L’accordo ONU per la tutela della biodiversità nasce zoppo

Obiettivi ambiziosi, ma pochi strumenti per garantire risultati concreti. La bozza di accordo da discutere alla Cop15 di Kunming ripete gli stessi errori degli obiettivi precedenti, gli Aichi target con orizzonte 2020

Aree naturali protette: luci e ombre della tutela globale della biodiversità
Foto di Xuân Tuấn Anh Đặng da Pixabay

Causa Covid è possibile il nuovo rinvio della Cop15 sulla tutela della biodiversità

(Rinnovabili.it) – Proteggere il 30% delle terre e dei mari in tutto il mondo entro il 2030. Ridurre l’estinzione di specie viventi del 90% in 10 anni. Eliminare l’inquinamento causato dalla plastica. Ridurre di due terzi l’uso di pesticidi. Dimezzare il numero di specie invasive. Cancellare almeno 500 miliardi di euro di sussidi dannosi per l’ambiente ogni anno. Sono alcuni degli obiettivi della bozza di accordo globale sulla tutela della biodiversità, che sarà discusso a ottobre nell’ambito della Cop15 di Kunming (salvo nuovi rinvii causa Covid, non improbabili).

Obiettivi assolutamente ambiziosi, che fanno sollevare più di qualche sopracciglio. Perché da un lato, la bozza di accordo preparata nelle sessioni preliminari di maggio e giugno è densa di target in settori diversi. Il che è un bene, visto che la tutela della biodiversità deve essere multi-dimensionale per riuscire a incidere davvero. Gli ecosistemi e le loro interazioni sono complessi, un approccio troppo mirato rischia quindi di essere del tutto inefficace. Ma dall’altro lato, ci sono troppi obiettivi e troppa libertà di scelta per gli Stati.

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Il timore di molti è che i paesi e i settori industriali coinvolti scelgano di agire solo sugli obiettivi per loro più comodi da raggiungere. Questo è esattamente l’opposto dell’effetto desiderato: in pratica si aggredirebbero solo i problemi meno pressanti, continuando con il business as usual là dove realmente c’è bisogno di cambiare rotta. Un altro problema, sottolineano diverse ong ecologiste, è che allo stato attuale il testo è troppo vago in alcuni passaggi. La sezione sul rispetto dei diritti dei popoli indigeni, o la definizione di cosa sia la gestione della conservazione degli ecosistemi, lasciano troppi spiragli per interpretazioni di comodo. Il che equivale ad annacquare gli obiettivi di tutela della biodiversità.

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Un’opinione simile la condivide anche una figura come Robert Watson, che nel curriculum ha incarichi come la presidenza dell’IPCC e il coordinamento del assessment globale dell’UNEP sulla biodiversità.

“Nel complesso, il documento riconosce e affronta tutte le questioni chiave, così come i 20 obiettivi di Aichi. La domanda è se i governi possono stabilire obiettivi nazionali appropriati e quadri normativi e legislativi per consentire agli altri attori, in particolare il settore privato e le istituzioni finanziarie, di fare la loro parte”, ha spiegato Watson al Guardian. “Avrei sperato che il documento avrebbe riconosciuto esplicitamente che le questioni della biodiversità, dei cambiamenti climatici e del degrado del suolo devono essere affrontate insieme e gli obiettivi, i target e le azioni delle tre convenzioni dovrebbero essere sviluppati e armonizzati congiuntamente”.

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