Trump valuta il bando all'export per le elezioni di metà mandato. L'Europa affronta il rischio di rincari e carenze.

Trump minaccia il divieto alle esportazioni di diesel dagli Stati Uniti verso l’Europa
Da una dipendenza all’altra, da una guerra all’altra, l’Europa resta schiava dei combustibili fossili e continua a pagare il prezzo delle scelte politiche altrui. Adesso gli europei sono chiamati a fare i conti con la minaccia di Trump di un potenziale divieto alle esportazioni di diesel dagli Stati Uniti, che servirebbe ad abbassare i prezzi domestici del carburante in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.
Mentre le scorte europee iniziano a contrarsi, Trump in piena campagna elettorale ha dichiarato di voler valutare “molto seriamente” un bando alle esportazioni di diesel. Gli Stati Uniti, il maggior esportatore mondiale di questo carburante, ad agosto hanno provveduto a coprire quasi la metà delle importazioni europee di diesel.
Gli USA intimano a Francia e Germania di sbloccare le scorte di diesel
Come racconta in esclusiva Reuters, l’Amministrazione Trump ha chiesto a Germania e Francia di attingere alle scorte d’emergenza di diesel per contribuire ad alleviare i prezzi globali del carburante, pena la possibilità di dover subire un potenziale divieto di esportazione di diesel da parte degli Stati Uniti. L’Amministrazione statunitense sarebbe particolarmente frustrata con i Governi di Francia e Germania, che, stando a quanto riferito dai funzionari statunitensi, non avrebbero pienamente rispettato i precedenti impegni di rilasciare scorte d’emergenza di petrolio e prodotti petroliferi.
“È nel miglior interesse dell’Europa collaborare con gli Stati Uniti mentre cerchiamo di perseguire diverse strade per incrementare l’offerta di prodotti raffinati e ridurre i costi per i consumatori“, ha dichiarato un funzionario statunitense. Un secondo funzionario, in questo caso europeo, ha detto all’agenzia che gli Stati Uniti avrebbero chiesto all’UE di sbloccare 120 milioni di barili di diesel nei prossimi sei mesi. Il segretario statunitense all’Energia, Chris Wright, ha detto inoltre che l’Amministrazione Trump aspetta a breve annunci da parte dell’Europa in merito alle forniture di diesel.
Il Presidente francese, Emmanuel Macron e Donald Trump, non avrebbero toccato questo argomento nel corso dell’incontro avuto a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York la settimana scorsa. Macron, però, ha intenzione di convocare una videoconferenza con i leader dei Paesi del G7 per discutere dei prezzi del carburante e dell’offerta globale di prodotti raffinati, incluso il possibile coordinamento dello svincolo delle riserve in collaborazione con l’Agenzia Internazionale dell’Energia.
Prezzi alla pompa toccano i record
L’Europa è diventata progressivamente più dipendente dal diesel statunitense dopo aver vietato le importazioni russe a seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e dopo che la guerra di USA e Israele contro l’Iran ha causato l’interruzione forzata dei rifornimenti in arrivo dal Medio Oriente.
In vista della stagione fredda, il Commissario UE all’Energia dell’UE, Dan Jørgensen, ha inviato una lettera ai 27 Stati Membri raccomandando di ridurre i consumi di gas ed elettricità “per tutto il tempo necessario“. Jørgensen ha riferito ai giornalisti di aver invitato Washington a valutare l’impatto di un divieto sul diesel. Quanto all’Italia, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Pichetto Fratin è in contatto con Washington per chiarire l’effetto del possibile blocco.
A causa del conflitto in Medio Oriente la settimana scorsa il prezzo medio del diesel nell’UE ha toccato la cifra record di 2,23 euro al litro, in Francia anche 2,40 euro. Jørgensen ha dichiarato inoltre che l’UE ha speso oltre 100 miliardi di euro in più per le importazioni di energia dall’inizio della guerra “senza aver ricevuto una singola molecola di gas o petrolio in più“.
Un divieto di esportazione del diesel da parte degli Stati Uniti inizialmente ridurrebbe i prezzi negli USA di 25 centesimi al gallone ogni settimana, ovvero di circa il 4% rispetto agli attuali 6,50 dollari al gallone, ma aumenterebbe i prezzi all’ingrosso in Europa di 3 dollari al barile, pari a circa il 2%, hanno spiegato gli analisti di Goldman Sachs in un report del 26 settembre. Il rilascio delle riserve strategiche europee di diesel potrebbe compensare in parte il potenziale aumento dei prezzi in Europa, hanno aggiunto gli analisti.
Stati Uniti principale fornitore di diesel dell’Europa
Provando a ridurre la dipendenza da Mosca, gli alleati europei degli USA hanno aumentato le importazioni statunitensi, anche a seguito delle pressioni esercitate da Washington.
L’Europa non raffina abbastanza diesel e ha visto crollare le forniture tradizionali a causa dei divieti sui prodotti russi (nel 2023 e 2026) e dei forti tagli all’export da Medio Oriente, Russia e India. Per colmare tale carenza il continente si è affidato massicciamente agli Stati Uniti. Il diesel statunitense copre ora il 32% delle importazioni dell’UE (rispetto al 17% del 2025), arrivando a circa il 57% nell’Europa Nord-occidentale. La Francia importa dagli USA il 36% del proprio diesel; la Gran Bretagna il 26%.
Invece di spingere davvero verso l’elettrificazione e l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, l’Europa ha semplicemente sostituito la dipendenza energetica con una nuova vulnerabilità. Si poteva evitare di dover pagare due volte per la guerra di USA e Israele all’Iran? La risposta è: certamente sì.
In base ai dati di Vortexa, a settembre 2026 gli Stati Uniti hanno fornito all’Europa il 41% delle importazioni di diesel, attestandosi a 400 mila barili al giorno, un dato superiore ai livelli di un anno fa ma in leggero calo rispetto al massimo storico registrato ad agosto. Inoltre, il trasporto marittimo del diesel statunitense verso l’Europa sta diventando sempre più costoso. I tassi di trasporto per le navi MR2 sulla rotta Houston-Amsterdam il 29 settembre sono arrivati a 90 dollari a tonnellata, in aumento del 73% in una settimana. Eventuali restrizioni all’esportazione da parte degli Stati Uniti metterebbero quindi a rischio i volumi attuali. Ad ottobre, gli arrivi potrebbero essere inferiori anche senza un divieto USA.












