Mercati ETS, la pandemia non li ha affossati

I sistemi di scambio dei crediti di carbonio oggi sono più resilienti e hanno evitato di ripetere il tonfo epocale seguito alla crisi del 2008. Ne parla il rapporto Emissions Trading Worldwide dell’ICAP

ETS: la pandemia non ha fatto crollare i prezzi
Foto di Emilian Robert Vicol da Pixabay

Già a giugno 2020 c’erano evidenti segnali di rimbalzo nei principali ETS

(Rinnovabili.it) – Fra il 2008 e il 2013, il prezzo delle quote dell’ETS europeo calò di più dell’80%. Il terremoto innescato dalla crisi finanziaria rese praticamente inservibile il sistema di scambio dei crediti di carbonio. Sia l’industria pesante che il settore dell’energia non erano incentivati a investire per limitare l’inquinamento avendo a disposizione permessi per inquinare a prezzi stracciati. Una sorte simile è toccata in quegli anni anche ad altri mercati ETS.

Cosa sta succedendo ai mercati ETS con il Covid? Qual è stata la loro reazione, e soprattutto abbiamo imparato la lezione del 2008? Secondo l’Emissions Trading Worldwide: Status Report 2021 pubblicato dall’International Carbon Action Partnership (ICAP), i crediti di carbonio sono usciti molto meglio dalla pandemia che dalla crisi dei subprime di 13 anni fa. E la quota di emissioni di CO2 coperta è quasi raddoppiata nell’ultimo anno, soprattutto grazie all’entrata in funzione dell’ETS cinese: i 24 ETS in vigore coprono il 16% delle emissioni globali.

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Il tonfo c’è stato, ma anche il rimbalzo. A marzo 2020 l’infilata di lockdown, gli stop alla produzione e il crollo verticale della domanda di energia hanno fatto sprofondare i prezzi delle quote. Ma già a giugno c’erano segni visibili di ripresa. Per l’ETS UE, i prezzi delle quote alla fine del 2020 erano superiori del 45% rispetto al valore di inizio anno. In Nuova Zelanda l’aumento è stato simile: 41%. Quanto alla Regional Greenhouse Gas Initiative nordamericana, i prezzi hanno chiuso in rialzo del 43%. Meno rimbalzo ma segnali ugualmente positivi anche dal mercato collegato della California e del Québec canadese, dove i prezzi sono tornati ai livelli pre-pandemici.

Su cosa si basa la resilienza degli ETS? Per l’ICAP sono due i fattori principali. Il primo è la presenza di strumenti che rendono più prevedibile il mercato e possono assorbire almeno in parte gli scossoni. Nel caso del mercato del carbonio europeo, ad esempio, il rapporto cita la Market Stability Reserve, un cassetto in cui vengono ritirate le quote in caso di sovrabbondanza sul mercato. Strumento che è entrato in vigore nel 2019. Il secondo fattore è la volontà politica dei governi, che lasciano intendere chiaramente che il numero di quote disponibili nei prossimi anni continuerà a scendere. Cosa che aiuta a tenere alti i prezzi dando una prospettiva di lungo periodo più stabile.

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