Rinnovabili • Piano di attuazione di Sharm: la COP27 non aiuta a ridurre le emissioni

Con il Piano di attuazione di Sharm, la COP27 farà crescere le emissioni

Nel testo manca un riferimento all’eliminazione graduale di tutti i combustibili fossili e un impegno a raggiungere il picco di emissioni non più tardi del 2025. Il Programma di lavoro sulla mitigazione contiene solo barriere a un aumento dell’ambizione climatica. Che rendono quasi inapplicabili le decisioni prese l’anno scorso alla COP26

Piano di attuazione di Sharm: la COP27 non aiuta a ridurre le emissioni
crediti: UNclimatchange via Flickr | CC BY-NC-SA 2.0

Cosa ha deciso il Piano di attuazione di Sharm sul capitolo mitigazione?

(Rinnovabili.it) – Il prezzo pagato per avere un accordo su perdite e danni alla COP27 è altissimo: il Piano di attuazione di Sharm non contiene nessun passo avanti sul fronte della mitigazione, cioè della riduzione delle emissioni per limitare l’impatto del climate change.

Un controsenso. I loss and damage esistono perché non abbiamo fatto abbastanza per tagliare i gas serra e sul fronte dell’adattamento. Continuare a non fare nulla significa soltanto mettere le basi per un impatto della crisi climatica ancora più devastante. E quindi far crescere il prezzo – umano, sociale, economico – delle perdite e danni.

In questo secondo approfondimento sul vertice di Sharm, dopo quello dedicato all’accordo storico su perdite e danni, vediamo nel dettaglio cosa prevede in ambito di mitigazione l’accordo finale raggiunto nelle prime ore di domenica 20 novembre alla COP27.

Fossili? Quali fossili?

Ancora una volta, il processo negoziale sul clima iniziato 30 anni fa non riesce a scrivere, nero su bianco, la parola “combustibili fossili”. La COP26 di Glasgow su questo aspetto aveva almeno fatto un passo in avanti citando finalmente il carbone e stabilendo che l’uso di questa fonte – la più inquinante delle fossili – va perlomeno “ridotto” (phase down). Alla COP27 si è fatto fatica persino a mantenere questo punto nell’accordo finale.

Il testo del Piano di attuazione di Sharm, infatti, non fa altro che ripetere la stessa formulazione usata 12 mesi fa in Scozia. Restano fuori le due richieste avanzate a gran voce da decine e decine di paesi: un riferimento alla cancellazione graduale (phase out) di tutti i combustibili fossili e l’impegno a raggiungere il picco di emissioni non più tardi del 2025.

Il primo punto raccoglierebbe il consenso addirittura di 80 paesi, se c’è da credere a quanto dichiarato durante la plenaria finale da Frans Timmermans, il vice-presidente della Commissione UE con delega al clima che ha negoziato per i Ventisette. Il secondo è un punto che la scienza del clima dichiara imprescindibile se si vuole sperare di tenere il riscaldamento globale sotto gli 1,5°C.

L’anno scorso era stata l’India, proprio all’ultimo minuto, a indebolire l’accordo prolungando la vita al carbone. Quest’anno a frenare sono stati Arabia Saudita, Russia e Iran. Contestando parti diverse dell’accordo, rimettendo in discussione parti già consolidate, in un tira e molla che ha prolungato i negoziati di molte ore. E alla fine l’hanno spuntata loro. Timmermans aveva minacciato di far fallire la conferenza senza una parte migliore, più ambiziosa, sul taglio delle emissioni. Ma all’ultimo secondo l’UE ha scelto di non far affondare anche lo storico accordo su perdite e danni (Timmermans ha parlato di “dilemma morale”).

