Cresce la spesa per l’import energetico e la necessità di proteggere i consumatori e le imprese dal caro bollette. Ma la presidente della Commissione UE avverte: nella crisi del 2022 solo un quarto degli aiuti di emergenza è stato destinato ai consumatori vulnerabili.

Sono passati sessanta giorni esatti da quando le forze militari di Stati Uniti ed Israele hanno attaccato l’Iran scatenando la terza guerra del Golfo. E in questi 60 giorni lo scenario energetico globale è precipitato dando origine a quella che si ritiene essere la peggiore crisi della storia recente.
Una crisi rigorosamente “fossile”, sebbene il conflitto mediorientale stia avendo impatti a cascata anche sugli altri comparti dell’energia, e che l’Unione europea sta già pagando in maniera salata. Lo ha ricordato stamane la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nel suo intervento al dibattito plenario del Parlamento europeo. Von der Leyen torna su temi già noti, ribadendo la posizione dell’esecutivo: “In un mondo turbolento come il nostro, non possiamo assolutamente dipendere eccessivamente dalle importazioni di energia”.
I numeri di questi due mesi di conflitto sono la prova più evidente che la diversificazione delle fonti fossili messa in campo con la crisi del 2022 non ha risolto il problema della sicurezza energetica, ma lo ha solo spostato nel tempo e nello spazio. Dall’inizio della guerra in Iran a oggi “la nostra spesa per le importazioni di combustibili è aumentata di oltre 27 miliardi di euro, senza una singola molecola di energia aggiuntiva”, ha ribadito von der Leyen. “La strada da percorrere è quindi ovvia: dobbiamo ridurre la nostra eccessiva dipendenza dai combustibili fossili importati e potenziare la nostra produzione interna di energia pulita, accessibile e a prezzi contenuti. Dalle energie rinnovabili al nucleare, nel pieno rispetto della neutralità tecnologica”.
D’altra parte oggi è già possibile osservare come un mix energetico più pulito possa aumentare la sicurezza. E minore è lo spazio concesso al gas, minore è l’aumento in bolletta: la crescita delle rinnovabili registrata negli ultimi 4 anni sta effettivamente esercitando un effetto tampone sui rincari odierni. “Nel 2022, il gas determinava i prezzi dell’elettricità per il 70% del tempo. Oggi questa percentuale è scesa al 30%”.
Ovviamente ci sono realtà e realtà. Paesi come Danimarca, Finlandia, Svezia e Slovacchia appaiono attualmente più protetti nei confronti della volatilità del gas. In particolare, la Svezia rappresenta il modello d’eccellenza: con il 99% di produzione da fonti rinnovabili, il suo mercato elettrico appare essere quasi immune alla volatilità del gas. “Quando il prezzo del gas aumenta di 1 euro per MWh, la bolletta elettrica svedese aumenta solo di 0,04 euro per MWh, perché quasi tutta l’elettricità proviene da fonti rinnovabili e nucleari. È così che ci proteggiamo dagli shock futuri, ed è questa la strada verso un’Europa indipendente”, ha commentato la numero uno dell’esecutivo.
Von der Leyen ha anche posto l’accento sulla necessità di indirizzare gli interventi anti-crisi verso target specifici: imprese e cittadini vulnerabili. Il discorso appare perfettamente in linea con quanto raccomandato da Rodrigo Valdes, nuovo responsabile degli affari fiscali del Fondo Monetario Internazionale, che durante la presentazione del Fiscal Monitor ha esortato i Paesi a limitare gli aiuti energetici sia in termini temporali che di beneficiari.
“Abbiamo imparato una lezione dalla scorsa crisi: le misure dovrebbero essere mirate solo alle famiglie e ai settori più vulnerabili, evitando di aumentare la domanda di gas e petrolio”. Una lezione imparata sbagliando dal momento che gli interventi messi in campo nel 2022 non sono andati sempre a segno. Come rivela la von der Leyen, solo un quarto degli aiuti di emergenza è stato destinato ai target sopra citati. Oltre 350 miliardi di euro sono stati spesi in misure non mirate. “Ciò ha avuto un impatto enorme sulle finanze degli Stati membri e ha anche compromesso le misure a tutela dei più bisognosi. Non commettiamo lo stesso errore e concentriamo il nostro sostegno dove è più necessario”.












