Rinnovabili • G20 Napoli: i temi della ministeriale Ambiente, Clima ed Energia

Parte in salita il G20 Napoli su clima, energia e biodiversità

Strada in salita verso un’intesa congiunta su energia e clima. I 20 paesi con le economie più avanzate non sarebbero d’accordo neppure sul phase out del carbone e dei sussidi alle fossili. Contestata anche la base scientifica dell’IPCC per calibrare le politiche climatiche. La presidenza italiana lavora a oltranza per strappare un accordo

credits: G20

Il vertice G20 Napoli si svolge il 22 e 23 luglio

(Rinnovabili.it) – Tutela della biodiversità, protezione del capitale naturale e ripristino degli ecosistemi. Promozione dell’economia circolare e un uso più efficiente delle risorse. E una finanza più allineata ai binari dello sviluppo sostenibile. Sono le 3 macro aree di cui si discuterà al G20 Napoli in programma oggi, 22 luglio, e domani nel capoluogo partenopeo (segui qui tutte le dirette). Ma secondo Bloomberg i passi avanti saranno pochi: la testata ha visto in anteprima la bozza del comunicato finale, da cui manca qualsiasi riferimento ad azioni concrete e tempi certi sui punti più importanti.

La diplomazia del clima passa dal G20 Napoli

La ministeriale Ambiente, Clima ed Energia del G20 è un appuntamento cruciale per la presidenza italiana: farà da “cerniera” con la Cop26 di Glasgow sul clima, in programma il prossimo novembre. Appuntamento che l’Italia co-organizza insieme alla Gran Bretagna, curando anche gli incontri di avvicinamento.

Non solo. I temi che i 20 paesi con le economie più avanzate discuteranno a Napoli toccano anche la diversità biologica e la tutela degli ecosistemi, che sono il cardine della Cop15 di Kunming sulla biodiversità (sarà a ottobre, salvo nuovi rinvii causa Covid). Nella città cinese si prova a raggiungere un accordo sulla falsariga di quello di Parigi del 2015: un’intesa globale più solida delle precedenti e – soprattutto – vincolante.

Le decisioni che prenderà il G20 Napoli saranno importanti per dare la scossa e tenere alto il livello di ambizione. Dall’inizio della pandemia molti vertici internazionali sul clima sono saltati e negoziare via Zoom non è semplice. Proprio quando dovremmo accelerare, rischiamo di andare avanti col freno a mano tirato. La presidenza italiana inquadra così il momento storico in cui si tiene il vertice e ha chiarito che vuole raggiungere a tutti i costi un accordo condiviso e sottoscritto da tutti e 20 i paesi. Risultato non scontato, ha fatto sapere il ministro della Transizione Ecologica Cingolani due giorni fa.

I punti di disaccordo

La giornata del 22 luglio è dedicata all’Ambiente e non dovrebbe presentare particolari problemi. Gli ostacoli più difficili da superare saranno l’indomani, quando si parlerà di Energia e Clima. Da quanto si apprende, ci sarebbe una spaccatura tra i paesi del G7 e gli altri. I primi giocano il ruolo di portabandiera dell’ambizione climatica, mentre altri paesi come India, Russia, Cina frenano.

Le tensioni ruotano attorno a due punti che dovrebbero essere ormai scontati, acquisiti e punto di partenza minimo di qualsiasi discussione. Primo, la neutralità climatica entro il 2050. I paesi più reticenti vogliono usare una formula più vaga, promettendo emissioni “bilanciate” entro metà secolo. Non è semplice neppure trovare un accordo sul linguaggio da usare sull’eliminazione graduale del carbone e sul phase out dei sussidi alle fossili.

Secondo punto, il riferimento all’accordo di Parigi e al contenimento del riscaldamento globale entro gli 1,5°C. Qui sarebbe contestata la base scientifica raccolta e pubblicata dall’IPCC, il Panel intergovernativo dell’Onu sul cambiamento climatico. Tutto questo nonostante lo stesso IPCC abbia fatto filtrare alla stampa, qualche settimana fa, i risultati del nuovo report che uscirà a inizio 2022. Con dati aggiornati e nuove previsioni: il climate change accelera e i suoi impatti saranno peggiori del previsto, quindi bisogna tarare al rialzo le politiche climatiche. Questo il messaggio dell’IPCC, a cui il G20 Napoli non sembra molto sensibile.

