Commercio UE, la tassa sulla CO2 alla frontiera fa piangere solo la Russia

L’impatto sugli Usa della carbon border tax sarà “negligibile”. E anche per gli altri paesi non sarà un salasso. La Cina – la più spaventata – se la cava meglio di Ucraina e Turchia. Alla Russia arriverà il conto più salato per siderurgico e fertilizzanti

Tassa sulla CO2 alla frontiera: gli impatti su USA, Russia e Cina
Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

Lo studio di Sandbag e E3G sulle ricadute della tassa sulla CO2 alla frontiera dell’UE

(Rinnovabili.it) – La tassa sulla CO2 alla frontiera che è in cantiere a Bruxelles? Farà bene al clima e non procurerà danni al commercio. Con buona pace di Cina e altri partner commerciali dell’Unione Europea che si sono lamentati per la scelta della Commissione, bollandola tra l’altro come misura protezionistica. I dati raccontano una storia diversa: il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) – questo il nome tecnico dello strumento UE – copre soltanto il 3,2% delle merci in ingresso nel mercato europeo. In compenso, va a toccare il 47% dei permessi ETS gratuiti distribuiti all’industria finora.

Lo sostiene uno studio preparato da Sandbag e E3G a cui gli autori hanno dato un titolo significativo: “A storm in a teacup”, una tempesta in una tazzina. Come a dire: il CBAM è poca cosa, mentre le polemiche accese che ha sollevato sono sproporzionate. Polemiche che non cesseranno presto, visto che il provvedimento presentato il 14 luglio dovrà essere discusso in sede europea nei prossimi mesi.  

Leggi anche La Cina boccia la tassa sul carbonio alla frontiera UE

Certo, la tassa sulla CO2 alla frontiera ha un costo. La misura impone un sovrapprezzo alle merci importate da paesi che hanno standard climatici meno ambiziosi di quelli europei in alcuni settori ad alta intensità energetica come acciaio, alluminio, cemento, elettricità. Chi lo paga? Il rapporto calcola che il grosso dell’aumento lo pagheranno i cittadini, i consumatori finali. Gli importatori recupereranno quasi tutta la differenza con il previsto aumento dei prezzi.

E sono poche le sorprese che ci dobbiamo aspettare dai risvolti geopolitici della tassa sul carbonio alla frontiera. Il rapporto smonta gli argomenti dei grandi competitor dell’UE. L’impatto del CBAM sugli Stati Uniti è “negligibile”, mentre su Cina e Russia è stimato molto basso.

Leggi anche Cina: chi ha paura della carbon border tax?

Gli Stati Uniti sono i meno colpiti dei primi sei partner commerciali dell’UE, con solo 10 milioni di euro di “costi netti CBAM netti” nel 2026 e 25 milioni di euro nel 2035. La Russia è la più tartassata: da 442 milioni di euro nel 2026 a 1,9 miliardi di euro nel 2035. La maggior parte riguarda prodotti siderurgici e fertilizzanti. Ma si tratta sempre di una frazione irrisoria sul volume totale delle importazioni dalla Russia, che valgono oltre 90 miliardi di euro l’anno. Infine la Cina: Pechino è meno colpita persino rispetto a Ucraina e Turchia.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui