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I piani dell’Iraq per evitare Hormuz non risolvono il problema della sicurezza

Neache i nuovi oleodotti sarebbero al riparo dagli attacchi iraniani.

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I progetti per trasportare il petrolio dall’Iraq al Mar Mediterraneo

I Paesi produttori di petrolio del Medio Oriente stanno accelerando i piani per costruire vie alternative e ridurre in questo modo la propria dipendenza dallo Stretto di Hormuz. Tuttavia, i nuovi oleodotti non basteranno a sollevare la regione dai rischi geopolitici a cui sono esposte le esportazioni energetiche. Gli oleodotti sono altrettanto vulnerabili agli attacchi asimmetrici a basso costo con cui Teheran ha colpito le navi mercantili. Tra questi progetti figurano anche i piani per trasportare il petrolio dall’Iraq al Mar Mediterraneo.

Stati Uniti a fianco dell’Iraq

A fianco dell’Iraq ci sono gli Stati Uniti, che stanno sostenendo lo sforzo del Paese per ricostruire un oleodotto di greggio che dalla città settentrionale di Kirkuk attraversa la Siria e sbocca nel Mar Mediterraneo, come ha riferito a CNBC un funzionario del Dipartimento di Stato. Le aziende statunitensi sono pronte a impegnarsi nella ricostruzione dell’oleodotto. Il FT ha scritto che Chevron e il Governo iracheno sono avanti nelle trattative finalizzate a formare un consorzio. Lo scopo è costruire o riattivare una rete di oleodotti che arrivi in Siria. Il consorzio comprenderebbe l’azienda petrolifera statunitense, TI Capital, che ha sede a Los Angeles, e un gruppo di proprietà dei fratelli Al-Khayyat, miliardari siriano-qatarioti.

Chevron dovrebbe firmare un protocollo d’intesa con l’Iraq per lo sviluppo di due giacimenti petroliferi nel Sud del Paese ed è in trattative per la costruzione di un oleodotto che collegherebbe l’Iraq meridionale al Nord del Paese, vicino a Kirkuk. Il consorzio starebbe anche discutendo della costruzione di una seconda linea, che sfrutterebbe almeno in parte una rete di oleodotti più vecchia. Questo secondo oleodotto andrebbe invece da Kirkuk verso Ovest attraverso la Siria fino al porto di Baniyas, portando il petrolio dell’Iraq meridionale al Mediterraneo.

Le linee Bassora-Haditha-Kirkuk-Ceyhan e Bassora-Haditha-Baniyas

Il Governo iracheno ha autorizzato la compagnia statale Basra Oil Company (BOC) a firmare accordi preliminari con il consorzio guidato da Chevron per portare avanti le due opzioni infrastrutturali. Questi accordi rappresentano il primo passo verso la realizzazione di studi di fattibilità tecnica ed economica sulla linea Bassora-Haditha-Kirkuk-Ceyhan e su quella Bassora-Haditha-Baniyas.

Come spiega un’analisi di Kpler, se questi studi verranno completati entro la fine dell’anno, i lavori potrebbero iniziare già dal prossimo anno ma la realizzazione delle infrastrutture richiederebbe comunque altri 3-5 anni. Qualora il progetto Bassora-Kirkuk-Ceyhan venisse effettivamente realizzato, prosegue l’analisi, aumenterebbero di conseguenza anche i volumi di greggio esportati attraverso il terminale turco di Ceyhan.

Questi progetti rientrano tra i sette oleodotti in fase di costruzione o di pianificazione in Medio Oriente considerati realizzabili da Goldman Sachs. Grazie a tali progetti le capacità degli oleodotti nella regione potrebbero crescere fino a oltre 14 milioni di barili al giorno entro la fine del 2028, hanno spiegato gli analisti. Questa cifra rappresenterebbe più del 60% del volume di esportazione pre-guerra dei sette Stati del Golfo, che arrivava a 23 milioni di barili al giorno.

Oleodotti sempre a rischio di attacchi iraniani

Il punto è che neanche i nuovi oleodotti sarebbero al riparo dagli attacchi iraniani, che impiega armi asimettriche, come missili e droni, per colpire le strutture di carico, le stazioni di pompaggio, i terminal e i siti stoccaggio. Non solo, i ribelli Houthi in Yemen, sostenuti da Teheran, continuano a minacciare di interrompere le esportazioni di petrolio anche attraverso il Mar Rosso.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.