Il bilancio della prima giornata del G20 Napoli

A 10 minuti dalla fine dell’ultima sessione, i 20 ministri delegati hanno dato luce verde al comunicato finale della prima giornata (pdf). Lo ha annunciato il ministro Cingolani in conferenza stampa, definendo il contenuto dell’accordo “particolarmente ambizioso”. “E’ il primo G20 del periodo post-Covid”, sottolinea il titolare del MiTE, “Ed è la prima volta che il G20 riconosce l’interconnessione tra clima, ambiente, energia e povertà”. Il comunicato è di 7 pagine e contiene 25 articoli, “frutto di un lavoro impostato a febbraio. Dentro c’è pienamente la visione del PNRR italiano, le stesse 10 linee fondamentali”.

Ma al di là delle dichiarazioni, la lettera del comunicato appare ben più povera di ambizioni. Sui punti sostanziali non si va oltre lo stabilimento di linee guida e di call to action. E’ così, ad esempio, sul tema del degrado dei terreni, dove le linee guida richiedono ai membri del G20 di integrare nei rispettivi piani di ripresa misure adeguate sulla land degradation. Si cita l’obiettivo di ridurre del 50% i terreni degradati entro il 2040, ma solo su base volontaria.

Idem sulla tutela di mari e oceani, dove si mette l’accento sulla cooperazione transfrontaliera per affrontare problemi che, per loro natura, non sono confinati a un singolo paese. E si cita il principio di precauzione nel passaggio dedicato alle norme in cantiere sullo sfruttamento delle risorse minerarie sottomarine (deep sea mining). Nota positiva, il G20 Napoli supporta la creazione di nuove aree marine protette in Antartide (anche qui però con un linguaggio diplomaticamente debole). Sulla gestione sostenibile dell’acqua non si va oltre un timidissimo “rafforzamento della cooperazione”. Quanta poca ambizione sia disseminata nel comunicato finale lo si tocca con mano all’ultimo capitolo, sulla finanza sostenibile: nessun impegno concreto, nessuna data, nessun ammontare di denaro come obiettivo condiviso, nessun accenno alla necessità per il “Nord del mondo” di fare di più per il “Sud del mondo”. Se ne parlerà ancora il 23 luglio, ma le premesse non sono buone.

Cingolani in conferenza stampa prova a presentare il bicchiere mezzo pieno. “La cosa importante era creare la connessione tra il G7 e la COP26: e questo documento la crea perché mette tutte le keywords sul tavolo, afferma il ministro sottolineando che è la prima volta per esempio che un comunicato del G20 parla di economia circolare. Frase che ha il sapore dell’excusatio non petita, riconosce che di sostanza non ce n’è molta, si sofferma sull’aver messo i temi sul tavolo e rinvia tutto a novembre all’appuntamento di Glasgow. Ma come ci arriverà il G20? Per adesso non con una posizione comune da far valere in quel consesso, soltanto con vaghe linee guida.

Il 23 luglio la sessione più difficile, si tratta di trovare una sintesi su clima e ritmo della decarbonizzazione. Due i punti di riferimento, spiega Cingolani: condensare da qui al 2030 il grosso degli sforzi, invece che diluirli nei prossimi 30 anni; e in questo modo riuscire a contenere il riscaldamento globale entro gli 1,5°C come pattuito a Parigi nel 2015, invece di finire su una traiettoria che porterebbe a +2-2,5°C. “Tutti uniti e compatti, giocando tutto in questa decade: questi due punti compongono un bel puzzle che va negoziato”, sintetizza il ministro. Bisognerà comporre le esigenze contrastanti dei “paesi arabi, quelli con un’economia basata sul petrolio, in parte la Cina, in parte la Russia e i paesi emergenti”. Operazione complicata, ma Cingolani chiude con ottimismo: “Non escluderei che continuando questa discussione si possa trovare una sintesi”.

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Rinnovabili • Solare fotovoltaico in Italia

Solare fotovoltaico in Italia, cosa dice il rapporto GSE

Lo scorso anno sono entrati in esercizio circa 371.500 impianti fotovoltaici in Italia, in grande maggioranza di taglia inferiore a 20 kW, per una capacità complessiva di oltre 5,2 GW. Una crescita che conferma il primato nazionale della Lombardia in termini di potenza installata, seguita con un certo distacco dalla Puglia

Solare fotovoltaico in Italia
via depositphotos

Online il Rapporto Statistico 2023 sul Solare Fotovoltaico in Italia

Ben 5,2 GW di aggiunte che portano la potenza cumulata totale a 30,31 GW e la produzione annuale a quota 30.711 GWh. Questi in estrema sintesi i dati del solare fotovoltaico in Italia, riportati nel nuovo rapporto del GSE. Il documento mostra le statistiche del settore per il 2023, offrendo informazioni importanti non solo sui sistemi ma anche sulla dimensione dei pannelli solari, la tensione di connessione, il settore di attività, l’autoconsumo e persino sull’integrazione di eventuali batterie. Uno sguardo approfondito per capire come sta crescendo il comparto, ma anche per evidenziare potenzialità e criticità.

