Il Recovery e Giovannini, uscire dalla crisi meglio di come ci siamo entrati

Il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili: “Facciamo un passo in avanti. Il Pnrr non è l’ultima scialuppa su cui saltare, non si esaurisce tutto con quel Piano. Serve visione sistemica e cambio culturale. I temi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile sono al centro dell’azione del governo”. E sulla sicurezza del trasporto pubblico locale in tempo di emergenza Covid-19 è chiaro: il ministero ha una responsabilità di vigilanza, di indirizzo e di sostegno affinché, con il progredire della campagna vaccinale, le riaperture siano accompagnate da servizi sicuri

giovannini

di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – “Abbiamo una domanda fortissima da parte dell’Europa e del Paese di uscire dalla crisi in modo diverso da come siamo entrati. Non dobbiamo tornare semplicemente a dove eravamo, anche se per quelli più colpiti dalla crisi questo sarebbe già un sogno, ma dobbiamo fare un passo in avanti”. Questo il pensiero del ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini espresso in chiusura dell’evento ‘Pandemia e resilienza’, organizzato dall’Asvis (l’Alleanza per lo sviluppo sostenibile, di cui fino all’altro ieri era portavoce) insieme con la Consulta scientifica del Cortile dei Gentili.

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“Il cambiamento è in atto – spiega Giovannini – il nostro Paese sta ragionando in questa direzione. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è un punto cruciale, ma sarebbe un grave errore pensare che si esaurisce tutto con quel Piano. Non è l’ultima scialuppa su cui saltare. E’ una delle opportunità, accanto ad altri fondi nazionali ed europei. Bisogna dare l’idea che ci sia una visione sistemica, cambiando mentalità e cultura. Dobbiamo porre l’attenzione sull’avvio della gestione sostenibile del ministero e su una ricerca puntuale di nuovi metodi analitici per valutare l’impatto del Pnrr in termini di obiettivi sostenibili e divario di genere”.

L’istituzione dei nuovi ministeri e il cambio di denominazione testimoniano – osserva – che “i temi al centro dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile sono al centro dell’azione del governo. Il mio sforzo nel ministero è non solo preparare il Piano in linea con l’Ue, ma rendere l’idea di una visione sistemica, che sarà usata anche per altri finanziamenti”.

Quello che sto cercando di fare al ministero – racconta Giovannini – è un “tentativo per tradurre il cambio di visione in un cambio di organizzazione” all’insegna della sostenibilità. La direttiva sui dirigenti, che definisce anche la distribuzione della parte variabile della retribuzione, vede ora l’Agenda 2030 e una serie di finalità, non stravolgenti, ma rinforzanti dell’idea che i contratti di servizio con Ferrovie, Anas, e tanti altri, le concessioni e tante altre iniziative possano e debbano trovare realizzazione all’interno di questo cambiamento culturale. L’avvio della gestione sostenibile del ministero non vuol dire solo le sedi romane ma anche le capitanerie di porto, i porti, e una ricerca molto puntuale con lo sviluppo di nuovi metodi analitici per valutare l’impatto del Piano nazionale di ripresa e resilienza non solo in termini di Pil e di occupazione, ma anche in termini di obiettivi di sviluppo sostenibile”.

Infine, spiega come “il ministro e il ministero” abbiano “una responsabilità di vigilanza, di indirizzo e di sostegno, attraverso anche lo strumento finanziario, perché con il progredire della campagna vaccinale, le riaperture siano accompagnate da servizi di trasporto pubblici sicuri”. Il punto su cui si concentra poi Giovannini è la necessità “dare risposte molto concrete ai bisogni di oggi” e “riuscire a dare coerenza tra risposte immediate e risposte di medio termine”; cosa che può essere “uno degli elementi che possono contribuire al cambiamento culturale” in chiave di sviluppo sostenibile.

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