Ci sono 3 possibili scenari sul versante del trasporto aereo secondo l'analisi del giornale Politico: ecco quali potrebbero essere

Carburante aerei, cosa potrebbe succedere?
Mancano ormai due mesi all’inizio ufficiale dell’estate 2026. E con l’avvicinarsi delle vacanze estive in quanti si stanno chiedendo, ormai da giorni, cosa succederà ai voli aerei? La domanda è valida per quelli già prenotati e quelli ancora da prenotare. L’Europa, infatti, secondo la Iata produce circa il 70% del carburante per aerei di cui ha bisogno, motivo che spinto il giornale Politico ad analizzare la situazione e 3 scenari possibili.
Cosa succederà agli aerei in estate
Per Politico ci sono tre possibilità, ma nessuna delle 3 opzioni è rassicurante. Il primo scenario, quello che tutti sperano, è la fine della guerra in Iran che porti a una pace immediata e quindi all’apertura dello Stretto di Hormuz. Ma anche in questo caso, ci vorrebbero diverse settimane, se non mesi, per ripristinare le scorte. E davanti a questa condizione i prezzi dei biglietti aerei salirebbero alle stelle per tutta l’estate.
Secondo scenario: riapre lo Stretto
Il secondo scenario prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz, ma solo parzialmente. Secondo Politico, le compagnie aeree non avendo carburante per tutti i voli allora taglierebbero i voli meno redditizi. Ad esempio il colosso tedesco Lufthansa ha già annunciato la cancellazione di 20.000 voli, e non sarà l’ultima, purtroppo. Secondo l’analisi del giornale questa seconda opzione è quella più prevedibile delle tre.
Carburante aerei: lo scenario più catastrofico
Il terzo scenario, quello più pesante, sarebbe la chiusura dello Stretto, quindi il blocco dei trasporti navali che porterebbe quasi a zero le scorte dei vettori europei entro il prossimo giugno. Con questo scenario scatterebbe il razionamento del carburante, con la Commissione UE pronta a chiedere agli Stati membri di condividere le riserve d’emergenza. D’altronde con Accelerate Eu tra i piani previsti c’è l’Osservatorio sui carburanti entro maggio.
Carburante aerei: cosa faremo?
Dunque il rischio è duplice: da una parte il costo del biglietto che rischia di impennare del 40%, dall’altra potrebbe saltare la possibilità stessa di partire nel caso in cui le compagnie cancellino migliaia di voli. “Le persone ricominceranno a pensare alle vacanze in auto o alle vacanze a casa. Le rotte regionali e i voli a lungo raggio meno popolari saranno i primi a essere sacrificati“, sottolinea Andrew Charlton, consulente di Aviation Advocacy, secondo quanto riporta Politico.
Primi problemi per compagnie low-cost
Questo scenario metterebbe in ginocchio per prime proprio le compagnie aeree low cost. Infatti, il loro modello basato su prezzi più bassi della media e ritmi serrati sta crollando sotto il peso di un cherosene introvabile e molto caro. Le dichiarazioni che arrivano dai piani alti dell’aviazione sono drammatiche. Sébastien Justum di Air France-KLM è stato categorico davanti al Parlamento Europeo. L’aumento dei costi verrà scaricato interamente sui passeggeri. “Siamo obbligati a farlo, altrimenti falliremo nel giro di pochi mesi“. Intanto, la Commissaria ai Trasporti Apostolos Tzitzikostas sta mettendo a punto i piani di emergenza per condividere le scorte di carburante tra i vari Paesi.












