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La Cina si affida ai taxi elettrici per attutire lo shock petrolifero

Da marzo a maggio ci sarebbe stato aumento del 6% degli spostamenti con taxi elettrici rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

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Via Depositphotos

In Cina taxi elettrici scudo dall’impennata dei prezzi della benzina

In Cina i taxi elettrici stanno diventando uno scudo sempre più rilevante dall‘impennata dei prezzi del petrolio e della benzina.

Nelle città cinesi l’uso dei taxi e del ride-sharing è in piena espansione. In base ai dati del Governo, da marzo a maggio, quindi dopo lo scoppio della guerra in Iran, ci sarebbe stato aumento del 6% degli spostamenti con taxi elettrici rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Tariffe scese del 10%-15% rispetto a sei mesi fa

Come spiega Reuters, le tariffe in Cina stanno scendendo nonostante l’aumento dei prezzi della benzina. Secondo alcuni analisti, molte persone in cerca di lavoro si propongono come nuovi conducenti. Al contempo le auto elettriche diventano sempre più economiche. Questa doppia dinamica contribuirebbe ad abbassare le tariffe, attirando di conseguenza sempre più passeggeri. Un autista part-time di Pechino per servizi di ride-hailing (noleggio con conducente tramite app) ha dichiarato all’agenzia che le tariffe sono scese del 10%-15% rispetto a sei mesi fa anche perché la concorrenza è tanta.

L’elettrificazione dei taxi contribuisce alla trasformazione dei trasporti in Cina, che si sta impegnando a diventare sempre meno dipendente dal petrolio e dagli shock dell’offerta di combustibili fossili importati. Quasi la metà della flotta di taxi cinese, composta da 1,3 milioni di veicoli, sarebbe elettrica, secondo quanto dichiara il Ministero dei Trasporti cinese, e nelle grandi città la percentuale sfiorerebbe il 100%.

La Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme (NDRC) adegua i prezzi al dettaglio di benzina e diesel ogni 10 giorni lavorativi. Le tariffe sui carburanti risentono delle variazioni dei prezzi globali del greggio. L’aumento dei prezzi del petrolio causati dal conflitto in Medio Oriente ha indebolito la domanda anche in Cina, nonostante le ingenti riserve messe da parte da Pechino prima della guerra.

A maggio le importazioni cinesi di petrolio sono scese del 29% su base annua, toccando il livello più basso degli ultimi otto anni. Si stima che la domanda di carburante, inclusa la benzina, sia crollata del 20%, un calo paragonabile a quello registrato nella fase più acuta della pandemia di COVID.

Sinopec, una delle più grandi compagnie petrolifere statali cinesi, prevede una contrazione del 10% su base annua della domanda di benzina, diesel e carburante per aerei nel Paese per il secondo e terzo trimestre di quest’anno. Anche S&P Global prevede un calo analogo per il secondo trimestre.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.