La strategia del Governo italiano non mira a nuove forme di sfruttamento energetico. Al contrario, la transizione deve essere giusta e condivisa.
Il convegno Africa & Mediterraneo – Tra cooperazione e sviluppo: il sistema Italia che costruisce
Italia e Africa insieme per lo sviluppo sostenibile. “Il Piano Mattei per l’Africa è un’iniziativa di rilevanza nazionale promossa dal Governo italiano, finalizzata a imprimere un cambio di paradigma nei rapporti con il continente africano e a costruire partenariati basati sulla parità, superando la tradizionale logica donatore-beneficiario“. Questo il messaggio della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha aperto il convegno Africa & Mediterraneo – Tra cooperazione e sviluppo: il sistema Italia che costruisce. L’evento, promosso dal Senatore Marco Scurria, è stato l’occasione per discutere del Piano Mattei come insieme sistemico di progetti dai benefici biunivoci per Europa e Africa.
Il Piano Mattei conta oggi 18 Paesi, non più solo quelli che si affacciano sul Mediterraneo. La dotazione iniziale ammontava a 5,5 miliardi di euro, di cui 2,5 miliardi provenienti dalla cooperazione allo sviluppo e 3 miliardi dal Fondo per il Clima, ma l’obiettivo è mobilitare ulteriori risorse pubbliche e private nei settori dell’energia, dell’acqua, della sicurezza alimentare, delle infrastrutture e della sanità. Il Piano sta coinvolgendo sempre più Stati africani e si integra con il programma europeo Global Gateway, che dovrebbe arrivare a 150 miliardi di euro di finanziamenti.
Italia e Africa: tra le priorità del Governo lo sviluppo di energie rinnovabili
Tra le priorità del Governo italiano ci sono lo sviluppo di energie rinnovabili, l’istruzione e misure innovative come le clausole di sospensione del debito in caso di eventi climatici estremi. La strategia punta a favorire l’occupazione locale, sostenere le filiere industriali, provando ad affrontare alla radice le cause della migrazione.
Dall’Africa proviene meno del 4% delle emissioni globali di CO2 ma il continente subisce alcuni degli effetti più gravi della crisi climatica, come siccità, desertificazione, crisi alimentari, migrazioni climatiche ed eventi estremi. Per questo motivo le agenzie internazionali propongono clausole di sospensione del debito, fondi dedicati ad affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici e investimenti per rafforzare la resilienza ambientale.
La strategia del Governo italiano non mira a trasformare il continente in un luogo dove trasferire nuove forme di sfruttamento energetico. Al contrario, la transizione ecologica deve essere giusta, condivisa, sostenibile e in grado di creare occasioni concrete di lavoro a livello locale.
Trasformare i progetti del Piano Mattei in risultati concreti
“Il 2024 e il 2025 sono stati anni molto importanti per costruire la strumentazione finanziaria idonea agli interventi. Ora è il momento di accelerare gli interventi attuativi e trasformare i progetti in risultati concreti“, ha affermato Antonio Gozzi, delegato di Confindustria all’autonomia strategica europea, Piano Mattei e competitività.
“Come Confindustria – ha aggiunto Gozzi – stiamo lavorando per mappare e coordinare le numerose iniziative avviate negli ultimi due anni dalle imprese sul fronte della formazione e dello sviluppo del capitale umano. L’obiettivo è chiudere il 2026 con 3.000 persone formate per inserirle nelle aziende italiane, rispondendo al fabbisogno di competenze e sostenendo la crescita dei Paesi partner del Piano Mattei“.
“Non possiamo parlare del Piano come a una serie di iniziative intangibili. Per consolidare la credibilità del nostro Paese è fondamentale ridurre i tempi di realizzazione delle opere strategiche e superare i colli di bottiglia amministrativi che ostacolano gli investimenti e gli spostamenti delle persone in Italia. La sfida adesso è garantire una rapida esecuzione dei progetti, a partire dalle grandi infrastrutture energetiche e di connessione tra Europa e Africa”.
“Una delle operazioni maggiori inserita nel Piano su cui bisogna spingere è la realizzazione dell‘elettrodotto Elmed tra Tunisia e Sicilia. Bisogna essere più veloci perché ci sono già delle aziende italiane che stanno investendo in rinnovabili e che possono riportare in Italia una parte dell’energia verde prodotta localmente“, ha concluso Gozzi.
L’altro grande grande progetto su cui l’Italia vuole andare avanti è l’iniziativa SoutH2 Corridor per trasportare idrogeno dal Nord Africa ai principali poli di domanda europei. Il SoutH2 Corridor beneficia del sostegno politico di cinque Paesi, oltre che di un forte supporto da parte dell’industria lungo l’intera catena del valore dell’idrogeno.
Finanziamenti e sostegno alle aziende italiane in Africa
“Abbiamo aperto alcuni uffici in Africa, – ha affermato Francesca Alicata, Direzione relazioni esterne di SISMEST – precisamente in Senegal, Egitto e Marocco. Abbiamo in programma altre aperure nei prossimi anni. In questo modo possiamo affiancare e sostenere le aziende italiane. Inoltre, abbiamo messo a terra una misura specifica per l’Africa, frutto dell’ascolto dei suggerimenti che sono pervenuti dalle associazioni di categoria. La misura prevede anche il finanziamento per la formazione del personale africano in Italia. Si tratta di finanziamenti che sostengono a tutto tondo l’internazionalizzazione delle aziende italiane. La misura più importante però è “Potenziamento mercati africani”, che prevede tra le altre cose la trasformazione ecologica e digitale di tutti i processi produttivi di un’azienda in Africa, il rafforzamento patrimoniale e finanziamento soci“.
Salute globale e una nuova forma di cooperazione mediterranea
Tuttavia, transizione ecologica e sviluppo sostenibile non possono esistere senza salute pubblica. Ecco perché occorre investire in sistemi sanitari pubblici, medicina territoriale, salute materno infantile, prevenzione, ricerca scientifica condivisa e formazione. Un ambito da guardare con interesse è la telemedicina, una risorsa utile a superare le barriere geografiche e la carenza di personale medico specializzato.













