Rinnovabili • utility energetiche mondiali

Solo il 10% delle utility energetiche mondiali dà priorità alle rinnovabili

Un nuovo studio afferma che la maggior parte delle compagnie energetiche pubbliche continua a dare priorità ai combustibili fossili anche se il prezzo delle rinnovabili sta diminuendo

utility energetiche mondiali
Foto di SnapwireSnaps da Pixabay

(Rinnovabili.it) – Gli impianti alimentati da fonti rinnovabili continuano segnare nuovi record eppure la decarbonizzazione globale è ancora troppo lenta. Nonostante i continui appelli del mondo scientifico e l’ondata di proteste dei movimenti ambientalisti, le utility energetiche mondiali stanno affrontando la transizione ecologica con estrema calma. Secondo un nuovo studio dell’Università di Oxford, infatti, solo una piccolissima fetta di queste aziende sta dando priorità alle green energy. E anche fra coloro che mostrano una preferenza per l’energia pulita, dire addio definitivamente alle fonti più sporche ed inquinanti appare un’impresa ardua.

Secondo il report, pubblicato in questi giorni sulla rivista scientifica Nature Energy, tra il 2001 e il 2018, solo il 10 per cento delle oltre 3.000 utility energetiche mondiali valutate ha privilegiato le fonti rinnovabili rispetto le fossili. In termini di nuova capacità ciò ha rappresentato circa 55 gigawatt installati, in gran parte impianti eolici. Nello stesso periodo il 14 per cento delle aziende energetiche pubbliche ha spinto invece su carbone e gas naturale rispetto alle energie rinnovabili. Il resto ha mantenuto essenzialmente lo status quo, senza mostrare nessun cambiamento netto.

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Per Galina Alova, ricercatrice dell’Università di Oxford e autrice dello studio, questi progressi non possono essere considerati sufficienti. “Non si tratta solo di aggiungere energie rinnovabili al sistema, ma anche di sbarazzarsi dei combustibili fossili o, come minimo, non continuare a farli crescere”.

Secondo il report, a fine 2018, le utility energetiche possedevano solo il 18% degli asset rinnovabili globali (come i parchi eolici e solari), rispetto al 75% detenuto dai produttori indipendenti di energia. E sono stati proprio quest’ultimi ad aver fatto crescere la potenza verde nel mondo, approfittando prima degli incentivi e oggi dei contratti di vendita a lungo termine.

“Questa ricerca evidenzia un preoccupante divario tra ciò che è necessario per fermare il riscaldamento globale e le azioni intraprese dal settore dei servizi pubblici”, ha affermato Alova. “Sebbene vi siano stati alcuni esempi di alto profilo di singole aziende elettriche che hanno investito nelle energie rinnovabili, questo studio mostra che nel complesso il settore sta muovendosi troppo lentamente o addirittura per nulla”.

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About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Turbine eoliche ad asse verticale

Turbine eoliche ad asse verticale, efficienza migliorata del 200%

Dall'EPFL svizzero il primo studio che applica un algoritmo di apprendimento automatico alla progettazione della pale delle turbine VAWT

Turbine eoliche ad asse verticale
via depositphotos

Nuovi progressi per le turbine eoliche ad asse verticale

Un aumento dell’efficienza del 200% e una riduzione delle vibrazioni del 70%. Questi due dei grandi risultati raggiunti nel campo delle turbine eoliche ad asse verticale,  presso l’UNFoLD, il laboratorio di diagnostica del flusso instabile della Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL). Il merito va a Sébastien Le Fouest e Karen Mulleners che, in un’anteprima mondiale hanno migliorato questa specifica tecnologia impiegando un algoritmo di apprendimento automatico.

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Turbine eoliche VAWT, vantaggi e svantaggi

Si tratta di un progresso a lungo atteso dal comparto. Le turbine eoliche ad asse verticale o VAWT per usare l’acronimo inglese di “Vertical-axis wind turbines” offrono sulla carta diversi vantaggi rispetto ai classici aerogeneratori ad asse orizzontale. Ruotando attorno ad un asse ortogonale al flusso in entrata, il loro lavoro risulta indipendente dalla direzione del vento, permettendogli di funzionare bene anche nei flussi d’aria urbani. Inoltre offrono un design più compatto e operano a frequenze di rotazione più basse, il che riduce significativamente il rumore e il rischio di collisione con uccelli e altri animali volanti. E ancora: le parti meccaniche della trasmissione possono essere posizionate vicino al suolo, facilitando la manutenzione e riducendo i carichi strutturali.

Perché allora non sono la scelta dominante sul mercato eolico? Come spiega lo stesso Le Fouest, si tratta di un problema ingegneristico: le VAWT funzionano bene solo con un flusso d’aria moderato e continuo. “Una forte raffica aumenta l’angolo tra il flusso d’aria e la pala, formando un vortice in un fenomeno chiamato stallo dinamico. Questi vortici creano carichi strutturali transitori che le pale non possono sopportare“, scrive Celia Luterbacher sul sito dell’EPFL.

Energia eolica e algoritmi genetici

Per aumentare la resistenza, i ricercatori hanno cercato di individuare profili di inclinazione ottimali.  Il lavoro è iniziato montando dei sensori, direttamente su una turbina in scala ridotta, a sua volta accoppiata ad un ottimizzatore funzionante con algoritmi genetici di apprendimento. Di cosa si tratta? Di una particolare tipologia di algoritmi euristici basati sul principio della selezione naturale.

Quindi muovendo la pala avanti e indietro con angoli, velocità e ampiezze diverse, hanno generato una serie di profili di inclinazione. “Come in un processo evolutivo, l’algoritmo ha selezionato i profili più efficienti e robusti e ha ricombinato i loro tratti per generare una ‘progenie’ nuova e migliorata”. Questo approccio ha permesso a Le Fouest e Mulleners non solo di identificare due serie di profili di passo che contribuiscono a migliorare significativamente l’efficienza e la robustezza della macchina, ma anche di trasformare la più grande debolezza delle turbine eoliche ad asse verticale in un punto di forza. I risultati sono riportati su un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature Communications.

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