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Lungimiranza e calcolo: come la Cina è arrivata a influenzare il prezzo del petrolio

Per decenni la Cina era stata considerata solo come una grande consumatrice di petrolio. Ora non è più così.

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Ora chi decide il prezzo del petrolio è la Cina?
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Ora chi decide il prezzo del petrolio è la Cina? Se è così, come ci è riuscita?

La guerra in Iran e l’interruzione delle forniture energetiche dal Medio Oriente hanno colto di sorpresa e colpito duramente soprattutto i Paesi asiatici, più dipendenti di altri dalle importazioni dal Golfo. La Cina, al contrario, ha dimostrato come lungimiranza e pragmatismo siano la combinazione perfetta per trasformarsi da potenziale vittima di una crisi globale a stratega dell’autonomia energetica. La Cina ora sarebbe in grado di definire i prezzi globali, al punto di poter eventualmente sfruttare questo potere di leva sui mercati energetici internazionali. Ora chi decide il prezzo del petrolio è la Cina? Se è così, come ci è riuscita?

La ricetta di Pechino contro gli shock dell’offerta

Prima di tutto, la RPC ha aumentato drasticamente la propria capacità di stoccaggio di greggio, accumulando riserve stimate tra 1,3 e 1,5 miliardi di barili, sufficienti a coprire forse oltre 100 giorni di importazioni medie. I dati ufficiali sullo stoccaggio non si conoscono perché Pechino non li divulga ma è possibile che in questi mesi sia riuscita comunque ad acquistare in una certa misura il petrolio iraniano. Al contempo, ha incrementato la produzione interna di petrolio fino a toccare la cifra record di 4,3 milioni di barili al giorno, potenziando al massimo l’adozione di veicoli elettrici per ridurre la dipendenza dai carburanti importati. Come misura temporanea, ha anche tagliato le esportazioni di prodotti petroliferi raffinati, tra cui benzina, diesel e carburante per aerei.

Le importazioni di greggio della Cina sono diminuite sensibilmente nel corso degli ultimi mesi. A giugno sarebbero calate di oltre il 41% rispetto all’anno precedente, scendendo a 7,12 milioni di barili al giorno, un livello considerato il più basso dal 2016. Tutto questo è avvenuto dopo che nel 2025 la Cina aveva importato la cifra record di 11,55 milioni di barili al giorno, arrivando a rappresentare il 16% della domanda globale di petrolio. “Se le importazioni cinesi fossero rimaste ai livelli pre-guerra, oggi i prezzi del petrolio sarebbero quasi certamente molto più alti“, aveva detto ad Axios a fine maggio Salih Yilmaz, analista di Bloomberg Intelligence. “Il Paese è stato probabilmente uno dei fattori determinanti per cui i prezzi del petrolio non sono schizzati molto più in alto durante il blocco di Hormuz“, aveva sostenuto l’analista.

Il nuovo ordine mondiale post guerra in Iran

Il prezzo del petrolio continuerà a risentire dell’instabilità geopolitica. Oltra a questo effetto, la guerra in Iran avrebbe fatto emergere anche un’altra realtà: per decenni la Cina era stata considerata solo come una grande importatrice e consumatrice di petrolio, ora non sarebbe più così. Dimostrando di poter agire su importazioni, operazioni di raffinazione, rilascio di scorte ed esportazioni di carburante, è riuscita a modificare direttamente gli equilibri del mercato globale, contribuendo a contenere i prezzi abbassando la domanda. Ecco perché diverse analisi pongono la Cina sullo stesso livello delle grandi potenze energetiche, come l’Arabia Saudita, un tempo forse la Russia, o gli Stati Uniti, ossia potenze capaci di influenzare i prezzi anziché semplicemente di adattarsi a essi.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.