Abbiamo incontrato Davide Zardo, Presidente e Amministratore Delegato di Schneider Electric Italia, nell’ambito di una visita al data center Intacture, primo in Europa ad essere realizzato all’interno di una miniera. Esempio interessante di innovazione, genialità, integrazione delle tecnologie e grande sensibilità alla sostenibilità.

Schneider Electric è un punto di riferimento nelle tecnologie per l’energia, che favorisce efficienza e sostenibilità tramite l’elettrificazione, l’automazione e la digitalizzazione nel mondo industriale, delle infrastrutture, degli edifici e dei data center. Proprio nel settore dei data center è attiva da anni con soluzioni tecnologiche che puntano a supportare la diffusione di una infrastruttura IT resiliente, scalabile, in grado di incontrare gli obiettivi di sostenibilità preposti a favore di un ambito spesso raccontato in modo contraddittorio: da un lato viene definito come abilitatore di efficienza grazie all’AI ed alla digitalizzazione, dall’altro come infrastruttura molto energivora.
Per capire meglio alcuni di questi aspetti, abbiamo visitato in Val di Non il Data Center Intacture, un impianto unico in Europa in quanto realizzato all’interno di una miniera attiva dove si estrae la Dolomia, un elemento basilare per la realizzazione di intonaci edilizi.
A conferma della natura fortemente resiliente di Intacture, il data center è stato realizzato all’interno di una miniera che ospita contemporaneamente 40.000 tonnellate di mele, 1.200 forme di formaggio e 2,5 milioni di bottiglie di vino, realtà quindi davvero unica in questo settore. Ma andiamo in ordine: per gestire in modo coordinato l’operazione è stato creato un PPP (partenariato pubblico privato istituzionalizzato) con il 49% dell’Università di Trento ed il 51% composto da 4 aziende private: COVI, DEDA, GPI ed ISA, ottenendo un finanziamento PNRR di 18,5 milioni e dando vita alla Trentino DataMine che gestirà integralmente l’impianto.
A completamento della squadra è stata scelta la società di ingegneria integrata, In-site e la Schneider Electric, per la fornitura ed i principali servizi legati alle infrastrutture data center. Da questa partnership la realizzazione di un impianto virtuoso che rappresenta, allo stesso tempo, innovazione tecnologica, integrazione delle infrastrutture primarie, risparmio energetico, sicurezza fisica e dei dati, sostenibilità nel mancato consumo dell’acqua, contenimento dell’occupazione di suolo e, specialmente, un progetto nato e sviluppato sulle competenze digitali proprie del territorio, un potenziale catalizzatore di crescita capace di attrarre talenti e generare valore locale.
Insomma, un’eccellenza da tutti i punti di vista integralmente made in Italy.
Nell’ambito della visita abbiamo incontrato Davide Zardo, Presidente e Amministratore Delegato di Schneider Electric Italia.