Sussidi e “basse emissioni”

Il Piano di attuazione di Sharm, quindi, al punto 28 non fa che ribadire – senza rafforzare – la richiesta di “accelerare gli sforzi per la riduzione del carbone senza tecnologie di abbattimento delle emissioni” (unabated) e “per l’eliminazione dei sussidi inefficienti per i combustibili fossili”. Sui sussidi si è sfiorata una caporetto imprevista: nelle bozze del testo finale era spuntata una seconda opzione a fianco del phase out: la “razionalizzazione”. Chiaramente, o cancelli i sussidi o li “razionalizzi”. Qualsiasi cosa significhi razionalizzare, infatti, si traduce nel mantenerli, anche se ridimensionati. Insomma, è stato un tentativo di trasformare il phase out in un phase down mascherato.

Ancora più complicato è stato conservare la (già scarsa) ambizione consolidata con il Patto di Glasgow sul fronte della transizione energetica. Nella giornata extra di negoziati, la COP27 di Sharm ha visto un vero assalto al breve capitolo Energia. Qualcuno (l’Iran sicuramente, insieme ad altri paesi di cui non si conosce con certezza l’identità) ha minacciato di bocciare tutto l’accordo se non veniva cancellato o riscritto, anche se quella parte di testo era già considerata definitiva da molte ore.

Molto rumore finalizzato, in realtà, ad inserire due parole: “low-emission”, a basse emissioni. Dove? Ogni volta che il testo cita le energie rinnovabili. Come una opzione di pari livello e dignità per realizzare un necessario taglio delle emissioni che l’accordo definisce “immediato, profondo, rapido e sostenuto”. Una modifica che permetterà a chiunque di affermare di star facendo abbastanza per limitare i gas serra solo perché costruisce gasdotti hydrogen-ready ma usa ancora il gas fossile, si dota di tecnologie per l’abbattimento delle emissioni (CCS), o altre azioni simili, senza però modificare davvero la struttura economica, produttiva ed energetica del paese. In pratica, l’ennesimo ritardo sulla strada della decarbonizzazione. Che fa sopravvivere più a lungo le fossili.

Il Piano di attuazione di Sharm chiude due occhi sugli NDC

C’è poi un altro capitolo scottante, quello dei contributi nazionali volontari (NDC). La COP26 aveva accelerato il processo di aggiornamento degli NDC rispetto a quanto stabilito dal Paris agreement. Non era riuscita a ottenere abbastanza ambizione nel 2021, ma aveva messo in piedi un meccanismo che spingeva gli stati a presentare piani nazionali più ambiziosi ogni pochi anni, fino al 2030. Il Piano di attuazione di Sharm, qui, non attua un bel niente: disfa quel poco che si era ottenuto.

Se da un lato, al punto 15, l’accordo riconosce che “limitare il riscaldamento globale a 1,5°C richiede riduzioni rapide, profonde e sostenute delle emissioni globali di gas serra del 43% entro il 2030 rispetto al livello del 2019”, nei punti successivi (17-29) crea nuove barriere sul percorso delineato alla COP26. Lo fa senza scardinare l’esistente, ma solo – come in altri punti dell’accordo si è provato a fare – aggiungendo (o non aggiungendo) poche parole al testo. Che permettono interpretazioni più larghe, allargano i margini di ambiguità, lasciano spazi di manovra più grandi.

Non ci sono riferimenti a Glasgow, ad esempio, ma solo all’accordo di Parigi. Quindi a una tempistica di aggiornamento degli NDC più lenta. Anche se gli obiettivi restano gli stessi, il modo in cui si cammina in quella direzione fa la differenza. Non si usa un linguaggio più duro per censurare i paesi che non hanno rispettato l’impegno assunto alla COP26, e di fatto si lancia un segnale di tolleranza quando, al contrario, servirebbe l’opposto.

