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Belt and Road: 20 mld di dollari di finanziamenti cinesi per l’energia verde, Africa al primo posto

Nonostante le critiche, i dati del primo semestre di quest'anno indicano che i Paesi africani mantengono un forte interesse per la BRI.

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Via Depositphotos

L’impegno della Cina per l’energia verde nel quadro della Belt and Road Initiative nei primi sei mesi del 2026

Nei primi sei mesi del 2026 l’impegno della Cina per l’energia verde nell’ambito della Belt and Road Initiative (BRI) ha superato i 20 miliardi di dollari di finanziamenti. L’Africa emerge come destinazione preferenziale di tali investimenti.

Lanciata pochi mesi dopo l’ascesa al potere del Presidente Xi Jinping nel 2012, la Belt and Road Initiative ha lo scopo di approfondire l’influenza economica di Pechino e i legami commerciali con le economie in via di sviluppo. Negli ultimi mesi gli investimenti nella BRI sono cresciuti, spinti principalmente dalle conseguenze della crisi energetica. Gli attacchi americani e israeliani contro l’Iran hanno fatto impennare i prezzi di petrolio e gas, mentre aumentava l’esigenza di potenziare le infrastrutture elettriche e i data center necessari a sostenere la domanda di intelligenza artificiale. Inoltre, i dati ufficiali delle dogane cinesi relativi agli ultimi mesi mostrano infatti un’impennata nelle esportazioni di tecnologie per l’energia pulita.

La BRI è stata oggetto di aspre critiche. In primo luogo, per aver causato obblighi di debito insostenibili, specialmente per alcuni Stati in Africa, per l’opacità dei sistemi di credito e di prestito e per lo scarso accesso al mercato cinese da parte dei partner stranieri. Nonostante tali critiche, i dati del primo semestre di quest’anno indicano che i Paesi africani mantengono un forte interesse per la BRI.

Primato dell’Africa negli investimenti della Belt and Road Initiative

Una ricerca dell’Università del Queensland e del Green Finance & Development Center di Shanghai ha confermato il primato dell’Africa negli investimenti della BRI: il continente si colloca al vertice della classifica dei coinvolgimenti regionali della Cina. Gli investimenti totali cinesi nel continente sono quasi triplicati rispetto al primo semestre del 2025, raggiungendo la cifra record di 33,5 miliardi di dollari, il livello più alto mai registrato.

Nel quadro degli investimenti generali della Belt and Road, lo sviluppo dell’energia verde svolge un ruolo prioritario. A livello globale, all’interno della BRI, il 56% del coinvolgimento cinese per il settore energetico ha riguardato l’energia verde, segnando un nuovo primato sia in termini assoluti che relativi. Solo nel primo semestre del 2026, i finanziamenti hanno toccato i 20 miliardi di dollari, eguagliando l’ammontare di tutto il 2025. La cifra include 11,8 miliardi di dollari in progetti di costruzione e 8,3 miliardi di dollari in investimenti. Sono stati confermati progetti per oltre 20 GW.

A guidare gli investimenti della BRI sembra siano principalmente le aziende private piuttosto che imprese statali cinesi, come è avvenuto in passato. Secondo i dati dell’University of Queensland, la quota di partecipazione del settore privato ha raggiunto il 48% nel primo semestre del 2026, a fronte del 13% registrato nel 2022.

Il riorientamento geo-economico nelle relazioni della Cina con il Nord Africa

La crisi nello Stretto di Hormuz avrebbe dato maggiore impulso ai progetti della Cina nello sviluppo dell’energia da idrogeno verde, dello stoccaggio energetico a lungo termine e delle reti intelligenti (smart grids).

Secondo un’analisi del think tank statunitense Stimson Center, la guerra in Iran avrebbe permesso un silenzioso ma profondo ri-orientamento geo-economico nelle relazioni della Cina con il Nord Africa. Considerata la dipendenza del Paese dalle forniture in arrivo dal Golfo, il conflitto avrebbe spinto Pechino ad approfondire le relazioni economiche con la regione, per aumentare la diversificazione e la sostenibilità dei propri approvvigionamenti.

A parte l’Algeria, che offre una potenziale protezione a breve termine sul fronte degli idrocarburi, la Cina guarda in particolare all’Egitto e al Marocco per l’energia pulita. Insieme, queste partnership stanno svolgendo un ruolo crescente nella trasformazione del Nord Africa in regione chiave per la sicurezza energetica della Cina. Questa strategia fonde diplomazia petrolifera tradizionale con una collaborazione lungimirante nell’ambito delle tecnologie verdi.

Le risorse del Marocco in materia di energia solare, gli ambiziosi obiettivi statali per le rinnovabili e un quadro politico favorevole rendono il Paese un partner ideale per Pechino. I primi progetti tra Cina e Marocco, dal valore di miliardi di dollari, per alluminio verde, idrogeno verde, energia solare ed eolica sono stati firmati nel 2025. Tra le aziende cinesi impegnate in Marocco ci sono State Grid, SPIC e Shanghai Electric. Le iniziative relative a idrogeno verde e batterie per veicoli elettrici hanno attratto enormi finanziamenti e supporto tecnico da parte cinese, andando oltre la semplice esportazione di apparecchiature e garantendo invece l’integrazione dell’intera catena del valore.

Il coinvolgimento della Cina in Egitto ha riguardato progetti pilota sull’idrogeno verde. Il rapporto si sta evolvendo dalle semplici esportazioni di apparecchiature verso uno sviluppo più ampio della filiera industriale. Un accordo storico firmato all’inizio del 2026, dal valore di 18 miliardi di dollari, vede coinvolti partner norvegesi insieme ad aziende cinesi. L’intesa comprende un piano per l’espansione dell’energia da fotovoltaico attraverso Sungrow, molteplici progetti di parchi eolici e il potenziamento della base manifatturiera a livello locale. Le imprese cinesi stanno realizzando l’ammodernamento del parco solare di Benban, portando avanti al contempo diverse iniziative in ambito di energia eolica.

Tra i nuovi annunci di investimenti nella BRI, nel primo semestre del 2026, anche l’Etiopia ha registrato progressi importanti relativi alla generazione e alla produzione di energia verde, per un valore di 14,8 miliardi di dollari. Allo stesso modo, ancora per l’Egitto nella prima parte dell’anno sono stati annunciati nuovi investimenti per un valore di 12,2 miliardi di dollari.

Leggi anche: Dazi USA ed Etiopia: l’ombra della Cina dietro il boom di pannelli solari prodotti in Africa

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.