Ridurre volontariamente la domanda per contenere i prezzi: questo l’invito rivolto dal commissario dell’energia agli Stati membri, mentre si ragiona su come allentare alcune norme

Riduzione della domanda UE, nuova proposta per tagli volontari dei consumi
Bassi livelli di stoccaggio e prezzi del gas in continuo aumento. Questo lo scenario con cui l’Unione Europea si sta preparando ad affrontare l’inverno 2026-2027. E nonostante Bruxelles rassicuri che non vi siano rischi immediati per l’approvvigionamento, il commissario europeo per l’energia e l’edilizia, Dan Jørgensen, invita anche alla prudenza. In una lettera inviata nei giorni scorsi ai Ministri dell’Energia dei 27 Paesi membri Jørgensen ha chiesto espressamente di valutare possibili misure per ridurre i consumi di gas ed elettricità “per tutto il tempo necessario”.
“Nel contesto di un’offerta globale limitata e di un’elevata volatilità dei prezzi, la riduzione della domanda può essere uno strumento efficace per contenere i prezzi”, ha scritto il commissario. Interventi di carattere volontario, già sperimentati con la prima crisi energetica del 2022, ma che verrebbero dispiegati oggi in uno scenario più solido rispetto a quello di 4 anni fa.
“Collettivamente, siamo molto meglio preparati grazie allo sviluppo di una significativa nuova capacità di importazione di GNL, al costante aumento della capacità eolica e solare e alla riduzione della domanda di gas”, ha asserito Jørgensen. Tuttavia è innegabile che il quadro complessivo appaia incerto e di difficile analisi.
I prezzi del gas oggi
Oggi, 29 settembre 2026, i prezzi del gas naturale in Europa sono scesi a 72 euro/MWh dagli 82,5 euro toccati il 14 settembre, annullando gran parte dei guadagni della sessione precedente, grazie all’ottimismo generato dal maggiore flusso di navi metaniere nello Stretto di Hormuz. Nonostante ciò, finché le posizioni di Washington e Teheran rimarranno distanti rispetto a un accordo, l’approvvigionamento di GNL sarà a rischio. Rendendo impossibile elaborare delle previsioni attendibili sul breve periodo.
Riempimento delle riserve: a che punto siamo?
Nel frattempo la media di riempimento degli stoccaggi europei è al minimo storico. Stando ai dati pubblicati sul sito del Consiglio oggi la quota è di circa il 68%, rendendo necessariamente arduo raggiungere l’obiettivo del 90% tra il 1° ottobre e il 1° dicembre.
Beninteso, da norma (Regolamento 2022/1032/CE aggiornato nel 2025) agli Stati membri è concesso un margine di flessibilità di 10 punti percentuali e in caso di condizioni di mercato sfavorevoli, l’esecutivo UE potrebbe incrementare tale margine di altri 5 punti percentuali. Ovviamente nella scacchiera UE c’è chi può contare su posizioni più sicure di altri. È il caso dell’Italia che al momento vanta un livello di riempimento delle riserve di gas all’84,4%, prima nella regione.
In ogni caso, correre nelle prossime settimane sarà essenziale. Per BloombergNEF c’è da aspettarsi che le scorte europee scendano al 21% entro la fine di marzo 2027. Tuttavia lo scenario potrebbe inasprirsi in caso di un’interruzione prolungata dello Stretto di Hormuz o di un inverno particolarmente rigido, facendo scendere la media dei riempimenti fino al 10%.
In ogni caso, gli approvvigionamenti non sono l’unico problema da considerare. L’Unione dovrà anche essere in grado di gestire questa fase tutelando famiglie e imprese da rincari insostenibili ed è questo uno degli elementi più complessi. Come sottolineato da Jørgensen nella sua missiva “qualsiasi misura di regolamentazione dei prezzi deve essere attentamente progettata. Dovrebbe essere mirata e temporanea per evitare effetti indesiderati”. In questo senso la riduzione della domanda potrebbe costituire “uno strumento efficace per contenere i prezzi”.
D’altra parte il “Save Gas for a Safe Winter” proposto nel 2022 ha già mostrato la strada e oggi si attende il Consiglio dei ministri responsabili per l’energia per capire quale sia l’opinione condivisa su possibili tagli ai consumi.
Norme emissioni metano, verso il rinvio
Tuttavia nelle nuove preoccupazioni per la sicurezza energetica comunitaria si potrebbero innestare anche interventi più opachi. Come ad esempio il rinvio delle norme sulle emissioni di metano.
A partire dal 1° gennaio 2027, gli importatori che vendono combustibili fossili nell’Unione sono tenuti a dimostrare che i paesi e le aziende produttrici rispettino standard di tracciamento e contenimento del metano equivalenti a quelli europei. Ma Stati Uniti e Francia stanno facendo pressioni per poter prendere più tempo, i primi preoccupati dai maggiori costi operativi che ciò comporterebbe, i secondi di eventuali interruzioni nelle forniture di gas o di un nuovo rialzo dei prezzi dell’energia, in un momento di forte tensione sui mercati energetici globali.
E la Commissione? L’esecutivo UE ci starebbe seriamente pensando, secondo quanto riportato dalla Reuters. L’ipotesi sul tavolo è al momento una proroga di un anno, spostando la deadline al 1° gennaio 2028.