Da Sharm escono poi le linee guida fondamentali per il Programma di lavoro per la mitigazione istituito l’anno prima a Glasgow, che proseguirà fino al 2026. E anche qui non solo non si procede avanti, ma si resta fermi innestando la retromarcia. Al punto 2 del documento si decide che “i risultati del programma di lavoro saranno non prescrittivi, non punitivi, facilitativi” e che “non imporranno nuovi obiettivi o traguardi”. Tradotto: se ne parli pure, ma che non ci siano decisioni vincolanti né si aumenti l’ambizione. Anche questo un controsenso: la ratio del programma stesso è di alzare il tasso di riduzione dei gas serra per raggiungere i target al 2030 ai quali il mondo è tutt’altro che allineato.

Il gap di emissioni al 2030 resta larghissimo e il Piano di attuazione di Sharm non aiuta a ridurlo, anzi dà nuovi modi ai paesi ritardatari di tergiversare e farla franca. L’anno scorso, dopo la COP26, il segretario generale dell’Onu Guterres aveva dichiarato che l’obiettivo 1,5°C era ancora vivo ma aveva un battito molto debole. Quest’anno ha dichiarato che, senza nuovi sforzi per la mitigazione, gli 1,5°C sono finiti al pronto soccorso. Sta finendo il tempo a disposizione e stanno finendo anche le metafore mediche.

(lm)

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Rinnovabili • Solare fotovoltaico in Italia

Solare fotovoltaico in Italia, cosa dice il rapporto GSE

Lo scorso anno sono entrati in esercizio circa 371.500 impianti fotovoltaici in Italia, in grande maggioranza di taglia inferiore a 20 kW, per una capacità complessiva di oltre 5,2 GW. Una crescita che conferma il primato nazionale della Lombardia in termini di potenza installata, seguita con un certo distacco dalla Puglia

Solare fotovoltaico in Italia
via depositphotos

Online il Rapporto Statistico 2023 sul Solare Fotovoltaico in Italia

Ben 5,2 GW di aggiunte che portano la potenza cumulata totale a 30,31 GW e la produzione annuale a quota 30.711 GWh. Questi in estrema sintesi i dati del solare fotovoltaico in Italia, riportati nel nuovo rapporto del GSE. Il documento mostra le statistiche del settore per il 2023, offrendo informazioni importanti non solo sui sistemi ma anche sulla dimensione dei pannelli solari, la tensione di connessione, il settore di attività, l’autoconsumo e persino sull’integrazione di eventuali batterie. Uno sguardo approfondito per capire come sta crescendo il comparto, ma anche per evidenziare potenzialità e criticità.

Solare Fotovoltaico Italiano, la Crescita 2023 in Numeri

Nel 2023 il fotovoltaico nazionale ha messo in funzione 371.422 nuovi impianti solari per una potenza complessiva di poco superiore ai 5,2 GW. La crescita ha ricevuto i contributi maggiori, in termini di numero di sistemi, da regioni come la Lombardia (con il 17,5% dei nuovi impianti fv 2023), il Veneto (13,2%), l’Emilia-Romagna (9,8%) e la Sicilia (6,9%). Scendendo ancora di scala sono invece le provincie di Roma (3,9%), Brescia (3,6%) e Padova (3,1%) quelle a detenere la quota maggiore di aggiunte. Per buona parte dell’anno questo progresso si è affidato ai piccoli impianti di taglia residenziale, che hanno lasciato il posto sul finire del 2023 ad una nuova spinta del segmento C&I.

Produzione fotovoltaica in Italia

Altro dato importante per il 2023: la produzione del solare fotovoltaico in Italia. Lo scorso anno tra nuovi impianti e condizioni meteo favorevoli, il parco solare nazionale ha prodotto complessivamente 30.711 GWh di energia elettrica (dato in crescita del 9,2% sul 2022), con un picco nel mese di luglio di oltre 3,8 TWh.

