Compagnie aeree: “Contro la crisi, servono esenzioni fiscali”

La IATA prevede che il traffico aereo del 2020 diminuirà del 38%, provocando danni irreversibili ad un settore considerato economicamente e finanziariamente fragile.

Per affrontare la pandemia, le compagnie aeree europee chiedono una deroga dalle tasse ambientali

(Rinnovabili.it) – Le compagnie aeree europee, ormai paralizzate dalla pandemia di covid-19, hanno chiesto un’esenzione a lungo termine dalle tasse ambientali, ritenendo che la loro sopravvivenza nel breve periodo debba essere anteposta agli obiettivi climatici. La questione non è di semplice risoluzione, specie per i governi nazionali che cercano di salvaguardare le economie sempre più pesantemente colpite dalla diffusione del virus.

In UE, il settore aereo ha da sempre combattuto una dura battaglia contro le tasse ambientali. L’esecutivo europeo, così come i governi degli Stati membri, hanno infatti imposto prelievi fiscali per rallentare la crescita del traffico aereo e, soprattutto, delle emissioni. “Questo settore avrà più tasse, non meno tasse, e penso che lo sappiate tutti”, aveva detto questo mese il funzionario europeo ai Trasporti, Henrik Hololei, agli amministratori delegati delle compagnie aeree.

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A pochi giorni da quell’incontro tenutosi a Bruxelles, però, la pandemia di covid-19 ha subito un drammatico peggioramento, costringendo le compagnie aeree a sospendere la maggior parte dei voli, licenziare migliaia di persone e cercare aiuti governativi per evitare il collasso. Oltre al rinvio delle imposte europee, che punta alla completa esenzione fiscale, le compagnie aeree stanno infatti spingendo affinché possa essere concesso loro del denaro pubblico.

“Dopo questa crisi, speriamo che i governi capiscano che la fragilità di questo settore è dovuta ai bassi margini e al pesante costo del capitale”, ha dichiarato a Reuters il presidente dell’Associazione internazionale dei trasporti aerei (IATA), Alexandre de Juniac, “e che non è economicamente e finanziariamente saggio aumentare la tassazione su un settore strutturalmente fragile e finanziariamente debole”.

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Se, da una parte, le compagnie aeree invocano il salvataggio, dall’altra gli attivisti climatici temono che l’azione contro il riscaldamento globale possa perdere slancio, proprio come accaduto dopo la crisi finanziaria del 2008. Per tale ragione, alcuni chiedono che gli aiuti fiscali al settore del trasporto aereo civile siano dipendenti proprio dagli impegni sulla riduzione delle emissioni. “Il denaro pubblico dovrebbe supportare le tecnologie del futuro e non rafforzare gli errori del passato”, ha affermato Andrew Murphy di Transport & Environment. A questo riguardo, negli USA, i legislatori democratici hanno proposto di richiedere alle compagnie aeree di ridurre le emissioni del 25% entro 15 anni e del 50% entro il 2050 in cambio di sussidi per 40 miliardi di dollari.

In questo scenario, la IATA ha previsto che il traffico aereo del 2020 diminuirà del 38% prima di iniziare una ripresa entro la fine dell’anno. Ciò potrebbe ridurre le emissioni di biossido di carbonio di diverse centinaia di milioni di tonnellate. Tuttavia, secondo Fatih Birol, direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA), qualsiasi “ribasso a breve termine” delle emissioni non dovrebbe impedire ai governi di utilizzare ‘l’opportunità’ del coronavirus per ottenere riduzioni a lungo termine. “Invece di aggravare la tragedia, consentendo alla pandemia di ostacolare le transizioni di energia pulita, dobbiamo cogliere l’opportunità per una accelerata, ha sottolineato Birol.

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