Secondo Reuters, la Commissione europea valuta di anticipare al 2027 il divieto di GNL russo nel nuovo pacchetto di sanzioni.

Stop al GNL russo al 2027, avanza la nuova ipotesi UE
Secondo quanto riferito dall’agenzia internazionale Reuters, la Commissione europea starebbe valutando la possibilità di anticipare al 1° gennaio 2027 il divieto di importazioni di GNL russo, un anno prima della scadenza prevista.
L’ipotesi rientrerebbe nel 19° pacchetto di sanzioni contro Mosca, atteso oggi sul tavolo dei rappresentanti dei Paesi membri. A conferma della delicatezza del dossier, la presidenza danese ha convocato gli ambasciatori dell’UE in una riunione straordinaria dedicata esclusivamente all’aggressione russa in Ucraina.
Una proposta ancora in discussione a Bruxelles
L’anticipo del divieto sul GNL russo rappresenterebbe una stretta significativa nelle misure energetiche. Reuters sottolinea che la decisione sarebbe maturata dopo il colloquio tra la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e Donald Trump. Nel nuovo pacchetto, Bruxelles intenderebbe colpire anche la flotta ombra di petroliere utilizzata da Mosca, il ricorso alle criptovalute e alcuni canali bancari tra Russia, Asia centrale e Cina.
Le pressioni degli Stati Uniti accelerano la decisione
L’atteggiamento di Washington pesa sul calendario europeo. Trump ha definito “scioccante” la scelta di alcuni Paesi Nato di continuare ad acquistare petrolio russo e ha avvertito che questa dipendenza “indebolisce notevolmente la posizione negoziale” dell’Alleanza.
In questo contesto, il presidente americano ha minacciato dazi dal 50 al 100% contro Pechino, accusata di alimentare la resilienza economica di Mosca. Le parole di Trump avrebbero spinto Bruxelles a considerare il taglio al GNL russo una priorità strategica per dimostrare compattezza con gli Stati Uniti.
La critica interna sulla sicurezza energetica europea
Non mancano, però, contestazioni dentro l’Unione. L’eurodeputato Erik Kaliňák accusa la Commissione di aver sacrificato la sicurezza energetica imponendo lo stop al gas russo senza fornire alternative sufficienti. A suo avviso, l’approccio comunitario ha causato un effetto domino: aumento dei prezzi dell’energia, aggravio dei costi per famiglie e imprese, rischio di perdita di competitività industriale.
Prima della guerra, la Russia copriva oltre il 40% del fabbisogno europeo di gas. La chiusura del Nord Stream e le sanzioni hanno costretto a una rapida diversificazione, che ha avuto conseguenze pesanti soprattutto in Paesi come Germania, Slovacchia e Ungheria.
L’Estonia sceglie il divieto totale al GNL russo dal 2026
Alcuni Stati membri hanno deciso di muoversi in autonomia. L’Estonia ha approvato un divieto totale di GNL russo a partire dal 1° gennaio 2026, chiudendo ogni possibile deroga. Secondo il ministero degli Esteri di Tallinn, la misura servirà a dare tempo agli operatori per riorganizzare i processi. L’Estonia, che aveva già abbandonato le forniture dirette da Mosca nell’aprile 2022, rafforza così la linea dura, chiedendo che anche l’UE adotti un embargo completo entro il 2026. Una prospettiva che, per economie più industrializzate, rischierebbe però di creare forti squilibri.
Le misure attualmente in vigore con il RepowerEU
Mentre Bruxelles valuta l’eventuale stop anticipato al GNL russo, restano operative le misure previste dal piano REPowerEU, lanciato nel 2022 per ridurre la dipendenza energetica da Mosca.
Ad oggi, le importazioni di gas russo nell’UE sono già scese da circa 150 miliardi di metri cubi nel 2021 a 52 miliardi nel 2024, con una quota passata dal 45% al 19% del totale.
Le sanzioni hanno inoltre imposto il divieto totale sul carbone russo e ridotto le forniture di petrolio da oltre il 27% al 3%. Sono in corso anche programmi per sostituire il combustibile dei reattori nucleari russi di tipo VVER con forniture alternative.
Il piano stabilisce inoltre regole vincolanti per la sicurezza degli approvvigionamenti: gli stoccaggi nazionali di gas devono essere riempiti almeno al 90% prima dell’inverno, mentre gli Stati membri dovranno presentare entro marzo 2026 piani nazionali di diversificazione per eliminare progressivamente gas e petrolio russi.