Se ci si focalizza, invece, solo sull’autoconsumo fotovoltaico, il rapporto del GSE indica che lo scorso 7.498 GWh sono stati prodotti e consumati in loco. Un valore pari al 24,8% della produzione netta complessiva. A livello regionale la percentuale di energia autoconsumata rispetto all’energia prodotta risulta più alta in Lombardia, Liguria e Campania. A tale dato se ne associa un altro altrettanto interessante: quello dei sistemi di accumulo. Lo scorso anno risultavano in esercizio 537.000 sistemi di storage connessi ad impianti fotovoltaici, per una potenza cumulata di 3,41 GW.

leggi anche Direttiva EPBD e fotovoltaico: scadenze e potenzialità

Solare Fotovoltaico, la Potenza in esercizio in Italia

Le nuove aggiunte 2023 hanno portato il dato della potenza fotovoltaica totale cumulata in Italia ad oltre 30,31 GW e quello della potenza pro capite nazionale a 514 W per abitante. Nel complesso sono attivi sul territorio 1.597.447 impianti fotovoltaici, di cui il 94% rientra nella taglia fino a 20 kW. Sono, per intenderci, i piccoli impianti realizzati solitamente sui tetti degli edifici. Non sorprende quindi scoprire che la superficie occupata dagli impianti fotovoltaici a terra a fine 2023 risultava di soli 16.400 ettari. In questo contesto le regioni con la maggiore occupazione di superficie del suolo da parte del solare fotovoltaico risultano essere: la Puglia (4.244 ettari), la Sicilia (1.681 ettari) e il Lazio (1.527 ettari).

Sul fronte della potenza attiva, viene confermato il primato del Nord Italia con il 48,0% del totale nazionale grazie al traino di Lombardia (13,8%), Veneto (10,4%) ed Emilia Romagna (10%). Segue il 34,7% delle regioni meridionali, con la Puglia che da sola fornisce il 10,9% della potenza, e quindi il contributo del Centro Italia.

Leggi qui il report GSE sul Solare Fotovoltaico in Italia

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Rinnovabili • Dl Agricoltura bollinato

Dl Agricoltura bollinato, ecco l’art. sul fotovoltaico a terra

Il testo finale del decreto è stato varato dopo alcune piccole modifiche richieste dal Quirinale. Confermati i paletti sul fotovoltaico a terra salvaguardando gli investimenti del PNRR

Dl Agricoltura bollinato
Foto di Andreas Gücklhorn su Unsplash

Stop del fotovoltaico a terra con una serie di eccezioni

Dopo il via libera del Consiglio dei Ministri, Dl Agricoltura è stato “bollinato” dalla Ragioneria di Stato e quindi varato definitivamente. Ma non prima di alcune modifiche last minute frutto del confronto con il Quirinale. Nessun ritocco significativo, tuttavia, riguarda il tanto criticato articolo di stop al fotovoltaico a terra. Il contenuto, infatti, rimane nelle linee annunciate il 6 maggio dal ministri Pichetto e Lollobrigida, cercando di salvaguardare gli investimenti del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), punto fermo per il MASE.

L’articolo in questione, che passa dal 6 della prima bozza al 5 nel DL Agricoltura bollinato, riporta alcune disposizioni finalizzate a limitare l’uso del suolo agricolo. L’intervento mira a modificare l’articolo 20 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, con cui l’Italia ha recepito nel proprio ordinamento la direttiva europea sulle rinnovabili RED II. 

In poche parole il testo introduce dei paletti all’installazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra in zone classificate agricole dai piani urbanistici vigenti. Come? Limitando qualsiasi intervento a lavori modifica, rifacimento, potenziamento o integrale ricostruzione degli impianti già installati, che non comportino incremento della superficie occupata. Nessun vincolo invece per il fotovoltaico a terra se installato:

  • in cave e miniere non in funzione, abbandonate o in condizioni di degrado ambientale;
  • porzioni di cave e miniere non suscettibili di ulteriore sfruttamento;
  • siti e  impianti nelle disponibilità delle società del gruppo Ferrovie dello Stato italiane e dei gestori di infrastrutture ferroviarie nonché delle società concessionarie autostradali;
  • siti e impianti nella disponibilità delle società di gestione aeroportuale all’interno dei sedimi aeroportuali;
  • aree adiacenti alla rete autostradale entro una distanza non superiore a 300 metri;
  • aree interne agli impianti industriali e agli stabilimenti.

