Esther Marchetti, Clean Transport Advocacy Manager di T&E Italia commenta per Rinnovabili il pacchetto strategico Accelerate Eu

Accelerate EU, l’intervista con Esther Marchetti, Clean Transport Advocacy Manager di T&E Italia
L’Unione Europea ha approvato il pacchetto Accelerate EU, un piano d’azione strategico come risposta d’emergenza alla crisi energetica globale causata dall’inasprimento dei conflitti in Iran e dal conseguente blocco dello Stretto di Hormuz. L’obiettivo principale è proteggere i cittadini europei e le aziende dal rincaro dei prezzi energetici e accelerare l’indipendenza dai combustibili fossili volatili. Per approfondire criticità e punti deboli del pacchetto, abbiamo interpellato Esther Marchetti, Clean Transport Advocacy Manager di T&E Italia, la principale organizzazione non governativa europea indipendente che promuove politiche di trasporto sostenibile e a basse emissioni.

Che cosa ne pensa del pacchetto Accelerate EU per i trasporti?
Le misure proposte vanno nella giusta direzione: rafforzamento delle reti elettriche, migliore utilizzo delle infrastrutture rinnovabili esistenti tramite repowering e revisione di oneri e tasse per rendere l’elettricità più competitiva rispetto ai combustibili fossili. È inoltre atteso un Piano d’azione per l’elettrificazione, volto a rimuovere gli ostacoli nei settori industriale, dei trasporti e degli edifici. Altre misure per la riduzione dei consumi includono potenziamento del trasporto pubblico, contenimento dei prezzi ferroviari e sviluppo della mobilità condivisa.
Quali sono i punti critici del Piano?
A nostro avviso, la Commissione ha perso l’occasione di intervenire a livello europeo sugli extra-profitti delle compagnie petrolifere legati ai conflitti in corso: risorse che potrebbero essere utilizzate per ridurre i consumi energetici e contrastare la povertà energetica. T&E propone un piano europeo per accelerare la transizione, con incentivi specifici per auto e camion elettrici. In generale, l’elettrificazione resta la leva strutturale: riduce la dipendenza dai fossili, stabilizza i costi e rafforza la resilienza del sistema. Le altre misure, pur utili, hanno un impatto soprattutto nel breve periodo e non bastano a prevenire nuove crisi energetiche.
Il Piano prevede un target di elettrificazione molto ambizioso entro l’estate. Quali sono i paletti normativi imprescindibili che T&E chiede per evitare che questo ‘scatto’ verso l’elettrico favorisca l’importazione di veicoli prodotti con standard ambientali o sociali inferiori a quelli europei?
La Commissione ha annunciato che, entro l’estate, presenterà un Piano d’azione per l’elettrificazione per accelerare la transizione verso energia pulita prodotta nell’UE e, parallelamente, ridurre l’uso di combustibili fossili in settori chiave come i trasporti, che sono ancora in principale mercato di prodotti petroliferi. Sebbene i dettagli non siano ancora noti, la crisi energetica conferma l’urgenza di diminuire la dipendenza dall’importazione degli idrocarburi. È però essenziale anche evitare nuove dipendenze dalle materie prime critiche necessarie all’elettrificazione. L’UE dovrebbe rafforzare la “diplomazia dei minerali”, superando la frammentazione tra agenzie nazionali e creando strumenti finanziari comuni tramite un Centro europeo. Resta centrale anche lo sviluppo di una filiera europea delle batterie, pulita, etica e competitiva.
Il pacchetto punta molto sul social leasing per democratizzare l’auto elettrica. Come dovrebbe essere strutturato questo meccanismo a livello UE per evitare che si trasformi in un semplice sussidio ai produttori e diventi invece un reale strumento di equità sociale per le famiglie a basso reddito?