Presidente Zardo, iniziamo a parlare del posizionamento nel mercato italiano delle vostre tecnologie energetiche.
Schneider Electric opera su quattro mercati principali: data center, infrastrutture, edifici ed industria. Il nostro approccio è fortemente integrato. Lavoriamo sul prodotto, sul prodotto connesso e sulle soluzioni software, cercando di orchestrare tecnologie diverse in un’unica visione.
Nel mondo dei data center, in particolare, siamo in grado di alimentare in modo sicuro ed efficiente tutta l’infrastruttura digitale, dalle GPU ai server, e allo stesso tempo di raffreddarla. Parliamo di un approccio che definiamo “from grid to chip” e “from chip to chiller ”: come portare energia in modo affidabile fino al chip e come gestire il raffreddamento del sistema, fattore quest’ultimo fondamentale: senza raffreddamento il sistema si ferma.
Il nostro valore sta nella capacità di integrazione, cioè di offrire un’infrastruttura completa, in cui ogni singolo elemento è connesso e compatibile. L’efficienza nasce dapprima dal singolo componente, ma si realizza integralmente quando l’intera soluzione viene concepita e realizzata in modo efficace.
E questo accade a maggior ragione nella fornitura delle infrastrutture primarie per il data center.
Questo approccio si riflette anche nella fase di progettazione e in quella di gestione?
Assolutamente sì. Affianchiamo i progettisti nella fase di design e accompagniamo poi lo sviluppo del sistema nella fase operativa. Il primo obiettivo è la resilienza: un data center non deve mai fermarsi. E questo deve avvenire nel modo più efficiente possibile.
Guardando alla transizione energetica nazionale, quale ruolo avranno i data center nel breve periodo?
Il data center è un elemento importante, non è l’unico, ma è quello che sostiene la digitalizzazione e non va visto come un fine, ma come un mezzo.
È l’infrastruttura che sostiene la digitalizzazione. La vera sfida nel processo di transizione energetica è quella di trovare un equilibrio nella gestione delle risorse integrando digitalizzazione e automazione come strumenti abilitanti.
C’è poi il tema cruciale dell’elettrificazione. Oggi in Italia rappresenta circa il 22% dei consumi energetici e si stima che nei prossimi dieci anni supererà il 30%. L’elettrificazione è la spina dorsale della transizione energetica, per ragioni di disponibilità, sostenibilità e decarbonizzazione. Ma deve essere accompagnata da tecnologie e visioni che mettano l’efficienza al centro, perché l’efficienza rappresenta la base stessa della sostenibilità.






Oggi abbiamo visitato un sito molto particolare: un data center realizzato in una miniera, dove Schneider Electric ha fornito le infrastrutture tecnologie primarie. Quali soluzioni avete implementato e quale valore rappresentano?
Si tratta di un progetto estremamente specifico. Certamente un ruolo chiave è stato svolto da Pietro Foglio di In-Site che ha progettato un data center con significative complessità tecnologiche. Noi abbiamo contribuito mettendo a disposizione competenza specifica e tecnologia, le nostre persone, i nostri tecnici, i professionisti che hanno maturato esperienza nel mondo dei data center. Abbiamo lavorato insieme a tutti gli attori coinvolti per disegnare l’infrastruttura e superare le sfide tecnologiche legate a un contesto così particolare.
Ci siamo poi posti tra i principali interlocutori per l’intera infrastruttura: dalla media tensione ai quadri di distribuzione, dagli UPS alle PDU per l’alimentazione dei server, fino agli armadi, ai sistemi di condizionamento, al controllo dell’energia, all’automazione del BMS e ai software DCIM per la gestione complessiva del data center. Un ecosistema completo, pensato specificamente per il mondo dei data center che trova, come dicevo, il suo principale valore proprio nell’integrazione delle tante tecnologie utilizzate.

Quindi il valore non è solo tecnologico, ma anche di approccio integrato.
Esattamente. Accompagniamo il cliente dalla progettazione all’esecuzione, fino alla gestione e ai servizi. In questo sito, tutti i componenti sono comunicanti e digitalizzati. Alcuni sono monitorati con sistemi di manutenzione predittiva e c’è un controllo costante degli asset.
È un approccio end-to-end che garantisce sicurezza, contenimento dei costi e tempi certi.
La sostenibilità è un tema centrale per Schneider Electric. Come si può rendere sostenibile la trasformazione digitale in Italia?
Bisogna prima di tutto sfatare un mito: sostenibilità non significa necessariamente maggiori costi. Quando applichiamo nuove tecnologie, diventiamo più innovativi e l’innovazione include naturalmente la sostenibilità.
Schneider Electric è stata riconosciuta come l’azienda più sostenibile al mondo dal Time non solo per le soluzioni innovative che offre, ma per una cultura aziendale che abbraccia tutti gli aspetti della sostenibilità: etica, rispetto del territorio, coerenza nelle fabbriche e negli uffici, requisiti stringenti per i fornitori.
La sostenibilità è una cultura aziendale e, in questo contesto, diventa un fattore di competitività. Non è una scelta più costosa, ma una scelta più efficace.
Un progetto così originale è replicabile e scalabile nel sistema italiano?
Questo progetto ha caratteristiche uniche, legate al fatto di essere stato realizzato all’interno di una montagna. Tuttavia, l’idea è replicabile in altri siti con caratteristiche simili.
La cosa più interessante è che non si tratta solo di un data center, ma di un progetto di sviluppo delle competenze digitali in un territorio. Un’infrastruttura di questo tipo, fuori dagli standard tradizionali, può diventare un catalizzatore di crescita, capace di attrarre talenti e generare valore locale.
Perché alla fine sostenibilità, innovazione e competitività non sono solo temi tecnologici: sono temi che riguardano le persone. Sono le persone che rendono efficace la tecnologia, se messe nelle condizioni giuste di crescere e svilupparsi. E questo ne è un bell’esempio.