Solare Fotovoltaico Italiano, la Crescita 2023 in Numeri

Nel 2023 il fotovoltaico nazionale ha messo in funzione 371.422 nuovi impianti solari per una potenza complessiva di poco superiore ai 5,2 GW. La crescita ha ricevuto i contributi maggiori, in termini di numero di sistemi, da regioni come la Lombardia (con il 17,5% dei nuovi impianti fv 2023), il Veneto (13,2%), l’Emilia-Romagna (9,8%) e la Sicilia (6,9%). Scendendo ancora di scala sono invece le provincie di Roma (3,9%), Brescia (3,6%) e Padova (3,1%) quelle a detenere la quota maggiore di aggiunte. Per buona parte dell’anno questo progresso si è affidato ai piccoli impianti di taglia residenziale, che hanno lasciato il posto sul finire del 2023 ad una nuova spinta del segmento C&I.

Produzione fotovoltaica in Italia

Altro dato importante per il 2023: la produzione del solare fotovoltaico in Italia. Lo scorso anno tra nuovi impianti e condizioni meteo favorevoli, il parco solare nazionale ha prodotto complessivamente 30.711 GWh di energia elettrica (dato in crescita del 9,2% sul 2022), con un picco nel mese di luglio di oltre 3,8 TWh.

Se ci si focalizza, invece, solo sull’autoconsumo fotovoltaico, il rapporto del GSE indica che lo scorso 7.498 GWh sono stati prodotti e consumati in loco. Un valore pari al 24,8% della produzione netta complessiva. A livello regionale la percentuale di energia autoconsumata rispetto all’energia prodotta risulta più alta in Lombardia, Liguria e Campania. A tale dato se ne associa un altro altrettanto interessante: quello dei sistemi di accumulo. Lo scorso anno risultavano in esercizio 537.000 sistemi di storage connessi ad impianti fotovoltaici, per una potenza cumulata di 3,41 GW.

leggi anche Direttiva EPBD e fotovoltaico: scadenze e potenzialità

Solare Fotovoltaico, la Potenza in esercizio in Italia

Le nuove aggiunte 2023 hanno portato il dato della potenza fotovoltaica totale cumulata in Italia ad oltre 30,31 GW e quello della potenza pro capite nazionale a 514 W per abitante. Nel complesso sono attivi sul territorio 1.597.447 impianti fotovoltaici, di cui il 94% rientra nella taglia fino a 20 kW. Sono, per intenderci, i piccoli impianti realizzati solitamente sui tetti degli edifici. Non sorprende quindi scoprire che la superficie occupata dagli impianti fotovoltaici a terra a fine 2023 risultava di soli 16.400 ettari. In questo contesto le regioni con la maggiore occupazione di superficie del suolo da parte del solare fotovoltaico risultano essere: la Puglia (4.244 ettari), la Sicilia (1.681 ettari) e il Lazio (1.527 ettari).

Sul fronte della potenza attiva, viene confermato il primato del Nord Italia con il 48,0% del totale nazionale grazie al traino di Lombardia (13,8%), Veneto (10,4%) ed Emilia Romagna (10%). Segue il 34,7% delle regioni meridionali, con la Puglia che da sola fornisce il 10,9% della potenza, e quindi il contributo del Centro Italia.

Leggi qui il report GSE sul Solare Fotovoltaico in Italia

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Rinnovabili • Dl Agricoltura bollinato

Dl Agricoltura bollinato, ecco l’art. sul fotovoltaico a terra

Il testo finale del decreto è stato varato dopo alcune piccole modifiche richieste dal Quirinale. Confermati i paletti sul fotovoltaico a terra salvaguardando gli investimenti del PNRR

Dl Agricoltura bollinato
Foto di Andreas Gücklhorn su Unsplash

Stop del fotovoltaico a terra con una serie di eccezioni

Dopo il via libera del Consiglio dei Ministri, Dl Agricoltura è stato “bollinato” dalla Ragioneria di Stato e quindi varato definitivamente. Ma non prima di alcune modifiche last minute frutto del confronto con il Quirinale. Nessun ritocco significativo, tuttavia, riguarda il tanto criticato articolo di stop al fotovoltaico a terra. Il contenuto, infatti, rimane nelle linee annunciate il 6 maggio dal ministri Pichetto e Lollobrigida, cercando di salvaguardare gli investimenti del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), punto fermo per il MASE.

