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Piano ristrutturazioni e direttiva efficienza, ultimo avviso UE per l’Italia

Nel pacchetto di provvedimenti legali di ottobre intrapresi dalla Commissione europea nei confronti degli Stati membri l’Italia si fa notare per il ritardo accumulato sul progetto di piano nazionale di ristrutturazione edilizia e per non aver recepito integralmente le disposizioni della direttiva rifusa sull'efficienza energetica.

Piano ristrutturazioni e direttiva efficienza, ultimo avviso UE per l’Italia
Case Green e direttiva efficienza, ultimo avviso UE per l’Italia

Pubblicato l’infringements package di ottobre

Doppio parere motivato per il governo italiano da parte dell’Esecutivo UE in materia energetica. Nel pacchetto infrazioni di ottobre 2026, la Commissione europea ha inserito due avvisi precontenziosi per il Belpaese, richiamando Roma al rispetto delle norme comunitarie. Quali? In questo caso la direttiva sull’efficienza energetica (EED) e quella sulla prestazione energetica in edilizia (EPBD).

Direttiva case green, cosa rischia l’Italia

La nuova tirata d’orecchie sull’EPBD del 2024, meglio nota al grande pubblico con il nome di direttiva Case Green, non arriva inaspettata.

La reticenza nazionale a recepire queste norme comunitarie è cosa nota e oggi, a oltre due anni dalla entrata in vigore del provvedimento europeo, si sono perse completamente le tracce dell’iter italiano. E sul tema vige il silenzio più assoluto da parte dell’Esecutivo Meloni.

In compenso Bruxelles ha molto da dire: quello inviato oggi è infatti un parere motivato, il secondo e ultimo passaggio della fase precontenziosa di una procedura d’infrazione. Il motivo dello scontro però non è la direttiva EPBD IV nella sua interezza – direttiva che l’Italia avrebbe dovuto recepire entro il 29 maggio 2026 – quanto una delle prime scadenze inserite nell’atto: l’invio entro il 31 dicembre 2025 della bozza del Piano nazionale di ristrutturazione edilizia (NBRP). Motivo per cui a marzo 2026 aveva già ricevuto un primo richiamo ufficiale sotto forma di lettera di costituzione in mora.

Beninteso: l’Italia non è da sola nel suo ritardo. Anche Belgio, Repubblica Ceca, Irlanda, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Polonia e Slovacchia condividono la stessa sorte e lo stesso richiamo. Il problema rimane però l’inerzia nostrana: difficile che nel breve termine il Belpaese possa inviare il piano.

E quindi? Cosa rischiamo ora? L’Esecutivo Ue ha lanciato il suo ultimatum: l’Italia e gli altri Stati membri hanno ora solo due mesi di tempo per presentare le loro bozze. In caso contrario la Commissione potrebbe decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’Unione europea, con il rischio, per noi, di vederci affibbiare penali finanziarie: una sanzione una tantum calcolata in base alla gravità dell’infrazione, alla sua durata e alla capacità finanziaria dello Stato e una multa calcolata per ogni singolo giorno di ritardo a partire dalla data della sentenza fino alla messa in regola. Con la possibilità che il conto sia salatissimo.

Dal canto suo, però, Roma appare convinta che molte procedure d’infrazione avviate dalla Commissione possano essere chiarite e superate attraverso il dialogo istituzionale, puntando a soluzioni sostenibili per il Paese.

Direttiva Efficienza Energetica, il motivo del richiamo?

Sulla stessa linea o quasi il parere motivato recapitato all’Italia – ma anche a Grecia, Spagna e Malta – per non aver recepito integralmente nel diritto nazionale le disposizioni della direttiva rifusa sull’efficienza energetica.

Il provvedimento era stato adottato nel 2023, sostituendo la precedente direttiva 2012/27/UE.

Gli Stati membri avrebbero dovuto notificare le misure di recepimento entro l’11 ottobre 2025, ad eccezione di alcune disposizioni specifiche per le quali erano previste scadenze specifiche. Ma già nel novembre 2025, la Commissione ha inviato lettere di messa in mora a 26 Stati membri per non aver recepito integralmente la direttiva nel diritto nazionale.

“Dopo aver esaminato le misure di recepimento e le spiegazioni fornite da Grecia, Spagna, Italia e Malta”, – scrive l’Esecutivo comunitario – è stato stabilito che “questi Stati membri non hanno ancora recepito integralmente la direttiva”. Anche in questo caso i Paesi hanno solo due mesi di tempo per rispondere e completare il recepimento.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili, le rassegne regionali e le newsletter tecniche. Oggi, tra le altre cose, si occupa della copertura quotidiana delle novità normative sulle fonti rinnovabili, delle politiche energetiche nazionali, europee ed asiatiche, e dei grandi temi connessi all'innovazione e al mercato. Segue da vicino i brevetti e le ricerche scientifiche sulle tecnologie, con un focus su sistemi di accumulo, fotovoltaico, eolico e geotermia. Ha pubblicato articoli legati all'hi-tech e alle rinnovabili su Repubblica.it. Dal 2025 è Vice Direttrice della testata.