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UE valuta di estendere l’ETS a tutti i voli in partenza dall’Europa

Le entrate per l'UE e gli Stati Membri sarebbero pari a 14 miliardi di euro entro il 2030.

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Immagine generata da IA

L’UE sta valutando l’applicazione dei costi legati al carbonio per tutti i voli dall’Europa

L’UE sta valutando di applicare i costi del carbonio anche ai voli dall’Europa e diretti all’estero nel tentativo di prezzare una quota maggiore delle emissioni provenienti dal settore dell’aviazione.

Polona Gregorin, alto funzionario del dipartimento per il clima della Commissione UE citata da Reuters, ha spiegato che la revisione dell’ETS prevista per luglio prenderà in considerazione l’ipotesi di estendere l’ETS in maniera da imporre un prezzo sulle emissioni di carbonio a tutti i voli in partenza dall’Europa, anche perché i tentativi alternativi di ridurre le emissioni del trasporto aereo non hanno portato a nulla. Attualmente, il sistema di scambio di quote di emissione dell’UE si applica solo ai voli interni all’Europa. La modifica sarebbe pensata per garantire la parità di trattamento tra le rotte di tutti gli operatori.

Nonostante le buone intenzioni della Commissione UE, la misura e soprattutto la tempistica sono destinate a incontrare una forte opposizione da parte delle compagnie aeree, considerata la crisi del carburante per jet causata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. L’estensione dell’ETS ai voli extra UE sarebbe osteggiata anche dagli Stati Uniti, che già in passato si sono mostrati contrari.

Le altre possibili modifiche al sistema ETS

La Commissione, inoltre, starebbe valutando altre proposte nell’ambito della revisione generale dell’ETS. Tra queste ci sarebbe la richiesta alle imprese di riferire in modo più dettagliato di come stanno utilizzando le quote gratuite di CO2 per investirle nella decarbonizzazione. L’ultima proposta avanzata da Bruxelles prevede infatti di concedere alle industrie permessi di carbonio gratuiti per un periodo più lungo rispetto a quanto inizialmente previsto, proprio per provare a rispondere ai timori sollevati dalle imprese su una loro possibile perdita di competitività.

Anche le associazioni ambientaliste spingono per estendere l’ambito di applicazione dell’ETS al fine di raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’Accordo di Parigi e garantire che il principio “chi inquina paga” sia applicato in modo equo. Includere nell’ETS tutti i voli in partenza dall’UE integrerebbe nel sistema ulteriori 80 Mt di emissioni di CO2 rispetto alle attuali 64 Mt, in base a un’analisi di Transport & Environment, la principale ONG europea per la mobilità sostenibile.

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Entrate pari a 14 miliardi di euro entro il 2030

Sebbene l’aviazione rappresenti soltanto il 3% delle emissioni globali legate all’energia, la produzione di carbonio del settore in Europa è aumentata del 30% dal 2005, mentre le emissioni di tutti gli altri settori sono diminuite. Ancora in base agli studi di T&E, l’ETS aggiunge attualmente 7 € al costo di un biglietto aereo intra-UE. Se venisse esteso a tutti i voli in partenza, il costo aggiuntivo medio sarebbe di 45 € a biglietto, con entrate per l’UE e gli Stati Membri pari a 14 miliardi di euro entro il 2030. Tale incremento dei proventi aiuterebbe ad accelerare la decarbonizzazione del settore dell’aviazione e i maggiori beneficiari sarebbero Germania, Polonia e Italia.

L’UE avrebbe già approvato una norma che include i voli in partenza nell’ambito dell’ETS più di dieci anni fa, ma la sua attuazione è stata ripetutamente rinviata a causa della forte opposizione degli Stati Uniti e di altri Paesi. Se ne sta parlando di nuovo in quanto l’ultima proroga scade alla fine del 2026.

Al di fuori dell’UE, esiste un sistema internazionale per compensare le emissioni di carbonio, ossia il Carbon Offsetting and Reduction Scheme for International Aviation (CORSIA), sviluppato dall’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile (ICAO), un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite. Tuttavia, il sistema si basa sulla partecipazione volontaria dei Governi, alle cui compagnie aeree viene poi richiesto di conformarsi e manca del sostegno formale di Paesi come Stati Uniti, India e Cina.

Il meccanismo richiede alle compagnie di acquistare compensazioni di CO2 per coprire le emissioni, ma non impone di ridurle del tutto. Uno studio del 2021 condotto per la Commissione Europea aveva avvertito che difficilmente il meccanismo servirà a ridurre le emissioni e potrebbe anche compromettere il raggiungimento degli obiettivi climatici dell’Europa.

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About Author / Erminia Voccia

Giornalista professionista appassionata e attenta osservatrice delle dinamiche globali. Ha una laurea magistrale in Relazioni Internazionali e due master in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Ha mosso i primi passi in tv realizzando servizi per i telegiornali nazionali. Ha lavorato da freelancer per diversi quotidiani on line e cartacei nazionali e riviste specializzate, scrivendo di temi legati all’ambiente, agli esteri, alla politica internazionale e alla geopolitica, con uno sguardo particolare verso l’Asia. Ha curato l'organizzazione eventi e la comunicazione per una casa editrice e ha partecipato alla redazione di saggi. Per Rinnovabili si interessa soprattutto di clima e politiche climatiche.