L’articolo in questione, che passa dal 6 della prima bozza al 5 nel DL Agricoltura bollinato, riporta alcune disposizioni finalizzate a limitare l’uso del suolo agricolo. L’intervento mira a modificare l’articolo 20 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, con cui l’Italia ha recepito nel proprio ordinamento la direttiva europea sulle rinnovabili RED II. 

In poche parole il testo introduce dei paletti all’installazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra in zone classificate agricole dai piani urbanistici vigenti. Come? Limitando qualsiasi intervento a lavori modifica, rifacimento, potenziamento o integrale ricostruzione degli impianti già installati, che non comportino incremento della superficie occupata. Nessun vincolo invece per il fotovoltaico a terra se installato:

  • in cave e miniere non in funzione, abbandonate o in condizioni di degrado ambientale;
  • porzioni di cave e miniere non suscettibili di ulteriore sfruttamento;
  • siti e  impianti nelle disponibilità delle società del gruppo Ferrovie dello Stato italiane e dei gestori di infrastrutture ferroviarie nonché delle società concessionarie autostradali;
  • siti e impianti nella disponibilità delle società di gestione aeroportuale all’interno dei sedimi aeroportuali;
  • aree adiacenti alla rete autostradale entro una distanza non superiore a 300 metri;
  • aree interne agli impianti industriali e agli stabilimenti.

Salvi, come promesso, anche i progetti fotovoltaici a terra se parte di una Comunità energetica rinnovabile o finalizzati all’attuazione degli investimenti del PNRR.

Il testo del Dl Agricoltura “bollinato” sul fotovoltaico

Riportiamo per intero l’articolo 5 sul fotovoltaico nella versione finale del DL Agricoltura.

ART. 5 (Disposizioni finalizzate a limitare l’uso del suolo agricolo)

1. All’articolo 20 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:

‹‹1-bis. L’installazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra di cui all’articolo 6-bis, lettera b), del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, in zone classificate agricole dai piani urbanistici vigenti, è consentita esclusivamente nelle aree di cui alle lettere a), limitatamente agli interventi per modifica, rifacimento, potenziamento o integrale ricostruzione degli impianti già installati, a condizione che non comportino incremento dell’area occupata, c), c-bis), c-bis.1), e c-ter) n. 2) e n. 3) del comma 8. Il primo periodo non si applica nel caso di progetti che prevedano impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra finalizzati alla costituzione di una Comunità energetica rinnovabile ai sensi dell’articolo 31 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, nonché in caso di progetti attuativi delle altre misure di investimento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), approvato con decisione del Consiglio ECOFIN del 13 luglio 2021, come modificato con decisione del Consiglio ECOFIN dell’8 dicembre 2023, e dal Piano nazionale degli investimenti complementari al PNRR (PNC) di cui all’articolo 1 del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° luglio 2021, n. 101, ovvero di progetti necessari per il conseguimento degli obiettivi del PNRR.››.

2. Le procedure abilitative, autorizzatorie o di valutazione ambientale già avviate alla data di entrata in vigore del presente decreto sono concluse ai sensi della normativa previgente.

Leggi anche Zavorre per fotovoltaico Sun Ballast: dal 2012 una garanzia per gli impianti fv su tetti piani

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Rinnovabili • Zavorre per fotovoltaico Sun ballas

Zavorre per fotovoltaico Sun Ballast: dal 2012 una garanzia per gli impianti fv su tetti piani

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Attiva da oltre dieci anni nel settore fotovoltaico, fin dal 2012 Sun Ballast ha saputo cogliere le necessità più concrete legate alla realizzazione di impianti FV, divenendo rapidamente il punto di riferimento internazionale per migliaia di installatori e progettisti di impianti su superfici piane.

Zavorre per fotovoltaico Sun ballas

Il settore fotovoltaico costituisce oggi il principale motore della transizione energetica, e dal 2012 Sun Ballast sviluppa soluzioni in grado di semplificare tutte le fasi di realizzazione di impianti FV – dalla progettazione all’installazione – ottimizzando la sostenibilità degli investimenti e rendendo il montaggio molto più facile e veloce. Le zavorre per fotovoltaico Sun Ballast – progettate e realizzate interamente in Italia – nascono infatti come alternativa ai tradizionali (e complessi) sistemi metallici, e grazie alle loro particolari caratteristiche tecniche hanno incontrato fin da subito l’interesse di tutti i professionisti del settore. Lo sviluppo costante di nuovi sistemi e il confronto continuo con clienti e collaboratori hanno inoltre permesso all’azienda di offrire soluzioni sempre al passo con i principali trend di mercato e con le nuove esigenze degli operatori.

