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Bio-olio nei pozzi di petrolio per catturare la CO₂

Lo studio Iowa State: bio-olio nei pozzi di petrolio abbandonati per catturare CO₂ e creare nuove opportunità rurali.

Bio-olio nei pozzi di petrolio per catturare la CO₂.
Bio-olio nei pozzi di petrolio per catturare la CO₂ – Immagine realizzata con IA

Una nuova soluzione per la cattura della CO₂ punta ai pozzi fossili abbandonati. Uno studio dell’Iowa State University, guidato dal professore di ingegneria meccanica Mark Mba-Wright, pubblicato sulla rivista ScienceDirect, propone di riempirli con bio-olio ricavato da residui agricoli e forestali.

La tecnica riduce le emissioni e affronta il problema dei pozzi orfani, stimati tra 300mila e 800mila negli Stati Uniti. Oltre 120mila sono già inseriti nei programmi di chiusura della legge bipartisan del 2021, che ha stanziato 4,7 miliardi di dollari.

Sigillare un singolo pozzo costa circa un milione di dollari. Inoltre comporta rischi ambientali legati a perdite di metano e contaminazioni. L’uso del bio-olio nei pozzi di petrolio offre quindi un duplice vantaggio: sequestrare CO₂ in modo duraturo e ridurre i costi di chiusura.

Bio-olio nei pozzi di petrolio: la proposta di Mba-Wright

La tecnologia si basa sulla pirolisi rapida. I residui agricoli come lo stover del mais o i detriti di legno vengono riscaldati in assenza di ossigeno a oltre 500 °C. Il processo dura pochi secondi e produce tre elementi: bio-olio, biochar e gas. Il bio-olio è un liquido denso e ricco di carbonio.

Il biochar può essere usato in agricoltura come ammendante. I gas servono ad alimentare il processo stesso. Riempire un pozzo medio, profondo circa 4 chilometri e largo mezzo metro, richiede oltre 216mila galloni di bio-olio. In questo modo il carbonio catturato dalle piante tramite fotosintesi viene riportato sottoterra, in siti già esistenti e sicuri.

Vantaggi economici e ambientali del bio-olio

Lo studio ha simulato una rete di 200 impianti mobili di pirolisi. Ogni unità può trattare 10 tonnellate di biomassa al giorno. Il costo è di circa 1,3 milioni di dollari. Il bio-olio deve essere venduto a un prezzo minimo di 175 dollari per tonnellata. I costi di rimozione della CO₂ sono stimati in 152 dollari per tonnellata. Con biomasse legnose scendono a circa 100 dollari.

L’analisi considera anche il learning rate, cioè la riduzione dei costi grazie alle economie di scala e all’esperienza accumulata. Rispetto al direct air capture, che richiede impianti fissi e molto più costosi, l’uso del bio-olio nei pozzi di petrolio è più flessibile e scalabile. Inoltre offre benefici agricoli e ambientali che altre tecnologie non hanno.

Un’opportunità per le comunità rurali

Il sistema ha ricadute positive anche sulle comunità rurali. Il biochar migliora i terreni e riduce la necessità di fertilizzanti. La raccolta delle biomasse genera nuovi redditi per agricoltori e operatori forestali. Nelle regioni occidentali degli Stati Uniti il recupero dei detriti di legno riduce anche il rischio incendi.

Secondo Peter Reinhardt, CEO di Charm Industrial, il bio-olio nei pozzi di petrolio è una delle soluzioni di rimozione del carbonio più affidabili e convenienti. Lo studio dell’Iowa State University conferma la sostenibilità tecnica ed economica del sistema. La tecnologia può essere integrata con altre forme di cattura della CO₂.

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About Author / Alessandro Petrone

Giornalista da oltre 20 anni, nel corso della sua carriera si è occupato di politica, economia, attualità e costume. È stato Caporedattore e Direttore Responsabile per una Casa Editrice che pubblica magazine generalisti in Italia, Germania, USA e Cina. Ha scritto e collaborato con aziende e media che si occupano di automotive, con particolare attenzione ai temi della mobilità sostenibile. Si è avvicinato al mondo dell’energia lavorando come ufficio stampa per multinazionali del settore. Da allora, si occupa assiduamente di temi legati alla transizione energetica, soprattutto nel settore automotive, e alle energie rinnovabili, scrivendo per La Repubblica, AdnKronos, 9 Colonne, The Post International. È altresì appassionato di tecnologia, informatica, fotografia e cucina con un passato da attivista LGBTQIA+.