Nel corso della nostra visita abbiamo incontrato anche Dennis Bonn, Consigliere Delegato della Trentino Datamine, che ha dichiarato: “Realizzare e gestire Trentino DataMine è una sfida organizzativa e ingegneristica, sviluppata nel quadro dell’opportunità del PNRR: abbiamo trasformato i vincoli di una miniera attiva in affidabilità, responsabilità misurabile e vantaggio competitivo, integrando territorio, tecnologia e visione industriale futura”.
E poi il progettista visionario, l’architetto Pietro Matteo Foglio: “Progettare un data center così innovativo significa trasformare un’infrastruttura tecnica in un luogo umano e civile, attraverso una progettazione integrata che tiene insieme ingegneria, architettura, sicurezza ed efficienza. Non solo prestazioni, ma una forma responsabile del digitale, capace di dialogare con il territorio, il paesaggio e la comunità”.
Alla fine della visita non posso nascondere la mia piena soddisfazione. Tutti gli obiettivi “dichiarati” all’inizio sembrano confermati, con la constatazione di un ulteriore valore tecnologico, non da poco: la capacità di lavorare anche con carichi limitati, garantendo resilienza e continuità del servizio in tutte le condizioni.
Un progetto che si configura come un’eccellenza made in Italy, sicuramente da replicare e da esportare.
Davvero complimenti a tutto il team.
Tutte le tecnologie di Schneider Electric nel data center INTACTURE
| Categoria | Tecnologia Specifica | Caratteristiche tecniche | Vantaggi |
| Infrastruttura Rack | NetShelter SX Gen2 | Predisposto per alta densità; elevata capacità di carico; ottimizzazione meccanica dei flussi d’aria. | -3,3% impatto ambientale rispetto alla Gen1. Perfetto per le applicazioni AI ed HPC più energivore. |
| Gestione flussi termici | NetShelter Aisle Containment | Sistema di segregazione aria calda/fredda; design “vendor-neutral”. | +20% capacità raffreddamento; riduzione costi energetici del 5-10%. Massima flessibilità hardware. |
| Distribuzione dell’energia ai Rack | Rack PDU Advanced + Secure NMC3 | Capacità fino a 70kW per singola unità; scheda di rete sostituibile in campo. | Cybersecurity avanzata; continuità di servizio garantita dal “Live Swap” senza downtime. |
| Raffreddamento | Chiller con Compressori Turbocor | Compressori a levitazione magnetica; utilizzo di gas refrigeranti a basso GWP. | Efficienza energetica estrema; zero consumo di acqua (fondamentale per il sito ipogeo). |
| Gruppo di Continuità | UPS Galaxy V Series | Efficienza Classe 1 (99%); gestione dinamica del carico (1-100%). | Elevata efficienza energetica, scalabilità modulare |
| Gestione Digitale | EcoStruxure IT (DCIM) | Monitoraggio remoto profondo (fino a 300m); simulazione digitale degli scenari. | Mitigazione proattiva del rischio; ottimizzazione delle prestazioni basata su dati in tempo reale. |
| Media Tensione & Reti | Quadro SM AirSeT (EcoStruxure Power) | Isolamento ad aria pura senza gas SF6; connettività nativa. | Eliminazione gas SF6 è 24.300 volte più climalterante della CO2). Manutenzione predittiva con AI. Nominato dall’Alliance of CEO Climate Leaders del World Economic Forum come “Campione della Scope 3 Downstream Solutions Challenge” |













