Le misure di emergenza adottate dai diversi Paesi per affrontare la crisi rappresentano un primo livello di risposta, ma non possono costituire l’orizzonte strategico. La vera sfida è quella di trasformare l’urgenza in occasione di riforma. L'editoriale di Alberto Romagnoli, Consigliere CNI, con deleghe a Territorio, Ambiente e Comunicazione

di Alberto Romagnoli
La crisi energetica degli ultimi anni ha imposto ai Governi una risposta rapida e, per molti aspetti, inevitabilmente emergenziale. Gli interventi adottati – come evidenziato nelle analisi di questo numero – si sono concentrati prevalentemente su strumenti di sostegno generalizzato, con l’obiettivo di contenere l’impatto immediato dell’aumento dei prezzi su famiglie e imprese. Tuttavia, proprio l’ampiezza e la diffusione di tali misure pongono oggi una riflessione necessaria sulla loro efficacia e sostenibilità nel medio-lungo periodo.
Secondo quanto evidenziato anche dal Fiscal Monitor del Fondo Monetario Internazionale, i sussidi energetici generalizzati, pur avendo svolto una funzione stabilizzatrice, rischiano di produrre effetti distorsivi, incidendo in modo significativo sui bilanci pubblici senza incentivare un cambiamento strutturale nei consumi e negli investimenti. È un tema che richiama la necessità di un progressivo superamento delle misure “a pioggia” a favore di interventi più mirati, in grado di accompagnare la transizione senza rallentarla.
In questo quadro, le misure di emergenza adottate dai diversi Paesi rappresentano un primo livello di risposta, ma non possono costituire l’orizzonte strategico. La vera sfida è quella di trasformare l’urgenza in occasione di riforma, orientando le politiche pubbliche verso strumenti che favoriscano l’efficienza energetica, la diffusione delle fonti rinnovabili e la riduzione strutturale della dipendenza dalle fonti fossili.
Alcuni segnali in questa direzione emergono con chiarezza anche sul piano normativo. Il recente intervento sulla geotermia a bassa entalpia rappresenta un esempio concreto di semplificazione e di riconoscimento del ruolo di tecnologie spesso considerate marginali ma che, in realtà, possono contribuire in modo significativo alla decarbonizzazione, in particolare nel settore civile. L’aggiornamento del quadro regolatorio consente infatti di superare alcune rigidità procedurali, facilitando l’installazione di impianti e favorendo una maggiore diffusione di queste soluzioni.
Analogo rilievo assume il recepimento delle direttive europee in materia di idrogeno e gas, che introduce elementi di maggiore chiarezza nella definizione delle regole del mercato e nella gestione delle infrastrutture. In questo caso, il passaggio è particolarmente delicato: si tratta di costruire le condizioni per lo sviluppo di un nuovo vettore energetico, garantendo al tempo stesso sicurezza, interoperabilità e sostenibilità economica.
Accanto al tema energetico in senso stretto, il numero richiama anche l’attenzione su ambiti strettamente connessi, come quello dell’edilizia e delle politiche abitative. Il Piano Casa, con l’obiettivo di incrementare l’offerta di alloggi e sostenere l’edilizia sociale, rappresenta un’opportunità per integrare in modo sistematico criteri di efficienza energetica e sostenibilità ambientale nella progettazione e realizzazione degli interventi. È in questo ambito che la transizione può tradursi in benefici concreti per i cittadini, migliorando la qualità dell’abitare e riducendo i consumi.
Il rafforzamento delle misure legate al PNRR, infine, evidenzia la volontà di accelerare i processi di attuazione degli investimenti, intervenendo su semplificazioni procedurali e strumenti di governance. Anche in questo caso, il tema centrale non è soltanto la disponibilità delle risorse, ma la capacità di trasformarle in progetti efficaci, coerenti con gli obiettivi di transizione energetica e sostenibili nel tempo.
Ciò che emerge complessivamente è la necessità di un cambio di paradigma: dalla gestione dell’emergenza alla costruzione di una politica energetica strutturale. Un passaggio che richiede coerenza tra strumenti economici, quadro regolatorio e capacità progettuale.
In questo contesto, il contributo dell’ingegneria è essenziale. Non solo per l’implementazione tecnica delle soluzioni, ma per la capacità di integrare visione e operatività, traducendo indirizzi strategici in interventi concreti. La transizione energetica non può essere affrontata per compartimenti stagni, ma richiede un approccio sistemico, in cui ogni scelta sia valutata in termini di impatto complessivo.
È questa la sfida che abbiamo di fronte: trasformare una fase di crisi in un’opportunità di riorganizzazione profonda del sistema energetico. Un obiettivo che può essere raggiunto solo attraverso una progettazione consapevole, capace di coniugare sicurezza, sostenibilità e sviluppo.











