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Mercato del GNL travolto dalla crisi: -20% di offerta globale

La crisi in Medio Oriente ridisegna gli equilibri del mercato del gas e mette sotto pressione sicurezza energetica e prezzi globali.

Gas Naturale Liquefatto: effetti di guerra in Iran e Hormuz sui prezzi
Gas Naturale Liquefatto: effetti di guerra in Iran e Hormuz sui prezzi – fonte pixabay

I prezzi del gas naturale liquefatto sono ai massimi  dal 2023

Nel momento in cui i mercati energetici stavano ritrovando un equilibrio, la guerra in Iran e i suoi effetti hanno riportato il gas naturale liquefatto al centro della scena globale: la chiusura dello stretto di Hormuz ha sottratto quasi il 20% dell’offerta mondiale di GNL, riaccendendo la corsa dei prezzi e spingendo la volatilità su livelli elevati.

Il rapporto trimestrale sul mercato del gas dell’IEA evidenzia come il sistema del gas sia stato colpito da uno shock improvviso, capace di invertire in poche settimane il trend di stabilizzazione registrato tra fine 2025 e inizio 2026.

Tra ottobre e febbraio, infatti, l’offerta globale di GNL era cresciuta del 12% su base annua (+29 miliardi di metri cubi), sostenuta soprattutto dai nuovi impianti in Nord America. Questo aumento aveva contribuito a ridurre i prezzi: in Europa il TTF era sceso del 24%, mentre in Asia il JKM aveva registrato un calo del 27%.

La situazione è cambiata bruscamente a marzo, quando il blocco dello stretto ha interrotto i flussi da Qatar ed Emirati Arabi Uniti, che insieme rappresentano una quota decisiva delle esportazioni globali.

GNL vulnerabile a causa della chiusura di Hormuz

Il nodo centrale della crisi è lo stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del commercio globale di GNL, pari a circa 110 miliardi di metri cubi l’anno.

La guerra in Iran e gli attacchi alle infrastrutture energetiche hanno portato alla sospensione quasi totale delle esportazioni dal Golfo. Il risultato è stato un calo immediato della produzione globale di GNL, che a marzo è scesa dell’8% su base annua, con una perdita di circa 4 miliardi di metri cubi.

Nel breve periodo, le conseguenze sono state amplificate dalla struttura stessa del mercato: i flussi di gas naturale liquefatto dipendono dalla logistica marittima e non esistono rotte alternative per i principali esportatori del Golfo. Inoltre, circa il 90% dei volumi diretti attraverso Hormuz è destinato all’Asia, rendendo questi mercati particolarmente esposti.

Il gas naturale torna ai livelli della crisi energetica

L’impatto più immediato si è visto sui prezzi. A marzo, le quotazioni del gas naturale hanno raggiunto i livelli più alti dalla crisi del 2022-2023. In Europa, il TTF ha toccato una media di 18 dollari per MBtu, mentre in Asia il JKM ha sfiorato i 21 dollari per MBtu.

Ancora più rilevante è stato l’aumento della volatilità. L’indice di volatilità del TTF è salito fino al 160%, mentre quello asiatico ha raggiunto quasi il 300%, segnalando un mercato estremamente instabile.

La crisi ha anche invertito i flussi commerciali. Il differenziale di prezzo ha spinto i carichi di GNL a spostarsi dall’Europa all’Asia, dove il premio ha raggiunto i 2,8 dollari per MBtu.

Domanda in calo in favore delle rinnovabili

Di fronte all’aumento dei prezzi, la domanda globale di gas naturale ha iniziato a ridursi, soprattutto nei principali Paesi importatori.

In Europa, i consumi sono diminuiti di circa 4% a marzo, grazie anche alla maggiore produzione da fonti rinnovabili, che ha ridotto l’uso del gas nella generazione elettrica.

In Asia, diversi governi hanno reagito introducendo misure di contenimento della domanda. Queste includono un maggiore ricorso alla generazione elettrica da carbone, la riattivazione o l’espansione della capacità nucleare e una riduzione dei consumi nei settori industriali più energivori.