Oggi la gamma di zavorre Sun Ballast include decine di modelli, e i volumi produttivi raggiunti dalle numerose sedi operative assicurano la disponibilità costante del materiale in oltre 40 paesi di tutto il mondo.

Zavorre per fotovoltaico: semplicità allo stato solido

Semplici, affidabili e durature: le zavorre Sun Ballast nascono dalla necessità di semplificare le fasi di installazione, di ridurre i tempi di posa e di rendere la realizzazione di impianti FV su superfici piane sempre più conveniente e accessibile. Le strutture per pannelli fotovoltaici sono infatti realizzate in calcestruzzo di prima scelta, e uniscono in un solo componente due diverse funzioni: quella di supporto ai pannelli e quella di zavorra. In questo modo tempi e costi di installazione sono ridotti al minimo, e il montaggio si limita a pochi e semplici passaggi: basta posare la struttura, fissare il pannello alla boccola pre-inserita nel cemento e procedere con i collegamenti elettrici.

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La totale assenza di fori di fissaggio permette inoltre di appoggiare le zavorre su qualunque tipologia di superficie piana (ghiaia, cemento, pavimentazioni, guaine, tetti verdi, ecc.) senza forare i materiali di copertura e offrendo la possibilità di movimentare le strutture senza vincoli di posizionamento – caratteristica molto utile sia in fase di posa che durante gli interventi di manutenzione.
Un sistema semplice, veloce e modulabile, utilizzato in larga scala non solo sui grandi tetti piani di edifici commerciali e industriali, ma anche sulle piccole coperture di case e complessi residenziali.

Oltre a semplificarne la realizzazione, le zavorre per fotovoltaico Sun Ballast assicurano inoltre agli impianti FV il più alto livello di affidabilità: la speciale barra metallica di extra-rinforzo contenuta all’interno delle strutture ottimizza infatti la tenuta a tutte le sollecitazioni meccaniche, mentre l’impiego di calcestruzzo C32/40 garantisce la massima resistenza a qualunque tipo di corrosione. Grazie all’alta qualità costruttiva, le zavorre risultano così adatte a qualsiasi contesto geografico e climatico, e possono essere utilizzate in sicurezza in aree costiere, spazi urbani o zone montane.     

Ricerca costante e assistenza a 360°

Composto da oltre 15 professionisti, l’Ufficio tecnico Sun Ballast realizza ogni anno migliaia di relazioni tecniche gratuite, offrendo un’assistenza completa dalle prime fasi di progettazione alla posa dell’ultima graffa. Un supporto costante e professionale che, oltre ad alleggerire il lavoro di progettisti e installatori, accompagna il cliente nella valutazione delle soluzioni tecnico-economiche più adeguate alle specifiche caratteristiche dell’impianto o dell’edificio su cui verrà realizzato.

zavorre per fotovoltaico

Il continuo investimento nelle attività di Ricerca&Sviluppo e le numerose certificazioni ottenute grazie ai test in galleria del vento, alle prove di strappo delle boccole e alle analisi in camera climatica consentono inoltre a Sun Ballast di offrire prodotti non solo semplici ed efficaci, ma anche sicuri, affidabili e certificati.

A Intersolar 2024 la presentazione delle nuove strutture

In programma dal 19 al 21 giugno 2024, Intersolar Europe rappresenta il più importante evento europeo dedicato al mondo dell’energia solare; l’occasione perfetta per incontrare dal vivo tutti i nostri clienti e partner, ma anche per presentare in anteprima un nuovissimo sistema di supporto: una soluzione rivoluzionaria, estremamente versatile e ultra-leggera, che renderà la realizzazione di impianti FV su tetto piano ancora più semplice, rapida e sicura. La possibilità di visionarlo dal vivo direttamente in fiera consentirà di analizzare da vicino tutti gli aspetti tecnici, offrendo una panoramica ancora più precisa sui vantaggi, sulle modalità di utilizzo e sulle tante possibili applicazioni delle nuove strutture. Accanto alla presentazione del nuovo sistema, lo stand Sun Ballast ospiterà inoltre numerosi incontri ed eventi, lasciando ampio spazio agli approfondimenti tecnici e alle attività di networking.

Lo staff Sun Ballast ti aspetta a Monaco dal 19 al 21 giugno, presso lo stand 219 del Padiglione A5.

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