Sicurezza, eCall a rischio e stop ai vincoli sulla radio FM/DAB+: i costruttori chiedono a Bruxelles regole su misura per la mobilità di domani

Auto connesse e smart. Perché serve un accordo europeo tra costruttori e Ue
Intelligenti, connessi e automatizzati. Sono i veicoli di oggi, e lo saranno sempre di più domani. C’è chi li paragona agli smartphone con 4 ruote, ed in un certo senso è così. La piena connettività è un pilastro della tecnologia automobilistica moderna, e con l’implementazione dell’IA a bordo e della guida autonoma diventerà una prerogativa come avere l’acqua in casa o la corrente elettrica. Ed è proprio su questo confine invisibile tra automotive e telecomunicazioni che si sta giocando una partita normativa decisiva per il futuro della mobilità europea.
A tal proposito l’ACEA ha pubblicato il suo position paper sul neonato Digital Networks Act (DNA) della Commissione Europea. L’Europa, infatti, si è resa conto che le regole risalenti al Codice delle comunicazioni elettroniche del 2018 erano nate in un’era in cui internet serviva a navigare sul web, e non sono più adatte a un mondo dominato da Intelligenza Artificiale, cloud avanzato, auto connesse e futuri standard 6G. Il DNA nasce con l’obiettivo di superare la frammentazione dei 27 mercati nazionali e creare un vero Mercato Unico della connettività europea.
Tornando ad ACEA, il messaggio inviato a Bruxelles è chiaro: le auto connesse non sono smartphone e non possono essere regolamentate come tali senza mettere a rischio la sicurezza stradale, la cybersecurity e la competitività industriale del Continente.
Il nodo dello switching: la sicurezza non è un’app
Il primo grande scoglio sollevato dai costruttori riguarda le regole sul cambio di fornitore di rete, noto come switching. Se per l’utente finale è sacrosanto poter cambiare operatore telefonico sul proprio smartphone per trovare la tariffa migliore, applicare questa dinamica a un veicolo è tecnicamente imprudente.
Un’auto moderna utilizza un’architettura a connettività integrata, spesso basata su soluzioni eSIM. La stessa antenna e lo stesso modulo gestiscono sia i servizi di intrattenimento per i passeggeri, sia funzioni critiche come gli aggiornamenti software Over-the-Air, la diagnostica e l’eCall, il sistema di chiamata d’emergenza europeo.
Consentire uno switching non coordinato del provider di rete rischia di interrompere canali di comunicazione protetti tra il veicolo e i server della casa madre, minando l’integrità del sistema. L’eSIM di un’auto serve sia a far funzionare l’infotainment, sia la sicurezza (gli aggiornamenti critici), obbligare l’utente a cambiare operatore liberamente è impraticabile. ACEA chiede uniformità a livello europeo per non creare situazioni caotiche.
Corsie preferenziali per i servizi salvavita
Per far funzionare la guida autonoma o i sistemi anticollisione in tempo reale, serve una connettività a bassissima latenza e con una qualità del servizio (QoS) garantita. L’industria approva l’apertura del DNA verso i servizi specializzati ottimizzati, ma chiede criteri flessibili, neutrali dal punto di vista tecnologico e, soprattutto, che non vadano a degradare la rete standard. La mobilità del futuro si reggerà su un mix di reti terrestri 5G e reti non terrestri satellitari, essenziali per garantire la continuità del segnale nelle aree rurali o transfrontaliere.
Il fantasma dei 2G/3G e il paradosso dell’eCall
C’è poi un tema di sincronizzazione temporale che fotografa perfettamente il divario tra la velocità delle telecomunicazioni e i cicli di vita dell’automotive. Un telefono si cambia ogni due o tre anni; un’auto resta su strada per oltre un decennio.
Il progressivo switch-off delle reti 2G e 3G da parte degli operatori mobili sta creando un serio problema; entro il 2027 e oltre, milioni di vetture dotate di sistemi eCall di vecchia generazione circoleranno ancora sulle strade europee. Se le reti 2G/3G si spengono senza piani di transizione coordinati a livello europeo di almeno 8-10 anni, quei sistemi salvavita smetteranno di funzionare.
Non solo: ACEA solleva il problema del callback. Quando un centro di soccorso deve richiamare un’auto dopo un incidente per verificare lo stato degli occupanti, gli operatori telefonici applicano spesso tariffe astronomiche o internazionali. Il risultato? Molti centri di soccorso esitano a richiamare per questioni di budget. L’appello di ACEA è che le comunicazioni di emergenza da e verso i veicoli debbano essere totalmente gratuite.
Radio addio?
I costruttori blindano l’assenza nel DNA di obblighi legati all’installazione di hardware radio obsoleti come i ricevitori FM/DAB+. L’ecosistema dei media di bordo si sta muovendo verso lo streaming e il software. I costruttori di auto vogliono essere liberi di decidere come far ascoltare la musica e l’informazione a bordo, senza che l’Unione Europea imponga loro per legge di installare la vecchia radio analogica o digitale. Alcune emittenti radiofoniche tradizionali hanno fatto pressione su Bruxelles affinché il Digital Networks Act obbligasse i costruttori a montare i chip e le antenne per la radio su tutte le auto. ACEA, invece, ritiene che il costruttore debba essere libero di decidere la grafica e l’interfaccia dello schermo e basarsi sulle preferenze dell’utente, non su un imposizione burocratica di Bruxelles.
Il punto di vista della sostenibilità industriale
Non dimentichiamo i numeri. L’automotive muove oltre l’8% del PIL dell’Unione Europea, garantisce 13,6 milioni di posti di lavoro (diretti e indiretti) ed è il primo investitore privato in R&S in Europa con 84,6 miliardi di euro all’anno, pari al 34% del totale UE. La richiesta di ACEA è che l’Europa decarbonizzi il settore dei trasporti e della mobilità, ma proteggendo la sua preziosa industria manifatturiera.