Questo insieme di interventi sta accelerando il cosiddetto fuel switching, ovvero la sostituzione del gas naturale con altre fonti energetiche più disponibili o meno costose nel breve periodo. Secondo il rapporto, tale dinamica potrebbe ridurre la domanda globale di gas fino a 60-65 miliardi di metri cubi su base annua.

Il ruolo del gas naturale liquefatto nei sistemi energetici

Nonostante la crisi, il gas naturale liquefatto conferma il suo ruolo centrale nella sicurezza energetica globale. In Europa, durante l’inverno 2025-2026, le importazioni di GNL hanno raggiunto un record storico di 104 miliardi di metri cubi, coprendo oltre il 40% dell’approvvigionamento di gas.

Questo dato evidenzia come il GNL sia ormai una fonte strutturale, soprattutto in un contesto di riduzione delle forniture via gasdotto e di calo della produzione interna.

Allo stesso tempo, gli eventi climatici estremi, come le ondate di freddo registrate negli Stati Uniti, in Europa e in Asia, hanno dimostrato l’importanza della flessibilità del gas nel garantire la sicurezza del sistema elettrico.

La guerra in Iran avrà effetti duraturi

Oltre all’impatto immediato, la crisi sta modificando anche le prospettive di lungo periodo del mercato del gas naturale liquefatto.

I danni agli impianti in Qatar e il rallentamento dei progetti di espansione stanno ritardando la cosiddetta “LNG wave”, ovvero la nuova ondata di capacità produttiva prevista nella seconda metà del decennio.

Secondo l’IEA, questo comporterà una perdita cumulata di circa 120 miliardi di metri cubi di GNL tra il 2026 e il 2030, pari a circa il 15% dell’offerta globale prevista nello stesso periodo.

Il ritardo stimato è di almeno due anni, con effetti che si concentreranno soprattutto tra il 2026 e il 2027, prolungando una fase di mercato caratterizzata da tensioni e prezzi elevati.

Sicurezza energetica e nuovi equilibri globali del gas naturale

La crisi evidenzia una criticità strutturale del sistema energetico globale: la dipendenza da pochi nodi logistici e da un numero limitato di grandi esportatori.

Per l’IEA, la risposta a queste vulnerabilità richiede un rafforzamento complessivo dell’architettura della sicurezza energetica. Questo implica, in primo luogo, una maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento, così da ridurre l’esposizione a singoli punti di crisi come lo stretto di Hormuz.

Parallelamente, risultano necessari investimenti lungo tutta la filiera del gas naturale liquefatto, dalle infrastrutture di liquefazione fino alla logistica marittima e ai terminali di rigassificazione.

A questo si aggiunge l’esigenza di una cooperazione internazionale più stretta tra Paesi produttori e consumatori, fondamentale per gestire situazioni di emergenza e garantire la stabilità dei flussi energetici.

In questo contesto, i contratti di lungo termine tornano centrali per ridurre l’esposizione alla volatilità dei mercati spot.

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About Author / Alessandro Petrone

Giornalista da oltre 20 anni, nel corso della sua carriera si è occupato di politica, economia, attualità e costume. È stato Caporedattore e Direttore Responsabile per una Casa Editrice che pubblica magazine generalisti in Italia, Germania, USA e Cina. Ha scritto e collaborato con aziende e media che si occupano di automotive, con particolare attenzione ai temi della mobilità sostenibile. Si è avvicinato al mondo dell’energia lavorando come ufficio stampa per multinazionali del settore. Da allora, si occupa assiduamente di temi legati alla transizione energetica, soprattutto nel settore automotive, e alle energie rinnovabili, scrivendo per La Repubblica, AdnKronos, 9 Colonne, The Post International. È altresì appassionato di tecnologia, informatica, fotografia e cucina con un passato da attivista LGBTQIA+.