Salvi, come promesso, anche i progetti fotovoltaici a terra se parte di una Comunità energetica rinnovabile o finalizzati all’attuazione degli investimenti del PNRR.

Il testo del Dl Agricoltura “bollinato” sul fotovoltaico

Riportiamo per intero l’articolo 5 sul fotovoltaico nella versione finale del DL Agricoltura.

ART. 5 (Disposizioni finalizzate a limitare l’uso del suolo agricolo)

1. All’articolo 20 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente:

‹‹1-bis. L’installazione degli impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra di cui all’articolo 6-bis, lettera b), del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, in zone classificate agricole dai piani urbanistici vigenti, è consentita esclusivamente nelle aree di cui alle lettere a), limitatamente agli interventi per modifica, rifacimento, potenziamento o integrale ricostruzione degli impianti già installati, a condizione che non comportino incremento dell’area occupata, c), c-bis), c-bis.1), e c-ter) n. 2) e n. 3) del comma 8. Il primo periodo non si applica nel caso di progetti che prevedano impianti fotovoltaici con moduli collocati a terra finalizzati alla costituzione di una Comunità energetica rinnovabile ai sensi dell’articolo 31 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, nonché in caso di progetti attuativi delle altre misure di investimento del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), approvato con decisione del Consiglio ECOFIN del 13 luglio 2021, come modificato con decisione del Consiglio ECOFIN dell’8 dicembre 2023, e dal Piano nazionale degli investimenti complementari al PNRR (PNC) di cui all’articolo 1 del decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° luglio 2021, n. 101, ovvero di progetti necessari per il conseguimento degli obiettivi del PNRR.››.

2. Le procedure abilitative, autorizzatorie o di valutazione ambientale già avviate alla data di entrata in vigore del presente decreto sono concluse ai sensi della normativa previgente.

Leggi anche Zavorre per fotovoltaico Sun Ballast: dal 2012 una garanzia per gli impianti fv su tetti piani

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Rinnovabili • Zavorre per fotovoltaico Sun ballas

Zavorre per fotovoltaico Sun Ballast: dal 2012 una garanzia per gli impianti fv su tetti piani

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Attiva da oltre dieci anni nel settore fotovoltaico, fin dal 2012 Sun Ballast ha saputo cogliere le necessità più concrete legate alla realizzazione di impianti FV, divenendo rapidamente il punto di riferimento internazionale per migliaia di installatori e progettisti di impianti su superfici piane.

Zavorre per fotovoltaico Sun ballas

Il settore fotovoltaico costituisce oggi il principale motore della transizione energetica, e dal 2012 Sun Ballast sviluppa soluzioni in grado di semplificare tutte le fasi di realizzazione di impianti FV – dalla progettazione all’installazione – ottimizzando la sostenibilità degli investimenti e rendendo il montaggio molto più facile e veloce. Le zavorre per fotovoltaico Sun Ballast – progettate e realizzate interamente in Italia – nascono infatti come alternativa ai tradizionali (e complessi) sistemi metallici, e grazie alle loro particolari caratteristiche tecniche hanno incontrato fin da subito l’interesse di tutti i professionisti del settore. Lo sviluppo costante di nuovi sistemi e il confronto continuo con clienti e collaboratori hanno inoltre permesso all’azienda di offrire soluzioni sempre al passo con i principali trend di mercato e con le nuove esigenze degli operatori.

Oggi la gamma di zavorre Sun Ballast include decine di modelli, e i volumi produttivi raggiunti dalle numerose sedi operative assicurano la disponibilità costante del materiale in oltre 40 paesi di tutto il mondo.