I programmi di social leasing dovrebbero essere adattati ai contesti nazionali e rispondere a criteri come possesso forzato dell’auto, reddito e area di residenza. T&E propone il lancio di una piattaforma europea per auto elettriche a prezzi accessibili: uno sportello unico per coordinare domanda e offerta per il social leasing e facilitare le trattative con i car maker. Questo meccanismo potrebbe sostenere le famiglie vulnerabili e, allo stesso tempo, rafforzare la produzione elettrica europea. L’obiettivo non è quello di rafforzare il paradigma della mobilità privata a quattro ruote; piuttosto, dobbiamo pensare a come mettere le persone meno abbienti che dipendono dall’auto, rispetto ai propri bisogni di mobilità (non soddisfatti dal trasporto pubblico o da alternative di sharing o mobilità attiva), di accedere a tecnologie meno emissive e più economiche in termini di consumo e mantenimento. La transizione deve essere accessibile a tutti, in virtù dei bisogni reali di ciascuno.
Ci sono segnali incoraggianti, come l’aumento di ricerca di informazioni sulle auto elettriche nei motori di ricerca, significa che i consumatori hanno attivato la loro attenzione. Può essere realmente un buon momento per l’Europa per puntare sulle auto elettriche?
Sì, se i legislatori dell’Unione riusciranno ad accelerare l’accordo sull’Automotive Package e a mantenere gli attuali obiettivi di riduzione della CO2 previsti per il 2030 per le case automobilistiche. Quegli obiettivi sono la migliore garanzia dell’arrivo sui mercati di veicoli elettrici più economici e made in EU necessari per ridurre l’esposizione degli europei alle ripetute crisi petrolifere. Al contrario, le recenti richieste di ACEA – l’associazione dei car maker europei – per indebolire gli obiettivi climatici dell’UE potrebbero costare fino a 74 miliardi di euro in più per le importazioni di petrolio tra 2026-2035, riducendo in modo significativo la quantità di greggio che verrebbe altrimenti sostituita dall’utilizzo di auto elettriche se le regole attuali restassero invariate. Inoltre, potrebbe far aumentare le emissioni di CO₂ delle auto europee fino a 2,4 gigatonnellate tra il 2026-2050 rispetto alla normativa vigente, l’equivalente di oltre cinque anni di emissioni dell’attuale parco auto UE.
L’istituzione di un Fuel Observatory da parte della Commissione Europea all’interno del pacchetto di misure Accelerate EU, suggerisce un controllo centralizzato delle scorte. Può realmente essere utile?
In un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche, come quella tra Stati Uniti e Iran, capaci di far impennare il prezzo del petrolio, ridurre la dipendenza dagli idrocarburi affidandosi a vento e sole è l’unica scelta realmente utile e sicura. Il modo migliore per l’UE per difendere i cittadini dalla volatilità dei prezzi dei carburanti è mantenere l’ambizione degli standard di CO₂ per le auto, che richiedono ai produttori di offrire sempre più veicoli elettrici accessibili al mercato di massa. Allo stesso tempo, una normativa sulle flotte aziendali elettriche può accelerare la transizione e favorire la diffusione di auto elettriche a prezzi più bassi anche nel mercato dell’usato.
Accelerate EU spinge anche per la produzione rapida di carburante a impatto ridotto per gli aerei, il SAF oltre a biocarburanti per le navi. Come deve essere strutturato il sistema di certificazione delle materie prime per garantire che l’accelerazione non porti a un aumento del consumo di oli vegetali insostenibili?
Garantire la sostenibilità delle catene di approvvigionamento delle materie prime di seconda generazione da Paesi extra UE è complesso e si deve migliorare. Servono più risorse dell’Unione e nazionali per rafforzare le indagini sulle frodi, sul modello dei Paesi Bassi. È inoltre essenziale sviluppare quadri di cooperazione internazionale per consentire controlli a monte, sul modello delle condizioni di ammissibilità della RED III. Occorre infine una riforma strutturale: superare i sistemi volontari di certificazione, gestiti dall’industria, e passare a regole vincolanti, con sanzioni efficaci. Vanno rafforzati monitoraggio, trasparenza e tracciabilità, assicurando piena conformità all’Union DataBase che la Commissione sta sviluppando per centralizzare i processi.












