prezzo delle quote ETS è un intreccio di fattori. Una tempesta perfetta ma positiva, l’hanno definita alcuni osservatori già nelle scorse settimane. Il punto principale è la volontà politica di Bruxelles. L’annuncio dei nuovi obiettivi climatici (-55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990) e la torsione verde impressa dalla nuova Commissione ai Ventisette fa pensare che dopo anni di risultati incerti, l’ETS UE possa finalmente funzionare a dovere. A rimorchio c’è l’interesse degli investitori, e un peso da non sottovalutare ce l’ha anche il consenso pressoché unanime degli analisti che prevedono tutti un aumento dei prezzi anche nei prossimi anni.

Analisti che sottolineano, al di là dei facili ottimismi, che finora è stato fatto molto ma era anche la parte più facile del compito. Le emissioni tra 2005 e 2019 sono calate del 35%, ma il grosso del taglio l’ha sostenuto il settore energetico. Questo perché i prezzi più elevati hanno contribuito a rendere antieconomiche le centrali a carbone, innescando un passaggio al gas.

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“Abbiamo fatto la parte facile, ovvero il passaggio dal carbone al gas nel settore elettrico”, commenta a Reuters l’analista di Berenberg Lawson Steele, che prevede che il prezzo del carbonio nell’UE sarà più che raddoppiato entro la fine di quest’anno. “L’industria deve ora farsi avanti e fare la sua parte”. Proprio oggi, l’Unione Europea dovrebbe pubblicare la sua strategia per l’industria in cui saranno dettagliate, tra le altre cose, le politiche di transizione energetica per i settori a più difficile decarbonizzazione.

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