Zavorre per fotovoltaico: semplicità allo stato solido

Semplici, affidabili e durature: le zavorre Sun Ballast nascono dalla necessità di semplificare le fasi di installazione, di ridurre i tempi di posa e di rendere la realizzazione di impianti FV su superfici piane sempre più conveniente e accessibile. Le strutture per pannelli fotovoltaici sono infatti realizzate in calcestruzzo di prima scelta, e uniscono in un solo componente due diverse funzioni: quella di supporto ai pannelli e quella di zavorra. In questo modo tempi e costi di installazione sono ridotti al minimo, e il montaggio si limita a pochi e semplici passaggi: basta posare la struttura, fissare il pannello alla boccola pre-inserita nel cemento e procedere con i collegamenti elettrici.

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La totale assenza di fori di fissaggio permette inoltre di appoggiare le zavorre su qualunque tipologia di superficie piana (ghiaia, cemento, pavimentazioni, guaine, tetti verdi, ecc.) senza forare i materiali di copertura e offrendo la possibilità di movimentare le strutture senza vincoli di posizionamento – caratteristica molto utile sia in fase di posa che durante gli interventi di manutenzione.
Un sistema semplice, veloce e modulabile, utilizzato in larga scala non solo sui grandi tetti piani di edifici commerciali e industriali, ma anche sulle piccole coperture di case e complessi residenziali.

Oltre a semplificarne la realizzazione, le zavorre per fotovoltaico Sun Ballast assicurano inoltre agli impianti FV il più alto livello di affidabilità: la speciale barra metallica di extra-rinforzo contenuta all’interno delle strutture ottimizza infatti la tenuta a tutte le sollecitazioni meccaniche, mentre l’impiego di calcestruzzo C32/40 garantisce la massima resistenza a qualunque tipo di corrosione. Grazie all’alta qualità costruttiva, le zavorre risultano così adatte a qualsiasi contesto geografico e climatico, e possono essere utilizzate in sicurezza in aree costiere, spazi urbani o zone montane.     

Ricerca costante e assistenza a 360°

Composto da oltre 15 professionisti, l’Ufficio tecnico Sun Ballast realizza ogni anno migliaia di relazioni tecniche gratuite, offrendo un’assistenza completa dalle prime fasi di progettazione alla posa dell’ultima graffa. Un supporto costante e professionale che, oltre ad alleggerire il lavoro di progettisti e installatori, accompagna il cliente nella valutazione delle soluzioni tecnico-economiche più adeguate alle specifiche caratteristiche dell’impianto o dell’edificio su cui verrà realizzato.

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Il continuo investimento nelle attività di Ricerca&Sviluppo e le numerose certificazioni ottenute grazie ai test in galleria del vento, alle prove di strappo delle boccole e alle analisi in camera climatica consentono inoltre a Sun Ballast di offrire prodotti non solo semplici ed efficaci, ma anche sicuri, affidabili e certificati.

A Intersolar 2024 la presentazione delle nuove strutture

In programma dal 19 al 21 giugno 2024, Intersolar Europe rappresenta il più importante evento europeo dedicato al mondo dell’energia solare; l’occasione perfetta per incontrare dal vivo tutti i nostri clienti e partner, ma anche per presentare in anteprima un nuovissimo sistema di supporto: una soluzione rivoluzionaria, estremamente versatile e ultra-leggera, che renderà la realizzazione di impianti FV su tetto piano ancora più semplice, rapida e sicura. La possibilità di visionarlo dal vivo direttamente in fiera consentirà di analizzare da vicino tutti gli aspetti tecnici, offrendo una panoramica ancora più precisa sui vantaggi, sulle modalità di utilizzo e sulle tante possibili applicazioni delle nuove strutture. Accanto alla presentazione del nuovo sistema, lo stand Sun Ballast ospiterà inoltre numerosi incontri ed eventi, lasciando ampio spazio agli approfondimenti tecnici e alle attività di networking.

Lo staff Sun Ballast ti aspetta a Monaco dal 19 al 21 giugno, presso lo stand 219 del Padiglione A5.

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